SISMA 2009

Terremoto L’Aquila, 3 rinvii a giudizio per appalto bagni chimici

Inchiesta nata dopo denuncia di Libera

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

7283

Terremoto L’Aquila, 3 rinvii a giudizio per appalto bagni chimici

Terremoto L’Aquila, Tre rinvii a giudizio per appalto bagni chimici
Inchiesta nata dopo denuncia di Libera
Bagni chimici, l’aquila, terremoto, guido bertolaso, sebach
L’AQUILA. Il Gup del Tribunale dell'Aquila, Marco Billi ha rinviato a giudizio tre persone nell'inchiesta della Procura dell'Aquila sulla gestione dei bagni chimici posizionati nelle numerose tendopoli installate dopo il terremoto del 6 aprile 2009. 
Un affare milionario: l’indagine venne aperta grazie ad un dossier dell’associazione Libera che denunciò numeri sbalorditivi: 4000 bagni chimici nelle tendopoli comprensivi di 4 pulizie al giorno per una spesa totale di 34 milioni di euro.
 Dovranno affrontare il processo Marta Dainelli, 46 anni da Vinci, residente a San Gimignano, ex amministratore della societa' Sebach; Cristina Galieni, 39 anni di Empoli residente a Certaldo, all'epoca dei fatti responsabile commerciale della societa' ed infine Sonia Morelli, 38 anni di Empoli, residente a Certaldo.
 Per tutte l'accusa e' di falso materiale commesso da privati e frode nelle pubbliche forniture. 
Secondo l'accusa l'Ati Sebach servendosi di ditte affiliate ha fatto risultare un numero di operazioni di pulizia dei bagni chimici maggiore di quelle effettivamente compiute nei diversi campi nel periodo post sisma, in relazione ai tempi minimi calcolati per lo svolgimento delle operazioni. Il processo davanti al Tribunale dell'Aquila e' stato fissato per il mese di novembre. 
STRALCIATO FILONE ROMANO
Stralciato - come risulta all'Agi - invece il filone romano che vede indagato per abuso d'ufficio l'ex numero "uno" del Dipartimento di protezione civile, Guido Bertolaso, accusato di aver agevolato la Sebach nell'ottenimento dell'appalto.
«L’indagine sui bagni chimici partì nell’estate del 2009», ricorda ancora Venti, «con l’acquisizione - da parte del capo della squadra mobile Salvatore Gava - dei documenti raccolti dal presidio di Libera già dall’aprile 2009.  Bertolaso sarebbe responsabile, secondo le ipotesi, per il mancato controllo della documentazione presentata dalla Sebach, in particolare di un certificato senza data di scadenza. Un secondo filone di indagine riguarda la manutenzione e le pulizie dei bagni nella cui gestione si ravvisano gli estremi di una truffa». 
La Protezione civile avrebbe ordinato 4.000 mila bagni, scesi poi a 3.200. Al prezzo di 79, 20 euro al giorno per ogni bagno, compresivi di iva e di ben 4 interventi di espurgo e pulizia giornalieri. Un servizio decisamente eccessivo.
«Con questi criteri», scrisse Venti a dicembre del 2010, «si dovevano raccogliere fino a 3.200 metri cubi di liquami al giorno, con la necessità di utilizzare migliaia di camion e gli inevitabili problemi di smaltimento: difficilmente i depuratori abruzzesi avrebbero potuto accogliere un così alto carico di liquami».
L’INCHIESTA ‘I SOLDI NEL CESSO’ http://www.site.it/laquila-i-soldi-nel-cesso-l%E2%80%99inchiesta-sui-bagni-chimici/12/2010/ 

L’AQUILA. Il Gup del Tribunale dell'Aquila, Marco Billi ha rinviato a giudizio tre persone nell'inchiesta della Procura dell'Aquila sulla gestione dei bagni chimici posizionati nelle  tendopoli installate dopo il terremoto del 6 aprile 2009. 


Un affare milionario: l’indagine venne aperta grazie ad un dossier dell’associazione Libera che denunciò numeri sbalorditivi: 4000 bagni chimici comprensivi di 4 pulizie al giorno per una spesa totale di 34 milioni di euro. Dovranno affrontare il processo Marta Dainelli, 46 anni da Vinci, residente a San Gimignano, ex amministratore della societa' Sebach; Cristina Galieni, 39 anni di Empoli residente a Certaldo, all'epoca dei fatti responsabile commerciale della societa' ed infine Sonia Morelli, 38 anni di Empoli, residente a Certaldo. 

Per tutti l'accusa e' di falso materiale commesso da privati e frode nelle pubbliche forniture. Secondo l'accusa l'Ati Sebach servendosi di ditte affiliate ha fatto risultare un numero di operazioni di pulizia dei bagni chimici maggiore di quelle effettivamente compiute nei diversi campi nel periodo post sisma, in relazione ai tempi minimi calcolati per lo svolgimento delle operazioni. Il processo davanti al Tribunale dell'Aquila e' stato fissato per il mese di novembre. 

STRALCIATO FILONE ROMANO

Stralciato - come risulta all'Agi - invece il filone romano che vede indagato per abuso d'ufficio l'ex numero "uno" del Dipartimento di protezione civile, Guido Bertolaso, accusato di aver agevolato la Sebach nell'ottenimento dell'appalto.«L’indagine sui bagni chimici partì nell’estate del 2009», ricorda ancora Venti, «con l’acquisizione - da parte del capo della squadra mobile Salvatore Gava - dei documenti raccolti dal presidio di Libera già dall’aprile 2009.  Bertolaso sarebbe responsabile, secondo le ipotesi, per il mancato controllo della documentazione presentata dalla Sebach, in particolare di un certificato senza data di scadenza. Un secondo filone di indagine riguarda la manutenzione e le pulizie dei bagni nella cui gestione si ravvisano gli estremi di una truffa». La Protezione civile avrebbe ordinato 4.000 mila bagni, scesi poi a 3.200. Al prezzo di 79, 20 euro al giorno per ogni bagno, compresivi di iva e di ben 4 interventi di espurgo e pulizia giornalieri. Un servizio decisamente eccessivo.«Con questi criteri», scrisse Venti a dicembre del 2010, «si dovevano raccogliere fino a 3.200 metri cubi di liquami al giorno, con la necessità di utilizzare migliaia di camion e gli inevitabili problemi di smaltimento: difficilmente i depuratori abruzzesi avrebbero potuto accogliere un così alto carico di liquami».

L’INCHIESTA ‘I SOLDI NEL CESSO’