RICOSTRUZIONE CHE NON C'E'

Abruzzo. L’Aquila: urge la ricostruzione sociale

Mancano iniziative eppure le idee ci sono e sarebbero facilmente realizzabili

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L’AQUILA. Se quattro anni non sono bastati nemmeno per far partire la ricostruzione reale, quella dei mattoni, figurarsi quando partirà quella sociale.
Già, perché il terremoto ha distrutto la città e “l’uomo” (cioè chi ha deciso nel post terremoto), ha distrutto la cittadinanza aquilana, disgregandola irrimediabilmente e stravolgendo la città. Di fatto gli aquilani sono stati deportati nel progetto “C.a.s.e” allestito in fretta e “temporaneo” ma chi ha pensato di riallocare L’Aquila nei diversi satelliti provvisori si è dimenticato degli spazi sociali e di aggregazione che non esistono più. Questo starebbe provocando una serie di conseguenze non trascurabili sulla popolazione che non riesce a riconoscere la propria città.
Dario Verzilli, responsabile sociale di “L’Aquila che vogliamo”, ha presentato al Movimento 5 Stelle una soluzione, «già pronta e solo da realizzare», che combatterebbe la disgregazione che vivono gli aquilani.
Il progetto si chiama: ricostruzione sociale.
«Gli abitanti delle new town hanno bisogno di punti aggregativi, i servizi devono andare dove vivono le persone. Dopo un censimento delle strutture libere», ha raccontato Verzilli, «il progetto è stato pensato per il centro polifunzionale di Paganica (mai entrato in funzione) e l’ex Sercom di Sassa. Quest’ultima potrebbe ospitare la scuola elementare e media di Sassa (oggi inagibili), centri riabilitativi per disabili, poliambulatori medici, prestare primo soccorso ed essere un punto di raccolta (munito di acqua, coperte) in caso di terremoto (piuttosto che luoghi aperti sprovvisti di tutto), spazi a disposizione di associazione per qualsiasi attività (danza, aiuto compiti, corsi di lingua, laboratori musicali e/o pittura ecc)».


«I fondi ci sono, molto spesso i fondi europei sono stati rimandati indietro per mancanza di proposte», spiega oggi l’M5s locale, «i requisiti sembrerebbero esserci tutti, ma il comune pone dei veti sui luoghi. Se gli spazi proposti da L’Aquila che vogliamo non sono idonei perché l’amministrazione non propone delle alternative? Come Movimento 5 stelle chiediamo allo nostra amministrazione di dare in tempi certi risposte per concretizzare un progetto indispensabile per i cittadini».
La verità è che durante tutto l’arco del giorno L’Aquila è deserta, ma il giovedì sera avviene la trasformazione: gli studenti popolano le strade dove sono presenti bar e pub.
Il segnale è chiaro: c’è voglia di stare insieme, di condividere qualcosa, ma gli unici locali disponibili sono caffè, birrerie. Tuttavia da queste attività gli anziani, i più piccoli rimangono fuori. Non esistono più spazi all’aria aperta, un campetto dove improvvisare una partita di calcio, centri sociali per fare dibattiti, una partita a carte, corsi (l’unico luogo sarebbe Piazza D’Arti).
Non c’è più la possibilità di scegliere e in molti preferiscono starsene chiusi a casa o scegliere come luogo di passeggio il centro commerciale.
«Se all’inizio tutto ciò poteva sembrare l’unica via d’uscita», dicono dal M5s, «oggi sta diventando la norma e non si può permettere la frammentazione del tessuto sociale, a fronte dell’aumento dell’uso di psicofarmaci, alcol e droghe. Le persone vengono assalite da un senso di frustrazione, fanno fatica ad uscire perché si sentono costrette a frequentare certi luoghi, quindi spesso evadono, scappano dalla città».