GIORNALISMO

«Io ti ammazzo, scherza…scherza». 600 euro di multa al sindaco che minacciò giornalista

Sentenza qualche giorno fa a Chieti

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«Io ti ammazzo, scherza…scherza». 600 euro di multa al sindaco che minacciò giornalista

Pennapiedimonte




CHIETI. «Io ti ammazzo a te, tu scherza… scherza… perché non hai capito con chi stai a giocare».
Queste le parole pronunciate dal sindaco di Pennapiedimonte, Vincenzo Carideo, al telefono con il giornalista de Il Centro, Francesco Blasi. Era il 10 ottobre 2008.
Nei giorni scorsi il Tribunale di Chieti ha confermato la condanna pronunciata dal giudice di Pace, che era giunto alla sentenza dopo aver derubricato la minaccia e proceduto per il solo reato di ingiuria. I giudici hanno ribadito, dunque, la condanna e una multa da 600 euro.
Ma se il giudice di Pace aveva imposto al sindaco di versare al giornalista un risarcimento di tremila euro per danni morali e gli aveva addebitato le spese processuali, i giudici di Chieti hanno cancellato questa parte della pena.
Ed è stato un brutto colpo per il giornalista: «non capisco – ha commentato Francesco Blasi – e non so proprio come sostenere queste spese. Ho 50 anni, sono un giornalista professionista da molti anni, ma continuo ad essere precario e sono pagato pochi euro ad articolo».
Blasi telefonò al sindaco per fargli commentare una operazione dei carabinieri che in quelle settimane fece molto scalpore in tutto Abruzzo: i militari scoprirono uno sfruttamento intensivo di braccianti agricoli, tutti immigrati rumeni, che venivano assoldati per pochi euro per la raccolta dell’uva e delle olive nei paesi della zona: Pennapiedimonte, Guardiagrele, Fara Filiorum Petri e Vacri.
Ma quando il giornalista chiese al primo cittadino di commentare il caso, quest’ultimo non gradì: «Io ti ammazzo a te, eh… tu scherza… scherza… perché non hai capito con chi stai a giocare. Il Centro quando ha mandato un imbecille come a te… chiaramente ne deve pagare le conseguenze».
Blasi registrò tutta la conversazione perché poi voleva sbobinare il commento e scriverlo nell’articolo in programma ma alla fine si ritrovò la registrazione delle minacce. Senza pensarci due volte ha sporto denuncia ai carabinieri e si è costituito parte civile. Il suo giornale in questa iniziativa non lo ha seguito.
Dunque niente minaccia ma solo ingiuria e per questo il minirisarcimento non riesce a coprire nemmeno le spese giudiziarie di questi cinque anni.