L'OPINIONE

Bersani si è suicidato ancora (insieme al Pd): Marini ‘il vecchio’ che avanza

Il nome condiviso dai partiti, scartato dai cittadini

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Bersani si è suicidato ancora (insieme al Pd): Marini ‘il vecchio’ che avanza

Pierluigi Bersani


ROMA. Democrazia e politica. Due semplici parole che riassumono l’ennesimo suicidio del Partito Democratico a guida Bersani.
Democrazia zero e politica vecchia ormai non più tollerabile se si guarda la linea che ha deciso di prendere sulla scelta del nome «condiviso» da proporre al Colle: Franco Marini, il vecchio abruzzese della politica.
Marini uno degli ultimi esponenti della vecchia Dc al Quirinale è un colpo mortale per il Paese, è un tentativo di fermare il cambiamento, è l’esempio più chiaro di come i partiti vogliano mantenere il loro predominio sui cittadini, soffocando ogni possibilità di far crescere il Paese.
Marini, candidato alle ultime elezioni con il Pd (appunto) non è stato eletto, i suoi corregionali non gli hanno dato fiducia nonostante fosse stato inserito dai vertici del partito in posizioni più che sicura (secondo posto) dandogli anche il vantaggio (chiamasi deroga) di non dover affrontare le primarie.
Il Porcellum non è bastato alla ennesima riconferma di uno dei più chiari esempi della Casta: 20 anni passati in Parlamento per buona pace dei rottamatori che oggi si mischiano tra i democratici ma che a conti fatti valgono poco.
Marini è la Casta, quella contro la quale i cittadini con fatica da anni si stanno rivoltando. È la politica della prima e della seconda Repubblica, quella che ha distrutto il Paese e lo ha portato alla precarietà perenne, è la politica dei silenzi, dei non vedo e degli sprechi, del clientelismo e dei misteri.


Fin da subito si è iniziato a parlare di come riciclare l’eccellente escluso perché la vecchia politica è così: è fratellanza, è mutua assistenza, è aiuto per i propri adepti.
In Abruzzo Marini è stato il punto di riferimento di una generazione di partito (ancora attiva) falcidiata dalle inchieste giudiziarie; di lui si ricorda soprattutto la grande assenza, il vuoto e, se vogliamo, il mancato controllo su una classe politica a livello locale che ha dato vita al partito dell’acqua, alle vicende del Ciclone a Montesilvano, al modus operandi di D’Alfonso, alle vicende di Sanitopoli. Lui non si è mai visto al massimo ha espresso solidarietà.
Sebbene originario dell’Abruzzo interno, come l’ex tesoriere della Margherita Luigi Lusi, non si è mai accorto di nulla nemmeno della gestione dei soldi del suo partito. Quando proprio Lusi lo ha tirato dentro per un presunto versamento di 18 mila euro ha negato con forza e indignazione.
Sta di fatto che gli abruzzesi non hanno gradito abbastanza il Pd da far eleggere Marini e questo è il dato da cui partire.
«La sovranità appartiene al popolo» il Pd se l’è dimenticato da tempo e propone Marini come nome condiviso. Da chi? Che democrazia è proporre come presidente della Repubblica (cioè presidente di tutti) un nome che i cittadini non vogliono nemmeno in parlamento al vertice delle istituzioni? Se l’è chiesto anche il sindaco di Firenze, Matteo Renzi, ma il suo partito va avanti e non arretra.


Perché poi il Pdl voterebbe un uomo che da sempre è nel centrosinistra e che si è appena candidato con il Partito Democratico? Quali meriti il Pdl apprezza di Marini per votarlo? Silvio Berlusconi lo ritiene «un uomo leale» che nel momento della caduta del governo Prodi «ha consegnato il mandato e si è andati a elezioni». La prova dello scollamento sta tutta qui: i partiti vecchi e autoritari scelgono quello che i cittadini hanno rifiutato. Con questo Bersani ha deciso di suicidare sé ed il suo partito, ha deciso che la sua corsa al vertice della segreteria è finita ma soprattutto ha dimostrato di non aver capito nulla dei cambiamenti che la gente vuole.
Il Pd (con e senza Bersani) porterà con sé per sempre il peso di aver regalato a Berlusconi vittorie facili ed è questa l’ombra peggiore che serpeggia da decenni: quell’inciucio che oggi è più chiaro che mai.
La vecchia politica ai tempi del web è morta, Bersani ed i vecchi del Pd non lo hanno capito e per questo saranno ben presto sopraffatti dai renziani. Nel frattempo ancora una volta il Pd ha regalato voti e simpatie a Pdl e Movimento 5 Stelle, come da tradizione. La vecchia politica autoritaria dei segretari di partito probabilmente è morta ieri, quando si è deciso di consegnare la chiave del Quirinale, per i prossimi anni al ‘lupo marsicano’. Sarà lui l’ultimo sopravvissuto della Casta?

a.b.