LUTTO

Abruzzo/E’ morto Teodoro Buontempo

Si è spento alle 4.30 in una clinica romana

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Abruzzo/E’ morto Teodoro Buontempo




ROMA. «Il leone si è spento combattendo fino all'ultimo».
E’ ancora una volta Francesco Storace su ‘Il Giornale d’Italia’ a fornire informazioni sulle condizioni di salute di Teodoro Buontempo, storico esponente della destra italiana.
«Questa notte, alle 4,30, Teodoro Buontempo e' salito in cielo, circondato dall'amore della sua splendida famiglia».
Sessantasette anni, nato a Carunchio in provincia di Chieti, ha vissuto per molti anni ad Ortona, dove ha compiuto gli studi ed ha iniziato le prime esperienze politiche che lo portarono a dirigere le organizzazioni giovanili missine dell’Abruzzo. Si trasferì a Roma nel 1968 e partecipò alle lotte studentesche.
Solo 24 ore fa Storace aveva annunciato che le condizioni del politico erano disperate.
«Il presidente de La Destra», racconta Storace, «era stato colpito da una grave malattia e ricoverato presso una clinica romana. Sarà la sua famiglia a informare tutta la comunità sull'ultimo saluto. Sapere che Teodoro Buontempo non c'è più è un dolore enorme per ogni uomo di destra e soprattutto per i militanti de La Destra. La splendida famiglia del nostro presidente e noi tutti perdiamo un esempio, un punto di riferimento per chi ancora crede nei valori, per chi è contaminato dalla forza della passione, dal valore dell'onestà, dalla fede e dall'onore».
Una delle ultime e più note battaglie di Buontempo fu quella contro la liberalizzazione delle slot machine e «'i traffici' che girano intorno alle macchinette mangiasoldi» quando ricopriva l’incarico di parlamentare e quello di assessore alla Tutela dei consumatori della Regione Lazio.

Denunciò i pericoli del gioco d’azzardo, sostenendo l’importanza da parte del Parlamento di intervenire per modificare «le normative che hanno consentito la diffusione indiscriminata di queste macchinette».
Parlò di allarme sociale «che non puo’ essere sottovalutato» e si scagliò contro lo Stato ( «non puo’ fare il biscazziere») e gli Enti locali («una inerzia non piu’ tollerabile»).

Esultò quando la Guardia di finanza sequestrò 100 mila slot machine su tutto il territorio nazionale.
Ma in Parlamento (era il 2007) Buontempo portò anche una proposta di legge sul signoraggio bancario: «Occorre», diceva, «per liberarsi dalla dittatura dei banchieri, che la Banca d’Italia torni a stampare una moneta che sia realmente proprietà dei cittadini che la utilizzano». Ma il Parlamento non prese in esame quella proposta. «E’ un tabù», spiegò Buontempo nel 2011, «si farebbe crollare un intero sistema. Quello che sta accadendo, questo strapotere bancario, questi personaggi della Banca centrale Europea che diventano Capi di Governo senza il voto popolare, sta creando un allarme». Il governo tecnico di Mario Monti non gli piaceva: «è un vero e proprio colpo di Stato. Quando un Governo legittimo non viene bocciato in Parlamento con un voto di sfiducia, ma in altra sede si forma un Governo senza il ricorso alle urne, questo non ha altro nome che "rapina di democrazia e libertà". Questo Governo, così detto "tecnico", è in realtà, il Governo degli economisti liberisti, dei professori legati a una concezione della globalizzazione che deve remunerare capitale e non creare diritti. E mi chiedo anche come sia stato possibile questo e perchè il PDL non abbia reagito. E’ una pagina oscura, non sono convinto che le cose siano andate così come ci vengono rappresentate, ma dobbiamo capirlo, se vogliamo sperare nel futuro».

IL DISCORSO LUNGO 28 ORE
Nell’estate del 1994 durante la giunta Rutelli, tenne un discorso di 28 ore filate in consiglio comunale durante una seduta sull'assestamento al bilancio. "Er pecora", come era soprannominato, parlò ininterrottamente dalle 10 del venerdì alle 14:30 del giorno successivo, intervenendo su ogni singolo emendamento: quel giorno ne erano in programma 335. «Per la voce mangio acciughe», informava i cronisti stupiti della sua maratona oratoria. Nel 1993 si rifiutò di lasciare l'Aula in seguito all'ennesima espulsione. Uscito dall'emiciclo si ancorò all'orologio a pendolo nel settore della stampa. 
Nel 1991, quando era segretario provinciale dell'Msi-Dn, aiutato da altri missini staccò nottetempo la targa stradale di Palmiro Togliatti a Cinecittà, sostituendola con una con su scritto "viale vittime del comunismo". Da deputato, nel 1995 conquistò il maggior numero di giorni di sospensione dall'attività parlamentare, quindici, per aver occupato l'emiciclo. 
Nel 2008, insieme a Daniela Santanché, si fece chiudere dentro per protestare con Prodi dopo le dimissioni di Mastella da ministro della Giustizia. Per fare politica, ricordava, «venni a Roma e vivevo in una 500». La politica vera, quella di base, tra la gente e nelle sezioni. Buontempo per questo era stimato da tutti, camerati o compagni, amici o detrattori. Era considerato un "pezzo" di politica romana, un pezzo di valore, che coniugava passione e onestà. Un politico d'altri tempi ma sempre pronto a cogliere i tempi che cambiavano.
IL DISCORSO LUNGO 28 ORE

Nell’estate del 1994 durante la giunta Rutelli, tenne un discorso di 28 ore filate in consiglio comunale durante una seduta sull'assestamento al bilancio. "Er pecora", come era soprannominato, parlò ininterrottamente dalle 10 del venerdì alle 14:30 del giorno successivo, intervenendo su ogni singolo emendamento: quel giorno ne erano in programma 335. «Per la voce mangio acciughe», informava i cronisti stupiti della sua maratona oratoria. Nel 1993 si rifiutò di lasciare l'Aula in seguito all'ennesima espulsione. Uscito dall'emiciclo si ancorò all'orologio a pendolo nel settore della stampa. Nel 1991, quando era segretario provinciale dell'Msi-Dn, aiutato da altri missini staccò nottetempo la targa stradale di Palmiro Togliatti a Cinecittà, sostituendola con una con su scritto "viale vittime del comunismo". Da deputato, nel 1995 conquistò il maggior numero di giorni di sospensione dall'attività parlamentare, quindici, per aver occupato l'emiciclo. Nel 2008, insieme a Daniela Santanché, si fece chiudere dentro per protestare con Prodi dopo le dimissioni di Mastella da ministro della Giustizia. Per fare politica, ricordava, «venni a Roma e vivevo in una 500». La politica vera, quella di base, tra la gente e nelle sezioni. Buontempo per questo era stimato da tutti, camerati o compagni, amici o detrattori. Era considerato un "pezzo" di politica romana, un pezzo di valore, che coniugava passione e onestà. Un politico d'altri tempi ma sempre pronto a cogliere i tempi che cambiavano.