GIORNALISMO

Informazione e M5s. Al Senato disegni di legge per abolire finanziamento e ordine giornalisti

«Unico punto di riferimento dei giornalisti è il lettore»

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Informazione e M5s. Al Senato disegni di legge per abolire finanziamento e ordine giornalisti




ROMA. Due disegni di legge sono stati proposti dal capogruppo al senato per il M5s, Vito Crimi, e controfirmati da tutti i senatori dello stesso partito.
Si tratta di due disegni di legge che riguardano la ristrutturazione del sistema dell’informazione nazionale e mirano a stravolgere totalmente l’attuale assetto. Il primo riguarda l’abolizione dei finanziamenti pubblici ai giornali (120mln di euro) ed il secondo l’abolizione dell’Ordine dei giornalisti.
Si parte da un assunto: «I giornali sono il megafono dei partiti pagati con i nostri soldi» mentre l’Ordine dei giornalisti viene definita «una peculiarità tutta italiana» che ostacolerebbe l’accesso alla professione essendosi fossilizzata in una sorta di “corporazione”.
Nel 2012 per finanziare i giornali sono stati stanziati 120 mln di euro: alla Camera la legge è passata con una maggioranza schiacciante: 454 sì, 22 no e 15 astenuti (solo Idv votò contro).
«Senza i finanziamenti pubblici», ripete da anni Beppe Grillo, «i giornalai assistiti dovrebbero trovarsi un vero lavoro e, cosa più importante, in Italia non si sentirebbe più (o molto meno) il puzzo della menzogna».
Lo scenario futuro su questo versante è assolutamente incerto, specie in tempi di crisi profonda come la nostra che registra, tra le altre cose, situazioni debitorie mai registrate prima dei grandi gruppi editoriali (per esempio il Corriere della Sera: 110 esuberi) che nonostante il ricorso sfrenato alla precarietà sono comunque in cattive acque. Cosa succederà se venissero meno anche i milioni pubblici?


Per quanto riguarda invece l’abolizione dell’Ordine Grillo sostiene che si tratti di un retaggio fascista.
«Mussolini creò nel 1925, unico al mondo, un albo nel quale si dovevano iscrivere i giornalisti», scrisse alcuni mesi fa il leader del M5S. «L’albo era controllato dal Governo e messo sotto la tutela del ministro della Giustizia, il Mastella dell’epoca. Nel 1963 l’albo divenne con una nuova legge ordine professionale dei giornalisti con regole, pensione, organismi di controllo, requisiti di ammissione. Una corporazione con dei saldi principi. Infatti nella legge 69/1963 è scritto che: è diritto insopprimibile dei giornalisti la libertà d'informazione e di critica, mentre è loro obbligo inderogabile il rispetto della verità sostanziale dei fatti osservati sempre i doveri imposti dalla lealtà e dalla buona fede. Einaudi scrisse: “L’albo obbligatorio è immorale, perché tende a porre un limite a quel che limiti non ha e non deve avere, alla libera espressione del pensiero. Ammettere il principio dell’albo obbligatorio sarebbe un risuscitare i peggiori istituti delle caste e delle corporazioni chiuse, prone ai voleri dei tiranni e nemiche acerrime dei giovani, dei ribelli, dei non-conformisti”. Berlinguer aggiunse: “Io sono contrario al requisito di qualsiasi titolo di studio per la professione di giornalista, perché considero questo come una discriminazione assurda, una discriminazione di classe, contraria alla libertà di stampa e alla libera espressione delle proprie opinioni". L’informazione è libera e l’ordine dei giornalisti limita la libertà di informazione. Chiunque deve poter scrivere senza vincoli se non quelli previsti dalla legge. I giornalisti liberi straccino la tessera, non ne hanno bisogno, il loro unico punto di riferimento è il lettore».