TERREMOTI

L'Aquila, Movimento 5 Stelle: «Cialente se ne vada subito». Tinari: «il problema è lui»

Dopo la riconsegna della fascia nuova ondata polemica

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L'Aquila, Movimento 5 Stelle: «Cialente se ne vada subito». Tinari: «il problema è lui»






L’AQUILA. Il sindaco Cialente ha minacciato ieri le dimissioni entro 15 giorni se non arrivano i soldi.
Non sono nuove queste prese di posizioni: anche il 7 marzo del 2011 lanciò lo stesso ultimatum. In quel caso il commissariamento aveva bloccato la ricostruzione.
Il primo cittadino si barricò dentro la ex sede del Comune inagibile. Nel novembre dello stesso anno denunciava che i soldi c’erano ma che non venivano trasferiti ai comuni a causa della struttura commissariale.
A distanza di tre anni, non ci sono più commissari, ma non è cambiato nulla: la sede del Comune è ancora inagibile, quasi duemila pratiche sono pronte, ma senza l’erogazione di denaro, possono solo prender polvere sulle scrivanie. A quanto pare nemmeno l’ultima “gita” organizzata a Roma, con tanto di carriole, ha prodotto qualcosa di concreto.

«Cialente se ne vada subito senza aspettare i 15 giorni», dice il Movimento 5 Stelle L’Aquila. «Quando il sindaco si dice di sentirsi abbandonato, dovrebbe ricordare che lo Stato ha investito tutti i soldi disponibili: miliardi per l’emergenza post terremoto, per il progetto C.A.S.E. Il sindaco dimentica che l’Italia è un Paese di corrotti e corruttori e, proprio a L’Aquila, la procura sta accertando casi di danni artatamente gonfiati per ricevere somme maggiori a quelle spettanti. Cialente è stato eletto dai cittadini aquilani, pertanto a loro dovrebbe riconsegnare la fascia tricolore, insieme alle dimissioni, così potrà dedicarsi al suo incarico in ospedale nell'unità di Risk management. La città ha bisogno di un sindaco a tempo pieno, non part-time».
I sindacati sono invece pronti ad una grande manifestazione di protesta: Cgil Cisl e Uil hanno registrato «con amarezza e grande inquietudine» le parole del sindaco. Per i sindacati «ce n’è quanto basta per chiedere allo Stato italiano e alle sue istituzioni di fare il proprio dovere e di dare anche agli aquilani e a tutti i cittadini colpiti nel 2009 quel che finora è stato dato a tutti: la certezza di poter avere un futuro per sé e i propri cari, di non essere condannati a dover lasciare L’Aquila e l’Abruzzo».
Le tre sigle assicurano che saranno al fianco degli enti, delle istituzioni «e di coloro che vorranno battersi per il rispetto del diritto alla vita e al futuro. Lo faremo come sempre accanto e insieme ai lavoratori e ai cittadini, ricorrendo ad ogni iniziativa si renderà necessaria: nel caso anche la mobilitazione generale».


«L’ennesimo gesto eclatante del Sindaco dimostra che la ricostruzione “da soli” non è in grado di farla nessuno», si accoda l’Ugl. «Cialente non va lasciato solo, la ricostruzione dell’Aquila è interesse di tutti. La classe politica dimentichi, almeno per una volta, gli interessi di bottega e s’impegni ad accogliere questa sfida che poi è la sfida che vogliono vincere i cittadini e non solo quelli aquilani».
Il consigliere comunale di L’Aquila Città Aperta, Roberto Tinari, sostiene invece che Cialente nel riconsegnare platealmente la fascia al presidente della Repubblica, pone l’accento «sui suoi stessi errori e sulle sue numerose contraddizioni»: «non era stato proprio lui, qualche mese fa, a gridare “non ci sono più scuse”, minacciando ritorsioni contro cittadini e progettisti nel caso vi fossero stati ulteriori ritardi. Diceva che i soldi, grazie al provvidenziale intervento del ministro amico Barca, c’erano e il Comune, per parte sua, aveva elaborato un cronoprogramma che il primo cittadino agitava come una bibbia? Oggi l’inquilino del Colle non è cambiato, a Palazzo Chigi siede un uomo del Pd eppure l’ennesima levata di scudi del sindaco non ha sortito alcun commento, né da parte del Capo dello Stato, primo destinatario del messaggio, né da parte del Governo.


Evidentemente a Roma pensano che è ora che cuocia nel suo brodo, poiché i ritardi e il blocco della ricostruzione, con tutto quello che ne seguirà per anni, sono imputabili essenzialmente alla sua insipienza e ai suoi errori».
Per Tinari l’ostacolo alla ricostruzione, «se ne sono accorti anche nei palazzi romani, è lui».
Per il deputato di Sel, Gianni Melilla, se l'erogazione di 1 miliardo previsto per il 2013 non viene subito effettuata, «saltano tantissimi progetti della ricostruzione pesante con un gravissimo danno per migliaia di cittadini. Forse non si considera che le condizioni metereologiche dell'Aquila obbligano a utilizzare a pieno le giornate estive nei lavori edili: far saltare l'estate, non erogando i fondi per la ricostruzione, significa perdere un anno di lavori».
Per questo Melilla, insieme a Gennaro Migliore, presidente Sel alla Camera, chiede al Governo Letta «di dare seguito all'impegno assunto dal precedente Governo e in particolare dall'ex Ministro Barca, di erogare per il 2013 ai comuni dell'Aquila e del cratere 1 miliardo di euro nel quadro di un impegno decennale per la ricostruzione totale del capoluogo regionale e degli altri paesi e città danneggiate dal sisma».
Il Gruppo Parlamentare di SEL nei prossimi giorni sarà a L'Aquila per incontrare i sindaci e gli amministratori locali, i comitati e le associazioni aquilane «per concordare un forte impegno parlamentare per assicurare alle popolazioni aquilane e ai Comuni i finanziamenti necessari per la rapida ricostruzione»