RI(N)VOLUZIONE

Abruzzo/In piazza contro «l’inciucio Pd-Pdl». Giovani Democratici si autosospendono

«Non ci riconosciamo più in questo partito»

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Abruzzo/In piazza contro «l’inciucio Pd-Pdl». Giovani Democratici si autosospendono




ABRUZZO. Alcune centinaia di persone hanno partecipato domenica pomeriggio a Pescara alla manifestazione pacifica, organizzata tra gli altri dal Movimento 5 stelle, dal Prc e dalla sinistra radicale.
L’evento è stato lanciato sabato pomeriggio, dopo la riconferma di Giorgio Napolitano come presidente della Repubblica, per dire «no all'inciucio di regime e sì alla Costituzione»,
In piazza, nel centro del capoluogo adriatico, nonostante la pioggia, tra bandiere, striscioni e slogan, c'erano il deputato abruzzese Gianluca Vacca (M5S), i gruppi del Movimento di tutte le città abruzzesi, esponenti politici locali ed associazioni di vario genere, insieme a cittadini di ogni età.
«Il grande inciucio Pd-Pdl - hanno affermato i promotori della manifestazione - è un fatto grave: mai nella storia repubblicana c'era stato un mandato bis. La volontà dei cittadini viene vanificata nelle stanze del potere. C'é un gruppo di persone che sta portando questo paese volutamente allo sbando e assisteremo a tanti colpi di mano, di cui l'elezione di Napolitano è solo il primo passo. Ci aspettano anni terribili, peggiori di quelli da cui usciamo. Se fanno davvero un governo Letta o Amato continueranno con la strada della macelleria sociale e - hanno concluso - non sappiamo davvero cos'altro possano toglierci».
«Un'idea del motivo per cui è stato bloccato Rodotà ce l'ho», ha detto Vacca, parlando del candidato presidente proposto dai grillini: «l'indicazione potrebbe essere venuta anche dall'alto, dai grandi gruppi che vogliono privatizzare l'acqua, i beni comuni e la sanità. Rodotà per sette anni non lo volevano».
«Il Pd - ha detto ancora Vacca - dopo le elezioni era a un bivio: continuare con le vecchie logiche o dare un segnale di cambiamento. Ci hanno chiesto la fiducia dicendo di voler cambiare e noi aspettavamo un segnale e una dimostrazione di questa volontà di cambiamento. Avevamo candidato con una legittimazione popolare forte una persona che non si era mai identificata nel sistema, che si è sempre schierata contro i poteri forti; era il simbolo di come l'Italia possa percorrere una strada nuova».
«Loro - ha aggiunto il deputato - alla nostra richiesta di una dimostrazione come hanno risposto? Hanno proposto Marini, che è espressione della vecchia politica. Abbiamo cercato di parlare con i parlamentari del Pd e ci hanno risposto di essere schiacciati e di dover obbedire alle direttive che venivano dall'alto. Ma il partito sono o vertici o i cittadini?», si è chiesto Vacca. Ribadendo che «quello che è accaduto sabato è gravissimo», il deputato ha affermato che «le elezioni di febbraio hanno dato un'indicazione netta: gli italiani vogliono cambiare. Non é questione di M5S o meno; gli italiani - ha concluso - vogliono un cambiamento»

PD ABRUZZO SPACCATO
Intanto c’è il rischio spaccatura del Pd in Abruzzo dopo le critiche alla scelta della senatrice Stefania Pezzopane - capolista alle ultime elezioni - di votare Stefano Rodotà al posto dell'abruzzese Franco Marini durante le votazioni per eleggere il Presidente della Repubblica.
Sabato aveva affermato: «Non posso accettare di passare per traditrice della mia terra». Ieri è tornata ad analizzare la situazione e parla di «un popolo di centro sinistra deluso e spaesato; un elettorato Pd che strappa o riconsegna le tessere; circoli occupati, ovunque, e il partito, o quello che ne rimane, che fa? Non trova di meglio che cercare un capro espiatorio e addita me come colpevole - è l'avvio -. Neanche nel PCUS si assisteva ad una simile caccia alle streghe».
« A non votare Marini», fa notare Pezzopane, «sono stati in 200, nei banchi della destra e della sinistra e non è stato certo il mio voto (che avrei potuto tacere, come hanno fatto in tanti) ad affossarlo».
A Teramo, però, i Giovani Democratici della provincia si sono autosospesi dagli incarichi ricoperti per quelle che definiscono le «varie scelte scellerate della dirigenza del partito ed in particolare dopo l'ultima, quella che porterà alla costruzione di un nuovo governo di larghe intese».
«Difficilmente riusciamo a riconoscerci nel Pd e nella sua classe dirigente», hanno detto dopo la riconferma di Napolitano. «Vergogna è il sentimento che in questi giorni abbiamo provato di fronte al comportamento dei dirigenti del Partito Democratico - affermano i leader dei Giovani Democratici - mentre il Paese è attraversato da una crisi economica di cui non si sembra intravedere la fine la dirigenza nazionale del Partito Democratico sembra sorda di fronte alle richieste dei cittadini e si è persa in decisioni inappropriate, scaturite da vecchie e becere logiche partitiche, che gli elettori hanno chiaramente bocciato il 24 e 25 febbraio scorso». Nel ripercorrere le tappe che hanno portato all'elezione di Napolitano, i giovani democratici parlano di «un fallimento totale della dirigenza del nostro partito, che avrà effetti devastanti sulla pelle dei cittadini». «Non ci vergogniamo soltanto per il fatto che ormai non c'é più un Pd e perché abbiamo perso la fiducia di milioni di cittadini che non ce la daranno più - affermano - ci vergogniamo soprattutto perché la nostra intera classe dirigente ha nuovamente scelto l'autoconservazione al rinnovamento, riconsegnando le chiavi del Paese a Berlusconi e facendo scontare gli effetti di questa scellerata scelta a noi cittadini».