RIFIUTI D'ORO

La generosità di Chiodi salva Roma e affossa l’Abruzzo

Le discariche abruzzesi sono sature e al limite

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La generosità di Chiodi salva Roma e affossa l’Abruzzo



ABRUZZO. Chiodi e Roma: un amore da rinforzare in futuro.
In attesa di frequentare stabilmente il Parlamento, dove pure si è aggirato negli ultimi giorni per l’elezione del presidente della Repubblica, Gianni Chiodi presidente della giunta regionale ha stabilito alcuni giorni fa di chiudere un accordo per andare in soccorso della regione Lazio in emergenza rifiuti.
Una notizia che il presidente della Regione -abituato a contornarsi di fotografi e telecamere- ha dato in sordina e senza troppe spiegazioni e particolari. Nessun comunicato stampa nessuna spiegazione.
Solo qualche frase ad affetto che vira verso la pura generosità e la cooperazione tra le amministrazioni e niente più. L’11 aprile Chiodi aveva parlato di «disponibilità politica di massima», il 16 l’assessore regionale del Lazio ha confermato la firma su una delibera romana e l’arrivo dei rifiuti in Abruzzo.
L’emergenza della Capitale -non dissimile dalle tante emergenze abruzzesi- (cioè più che prevedibile), riguarda la chiusura della discarica più grande del Lazio, quella di Malagrotta di proprietà del magnate Manlio Cerroni.
E se a Roma non sono stati molto bravi a prevedere questa “improvvisa” “emergenza” bisogna fare le cose in fretta e accordarsi con le altre regioni per trovare subito una soluzione.
Detto fatto: si stipula un accordo (temporaneo) che è l’unico modo per poter portare i rifiuti fuori regione. Almeno Roma non è Napoli e la spazzatura -almeno per ora- non sommergerà il Colosseo.

ANNUNCIO SPICCIOLO. LA RICHIESTA DI AIUTO VIA MAIL
Le dichiarazioni valgono lo spazio di un giorno e poi più nulla. Corre in soccorso dell’informazione la delibera di giunta 282/2013 proposta dal vice presidente della Regione, Alfredo Castiglione, che nel suo incipit -voluto dal suo estensore e super dirigente Antonio Sorgi- ricorda che la gestione dei rifiuti è effettuata secondo criteri di «efficacia, efficienza, economicità e trasparenza e nei rispetti dell’ordinamento nazionale e comunitario».
La delibera nasce indubitabilmente dallo «stato di criticità» che vive la Regione Lazio e sembra che dunque la proposta arrivi proprio da Roma che ha sollecitato anche la Toscana (che si è detta disponibile). La richiesta di aiuto arriva via mail il 12 aprile 2013 e da quel giorno l’Abruzzo si è dato da fare.
Ma oltre la crisi c’è lo spettro della procedura di infrazione che la Ue ha aperto nei confronti dell’Italia proprio per la mala gestione dei rifiuti per cui bisogna fare bella figura.

LA MONNEZZA DOVE LA METTO
Dal 12 aprile la Regione ha chiesto un po’ in giro chi fosse disponibile ad accettare il pattume ed ha avviato proprie consultazioni «per le vie brevi», spiegano. Se ne occupa il servizio gestione rifiuti (Franco Gerardini) che ha contattato gli impianti pubblici: Aciam spa di Aielli, Cogesa spa di Sulmona e Civeta di Cupello.
Sono stati invece esclusi il Cirsu e la Comunità Alto Sangro «per i noti problemi di carattere tecnico-gestionali degli impianti». Per quanto riguarda gli impianti privati nella delibera si legge che è stata l’Ama di Roma a fare il nome della Deco spa della famiglia Di Zio.
«Con nota dell’ 8 aprile 2013 l’Ama spa ha provveduto a segnalare al Ministero dell’Ambiente l’elenco dei siti disponibili nelle diverse regioni al conferimento dei rifiuti urbani, tra cui Deco spa».
Così alla fine arrivano le disponibilità del Cogesa spa di Sulmona e della Deco. Al primo finiranno 50 tonnellate al giorno per 30 giorni , alla Deco (discarica di contrada Casoni) 5 volte di più: 250 tonnellate al giorno per 30 giorni.

DISCARICHE ABRUZZESI SATURE
Quella dei rifiuti è una storia infinita e indefinita nel senso che non si è mai riusciti a trovare una soluzione certa e definitiva. Così negli ultimi dieci anni sono state innumerevoli e cicliche le “emergenze rifiuti” alcune anche molto recenti come quella di inizio anno nella zona di Lanciano per la discarica satura.
Non molto lontana nemmeno l’emergenza per la saturazione della discarica di Colle Cese. Ma sono moltissimi i momenti registrati dalle cronache che hanno destato allarme e generato decisioni dettate dall’urgenza le quali hanno dirottato i rifiuti verso altre mete, aumentando i costi o prorogando d’urgenza il servizio di raccolta.
Insomma l’Abruzzo non è esattamente la Regione virtuosa nei rifiuti che può permettersi di sostenere anche il peso delle emergenze “straniere”.
La giunta Chiodi però ha deciso diversamente avendo una visione della situazione diversa.
Quanto sono lontani tempi in cui lo stesso Pdl protestava contro una decisione analoga dell’allora presidente Del Turco… Allora non ci furono barricate di rifiuti ma di sindaci (del centrodestra) che intentarono battaglie aspre contro il governatore.
E oggi alla luce di tutti i fatti accaduti nel frattempo, calpestata la coerenza, emergenza dopo emergenza, arresti e inchieste, fa sorridere un allarme lanciato all’inizio del 2008 dal responsabile del servizio rifiuti della Regione, lo stesso di oggi, Franco Gerardini che pronosticava: «tra 4 mesi l’Abruzzo come Napoli». Evidentemente il dirigente non ha futuro come chiaroveggente forse perché davvero molto è stato fatto nel frattempo ed è per questo che l’Abruzzo oggi può permettersi anche di tendere una mano al Lazio.
La Deco ringrazia ma almeno per un po’ sarà vietato imbattersi in nuove emergenze rifiuti.

ORE 14.30.  FEBBO: «NESSUN ALLARMISMO: I RIFIUTI SOLO TRATTATI IN ABRUZZO»
«Credo sia necessario, in qualità di componente della Giunta, fare alcune precisazioni. Questo per evitare il proliferare di facili allarmismi e soprattutto per chiarire una situazione che potrebbe rappresentare una ghiotta occasione per qualche parte politica pronta a strumentalizzarla».
Arrivano le spiegazioni della giunta via, Mauro Febbo, assessore alle politiche agricole.
«Innanzitutto – spiega Febbo – i rifiuti di Roma Capitale vengono esclusivamente “trattati” nei due impianti di Chieti Scalo e Sulmona: questo vuol dire che le discariche abruzzesi non vengono utilizzate. Attualmente stanno conferendo rifiuti indifferenziati al solo impianto della DECO SpA di Chieti Scalo ed i residui di lavorazione (sovvallo) tornano in discarica a Malagrotta (Roma), il CDR è inviato fuori Regione a recupero. A Sulmona invece  non si stanno conferendo rifiuti. Deciderà l’AMA Roma che privilegia impianti che “recuperano” rifiuti. La disponibilità data – sottolinea Febbo -  è assolutamente sostenibile per il sistema abruzzese, trattandosi di un periodo breve (30 giorni) ed avendo, i due impianti di trattamento di Chieti Scalo e Sulmona, effettive quantità residue utilizzabili».

«QUELLO CHE ABBIAMO FATTO»
«In questi anni – prosegue l’Assessore regionale - dopo aver superato alcune criticità organizzative, si è provveduto ad autorizzare nuovi bacini di smaltimento (Cupello 177.000 mc e Lanciano 200.000 mc), si è lavorato per incrementare soprattutto le raccolte differenziate (al 2012 ca. 39% ed il trend per il 2013 è molto positivo con il passaggio a sistemi domiciliari dei servizi di RD) e per diminuire, conseguentemente, i quantitativi da conferire in discariche. Inoltre sono in corso di autorizzazione e realizzazione ampliamenti e nuovi bacini di smaltimento, che metteranno in sicurezza l’Abruzzo per i prossimi 10/15 anni come ad esempio Cupello (500.000 mc), Lanciano (in corso di definizione), Atri (90.000), Notaresco (485.000 mc), Magliano dei Marsi (40.000 mc), Sulmona (2° lotto 95.000mc) per arrivare ad un sistema di smaltimento residuale con n.1 bacino di medie dimensioni per provincia a servizio degli impianti di trattamento».
«Si sta lavorando inoltre – conclude Febbo - per recuperare “a pieno regime” gli impianti di compostaggio di Notaresco e Castel di Sangro, per cui sono stati nominati dei commissari regionali “ad acta” e la Regione Abruzzo sta predisponendo un piano di finanziamenti per l’impiantistica di raccolta differenziata, recupero e riciclo per circa 35 milioni di euro (Fondi PAR FAS 2007 – 2013) il tutto finalizzato, come risulta dalla programmazione più volte richiamata, alla chiusura  dell’impianto di Casoni».



ABRUZZO ACCETTA RIFIUTI DEL LAZIO