RICOSTRUZIONE

L’Aquila, Cialente: «stiamo crepando, io umiliato». E riconsegna a Napolitano Tricolore

Si toglie la fascia, ammainate bandiere su edifici pubblici

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L’Aquila, Cialente: «stiamo crepando, io umiliato». E riconsegna a Napolitano Tricolore

 

Ricostruzione L’Aquila, : Cialente: «stiamo crepando, sono umiliato». E riconsegna a Napolitano Tricolore
Si toglie la fascia, ammainate bandiere su edifici pubblici 
RICOSTRUZIONE, L’AQUILA, TERREMOTO, GIORGIO NAPOLITANO
L’AQUILA. «Riconsegno oggi nelle Sue mani, Signor Presidente della Repubblica, la fascia tricolore. Le comunico che lo abbiamo deciso come Giunta. Che venga lo Stato a spiegare ai cittadini le sue logiche e le sue scelte». 
Il sindaco dell'Aquila, Massimo Cialente, ha comunicato ufficialmente stamane la sua decisione con una lettera al Capo dello Stato a quattro anni dal sisma che ha distrutto il capoluogo. 
«Noi qui stiamo letteralmente crepando. Non mi rassegno», scrive il sindaco. «Non mi rassegno e non sopporto piu' l'idea che gli incartamenti relativi ai nostri finanziamenti possano stare per mesi fermi su una scrivania, ricevendo lo stesso trattamento che viene riservato a qualsiasi altra pratica alla quale tocca subire l'inefficiente burocrazia del Paese».
I sentimenti del primo cittadino sono tanti ma vanno tutti nella stessa direzione: «scrivo questa lettera - spiega - per esprimere la mia profonda preoccupazione, il mio rammarico e la mia mortificazione come Sindaco e come Italiano per quanto sta accadendo a L'Aquila».
E poi le critiche ad una macchina che non riesce a mettersi in moto: «sono quattro anni che la ricostruzione non parte, quattro anni che la Citta', uno dei centri storici piu' importanti d'Italia, e' deserta, distrutta. Muta testimonianza dell'inefficienza del sistema Paese. Dopo la vergognosa parentesi del commissariamento, finalmente, con la legge cosidetta Barca, gli strumenti per la ricostruzione sono passati ai Comuni; ci siamo dati da fare, abbiamo cercato, nonostante le mille difficolta', di avviare a definizione migliaia di progetti, perche' l'imperativo fosse ridare una casa ad oltre quarantamila sfollati e restituire il centro storico alla sua vita. Alla sua dignita'. Dal mese di ottobre sono finiti i soldi. Dal mese di ottobre i cantieri che erano aperti hanno dovuto sospendere i lavori ed oltre duemila progetti, pari ad oltre 300 grandi condomini e 60 aggregati, aspettano solo il finanziamento per poter riprendere l'attivita' di ricostruzione. Dietro a questi numeri vi sono migliaia di famiglie che attendono».
I SOLDI
 «Ci e' sempre stato detto - ricorda il primo cittadino - che avremmo potuto contare, come comune dell'Aquila, sui 985 milioni di euro della delibera Cipe n.135 del dicembre 2012. Questi soldi di cui solo una parte di cassa, ad oggi, 6 maggio 2013, ancora non arrivano. Lo Stato, inteso come un sistema che dovrebbe essere capace di farsi carico realmente in scienza e coscienza, delle necessita' reali, sta affrontando la vicenda aquilana con un atteggiamento burocratico di esasperata lentezza che nasconde l'assoluta mancanza di solidarieta' e di rispetto istituzionale, l'assoluto disinteresse al destino delle Istituzioni locali, ma soprattutto dei cittadini aquilani, riparandosi nella giustificazione di fredde ed insensibili procedure burocratiche».
Il sindaco usa anche espressioni molto forti: «mi sento umiliato; umiliato nel dover telefonare a funzionari vari, dovendo ogni volta spiegare l'emergenza aquilana, la necessita' di ricevere i finanziamenti. Mi sento umiliato di ricevere la risposta: 'Abbiamo bisogno dei nostri tempi'. Umiliato - prosegue - nel dover spiegare che affinche' L'Aquila non muoia c'e' immediatamente bisogno di un decreto che con un meccanismo di cassa depositi e prestiti, finanzi un altro miliardo per rispettare il nostro cronoprogramma. Io, Noi, non ce la facciamo piu'. Non so piu' come spiegare che in questi mesi, gli unici nei quali a L'Aquila si puo' lavorare nell'edilizia prima che torni il gelo del nostro inverno, migliaia di cantieri non possono partire. Stiamo perdendo un altro anno. La rabbia e' tanta. Nuovamente ieri ho subito un aggressione, dapprima verbale e poi fisica, da parte di un gruppo di giovani disoccupati e senza casa. Fortunatamente sono stato difeso da altri cittadini. Lo Stato ci costringe a riconoscerci solo nella bandiera della Citta' nero verde, colori che nel 1703 sostituirono il bianco ed il rosso. Dopo il terremoto del 1703 gli aquilani scelsero il nero del lutto ed il verde della speranza. Oggi, se dovesse continuare cosi', ci si costringera' a togliere anche il verde. Da oggi - concluede il sindaco - non indossero' piu' la fascia tricolore ed ammainero' il tricolore da tutti gli edifici pubblici comunali».
 La lettera del sindaco e' stata inviata anche al Presidente del Consiglio dei Ministri, al Ministro dell'Economia, al Ministro per la Coesione Territoriale, al Ministro dello Sviluppo Economico, al Ministro per Beni Culturali, al Ministro dell'Interno, al Presidente della Corte dei Conti, al Direttore Generale del Mise e al Direttore Generale del Mef»

L’AQUILA. La fascia tricolore del sindaco dell'Aquila è in viaggio verso Roma attraverso un'auto con autista che la consegnerà alla portineria del Quirinale.

 Lo spiega lo stesso Massimo Cialente, chiarendo in che modo metterà in pratica la clamorosa forma di protesta. Intanto, le bandiere dagli uffici pubblici del capoluogo sono già state tutte staccate dagli operai del Comune capoluogo. «Napolitano è l'unica persona in cui nutro fiducia in questo momento», ha detto Cialente.

 «Riconsegno oggi nelle Sue mani, Signor Presidente della Repubblica, la fascia tricolore. Le comunico che lo abbiamo deciso come Giunta. Che venga lo Stato a spiegare ai cittadini le sue logiche e le sue scelte». Il sindaco dell'Aquila, Massimo Cialente, ha comunicato ufficialmente stamane la sua decisione con una lettera al Capo dello Stato a quattro anni dal sisma che ha distrutto il capoluogo. «Noi qui stiamo letteralmente crepando. Non mi rassegno», scrive il sindaco. «Non mi rassegno e non sopporto piu' l'idea che gli incartamenti relativi ai nostri finanziamenti possano stare per mesi fermi su una scrivania, ricevendo lo stesso trattamento che viene riservato a qualsiasi altra pratica alla quale tocca subire l'inefficiente burocrazia del Paese».I sentimenti del primo cittadino sono tanti ma vanno tutti nella stessa direzione: «scrivo questa lettera - spiega - per esprimere la mia profonda preoccupazione, il mio rammarico e la mia mortificazione come Sindaco e come Italiano per quanto sta accadendo a L'Aquila».

E poi le critiche ad una macchina che non riesce a mettersi in moto: «sono quattro anni che la ricostruzione non parte, quattro anni che la Citta', uno dei centri storici piu' importanti d'Italia, e' deserta, distrutta. Muta testimonianza dell'inefficienza del sistema Paese. Dopo la vergognosa parentesi del commissariamento, finalmente, con la legge cosidetta Barca, gli strumenti per la ricostruzione sono passati ai Comuni; ci siamo dati da fare, abbiamo cercato, nonostante le mille difficolta', di avviare a definizione migliaia di progetti, perche' l'imperativo fosse ridare una casa ad oltre quarantamila sfollati e restituire il centro storico alla sua vita. Alla sua dignita'. Dal mese di ottobre sono finiti i soldi. Dal mese di ottobre i cantieri che erano aperti hanno dovuto sospendere i lavori ed oltre duemila progetti, pari ad oltre 300 grandi condomini e 60 aggregati, aspettano solo il finanziamento per poter riprendere l'attivita' di ricostruzione. Dietro a questi numeri vi sono migliaia di famiglie che attendono».

I SOLDI 

«Ci e' sempre stato detto - ricorda il primo cittadino - che avremmo potuto contare, come comune dell'Aquila, sui 985 milioni di euro della delibera Cipe n.135 del dicembre 2012. Questi soldi di cui solo una parte di cassa, ad oggi, 6 maggio 2013, ancora non arrivano. Lo Stato, inteso come un sistema che dovrebbe essere capace di farsi carico realmente in scienza e coscienza, delle necessita' reali, sta affrontando la vicenda aquilana con un atteggiamento burocratico di esasperata lentezza che nasconde l'assoluta mancanza di solidarieta' e di rispetto istituzionale, l'assoluto disinteresse al destino delle Istituzioni locali, ma soprattutto dei cittadini aquilani, riparandosi nella giustificazione di fredde ed insensibili procedure burocratiche».Il sindaco usa anche espressioni molto forti: «mi sento umiliato; umiliato nel dover telefonare a funzionari vari, dovendo ogni volta spiegare l'emergenza aquilana, la necessita' di ricevere i finanziamenti. Mi sento umiliato di ricevere la risposta: 'Abbiamo bisogno dei nostri tempi'. Umiliato - prosegue - nel dover spiegare che affinche' L'Aquila non muoia c'e' immediatamente bisogno di un decreto che con un meccanismo di cassa depositi e prestiti, finanzi un altro miliardo per rispettare il nostro cronoprogramma. Io, Noi, non ce la facciamo piu'. Non so piu' come spiegare che in questi mesi, gli unici nei quali a L'Aquila si puo' lavorare nell'edilizia prima che torni il gelo del nostro inverno, migliaia di cantieri non possono partire. Stiamo perdendo un altro anno. La rabbia e' tanta. Nuovamente ieri ho subito un aggressione, dapprima verbale e poi fisica, da parte di un gruppo di giovani disoccupati e senza casa. Fortunatamente sono stato difeso da altri cittadini. Lo Stato ci costringe a riconoscerci solo nella bandiera della Citta' nero verde, colori che nel 1703 sostituirono il bianco ed il rosso. Dopo il terremoto del 1703 gli aquilani scelsero il nero del lutto ed il verde della speranza. Oggi, se dovesse continuare cosi', ci si costringera' a togliere anche il verde. Da oggi - concluede il sindaco - non indossero' piu' la fascia tricolore ed ammainero' il tricolore da tutti gli edifici pubblici comunali». La lettera del sindaco e' stata inviata anche al Presidente del Consiglio dei Ministri, al Ministro dell'Economia, al Ministro per la Coesione Territoriale, al Ministro dello Sviluppo Economico, al Ministro per Beni Culturali, al Ministro dell'Interno, al Presidente della Corte dei Conti, al Direttore Generale del Mise e al Direttore Generale del Mef»