L'INCHIESTA

Abruzzo/Archiviazione inchiesta Filovia: «sospetti di irregolarità», dubbi e misteri irrisolti

Acerbo:«emergono comportamenti gravissimi»

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PESCARA. Uno si aspetterebbe di leggere un paio di paginette limpide nelle quali si descrivono le prove della inesistenza di irregolarità.
Invece sono 15 pagine dense di circostanze, fatti, conflitti di interessi, controlli e controllori annacquati e gravissimi sospetti di irregolarità.
Questo e molto altro c’è dentro la richiesta di archiviazione firmata dal pm Valentina D’Agostino che chiude le indagini e chiede al gip di chiudere la vicenda giudiziaria per mancanza di elementi sufficienti a sostenere un dibattimento. Dunque nessuna prova schiacciante di piena regolarità, tutt’altro, solo la mancanza di sufficienti elementi che provino al di là di ogni dubbio la commissione di reati penali. Niente reati ma molti comportamenti inopportuni e magari comportamenti poco consoni a funzionari e dirigenti di pubbliche amministrazioni.
Maurizio Acerbo, già firmatario di uno degli esposti che hanno corroborato l’indagine è chiaro e dice che la richiesta di archiviazione bisogna saperla leggere.
«Il fatto che la pm ritenga che non ci siano prove non significa che le procedure siano state regolari e che non sia successo nulla di grave», precisa subito Acerbo, «infatti quanto denunciato dal sottoscritto, da comitati e associazioni in relazione al mancato assoggettamento del progetto alle procedure di valutazione ambientale previste dall'ordinamento nazionale e comunitario è stato confermato dai periti della Procura e dal pubblico ministero».
La richiesta di archiviazione è motivata sotto il profilo penale dal fatto che secondo la pm, «gli elementi acquisiti nel corso dell’attività di indagine non appaiono idonei a sostenere l’accusa in dibattimento… non sono stati acquisiti elementi probatori per ritenere che i soggetti che hanno rivestito qualifiche pubblicistiche nell’ambito del procedimento siano stati animati da finalità collusive e dall’intento di favorire gli interessi privati».
«La cosa non ci stupisce», aggiunge l’esponente di Rifondazione comunista, «visto che l’indagine si è svolta a valle di una storia più che decennale e le stesse intercettazioni riguardano la fase più recente non quella della gara (anni tra il 2003 e il 2008). Sul profilo penale comunque confidiamo in un supplemento di riflessione da parte del gip e non escludiamo nostre ulteriori iniziative. Comunque vada la vicenda giudiziaria, il quadro che viene descritto è impressionante e inquietante considerato che parliamo di un appalto per milioni di euro vinto dall’ATI che chiedeva il corrispettivo economico più alto».

SCENARIO FOSCO E RUOLI AMBIGUI
Nel lungo racconto dell’inchiesta il pm si focalizza su moltissimi aspetti della procedura amministrativa ma soprattutto sulla attività di indagine.
E allora si parla di «anomali rapporti tra i soggetti aventi il compito di controllare la regolare esecuzione dei lavori appaltati ed i referenti delle imprese che stavano eseguendo i lavori e, segnatamente, tra il RUP, ing. Fabiani Pierdomenico, il direttore dei lavori, Ing. Taraborrelli Bellafronte Angelo, entrambi nominati dalla stazione appaltante GTM, ed il referente dell’ATI, ing. Lucio Zecchini».
Le irregolarità sono «evidenti» e «rilevate sia nel corso del procedimento per la (esclusione) dell’opera dalla preliminare verifica ai fini della valutazione di impatto ambientale, sia nella fase di esecuzione dei lavori».
I contatti telefonici tra controllori e controllati sono numerosi e le conversazioni riguardano proprio la vicenda della filovia anche per concordare versioni di comodo “ufficiali” o per risolvere le grane piantate dagli ambientalisti.
«Le conversazioni di maggior interesse», si legge ancora nel documento del pm, «vertevano sulla questione dello screening per la verifica di impatto ambientale escluso dal Comitato regionale competente sulla base delle conclusioni tecniche fornite dal rappresentante della GTM e dai rappresentanti delle società che si erano giudicate l’appalto… (…) sia il RUP, ing. Fabiani, che l’amministratore delegato della Vossloh Kiepe, società impegnata nella fornitura della componente elettrica del Phileas, che l’ing. Zecchini convenivano sulla opportunità di fornire una versione concordata in merito alle caratteristiche dell’impianto TPL, decidendo di non mettere al corrente l’avvocato Stefania Valeri, della (…) Regione Abruzzo che un impianto simile realizzato in Francia , nella città di Duvet, era stato sottoposto a Via».

ANOMALA INGERENZA DI ANTONIO SORGI
Molte righe vengono spese anche per descrivere il ruolo del vertice del comitato Via, Antonio Sorgi, il super dirigente che nel 2008 aveva escluso lo screening del progetto e poi dopo lo scoppio dell’inchiesta e la sua iscrizione nel registro degli indagati, le perizie della procura, ha cambiato idea avviando dopo l’inizio dei lavori la valutazione di impatto ambientale. Anche in questo caso le intercettazioni telefoniche hanno dimostrato l’interessamento di Sorgi verso gli altri soggetti nel fornire una versione che non smentisse l’operato e gli errori del passato.
Il pm parla chiaramente di «anomala ingerenza del presidente del Comitato VIA Sorgi» e a proposito della riunione del comitato VIA del 3.7.2012 con la «messa in mora limitata ai magnetini…tale decisione appare in contrasto con la normativa che disciplina la materia… la scelta di soprassedere temporaneamente alla posa in opera dei magneti(…) proseguendo peraltro nella esecuzione delle altre opere (…) appare non compatibile con la normativa in materia di impatto ambientale».
I magneti sono diventati il fulcro della vicenda poiché sarebbero questi elementi a caratterizzare la guida vincolata del mezzo e assimilarla ai normali tram questo perché i finanziamenti erano proprio per mezzi a guida vincolata. Il problema è che in realtà il filobus in gran parte sarebbe un normale autobus guidato in maniera tradizionale e senza binari né materiali né immateriali.
Alla fine la considerazione del pm è netta: «ritiene questo PM che dalle indagini sia emerso che l’opera doveva essere assoggettata a screening e che di ciò fossero consapevoli , sin dal 2008, i vertici della GTM e della Balfour Beatty (…) la normativa (…) volutamente elusa sia nel corso del giudizio del Comitato VIA del 2008 sia nel corso del giudizio del luglio 2012 e che il contenuto del provvedimento di messa in mora rappresenti il risultato di una operazione concordata tra le parti per evitare la sospensione dei lavori».

«SORGI “VICTOR IL PULITORE”»
«Emerge chiaramente che persone che avrebbero dovuto essere al servizio dei cittadini hanno brigato per anni coscientemente per privare i cittadini di diritti sanciti dall’ordinamento nazionale e comunitario», commenta Acerbo. «In particolare non può essere taciuto il ruolo svolto dal direttore Antonio Sorgi che appare più simile a quello di “Victor il pulitore”, il personaggio interpretato da Harvey Keitel in Pulp Fiction di Quentin Tarantino che a quello di presidente del Comitato di Coordinamento Regionale per la Valutazione di Impatto Ambientale. Riteniamo atto dovuto le dimissioni o il dimissionamento del direttore Sorgi per restituire autorevolezza e credibilità al Comitato VIA. Sul ruolo svolto dai tecnici incaricati dalla GTM e da Sorgi presenterò un’interrogazione a Chiodi e Morra. La lotta continua».