INDUSTRIA

Dramma Honda: 170 esuberi, 133 aderiscono allo ‘scivolo’. Perso 65% produzione

In 4 anni e mezzo a casa 404 dipendenti

Redazione Pdn

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ATESSA. Dei 170 licenziamenti previsti nel progetto di rilancio della Honda di Atessa, ben 133 lavoratori hanno aderito alla fuoriuscita incentivata.
Inoltre, in applicazione dell’accordo siglato il 20 dicembre 2012 presso il Ministero dello Sviluppo Economico, la Honda procederà con la messa in mobilità degli altri 37 esuberi.
Questo, spiega il segretario provinciale della Uilm di Chieti, Nicola Manzi, «è quanto dichiarato dall’azienda nel corso dell’incontro sindacale di ieri presso la sede di Confindustria a Mozzagrogna».
La situazione è difficilissima e non si vedono all’orizzonte segnali di ripresa. Dal 2008 a marzo 2013 la crisi della Honda è impressionante, - 404 lavoratori a tempo indeterminato e – 65% di produzione.
Nel 2008 erano 759 i dipendenti a tempo indeterminato e 270 i lavoratori interinali; dal 2013 saranno 355 i lavoratori a tempo indeterminato e 80 gli stagionali.
La produzione del 2008 era di 170.000 moto/scooter e 800.000 motori power, ma nell’anno fiscale 2012/13 è scesa a 58.000 moto/scooter e 50.000 motor power.
Nel primo trimestre 2013 la Honda ha immatricolato 5.107 moto in Europa e 8.000 in Italia, numeri insignificanti se consideriamo che lo stabilimento di Atessa è in grado di produrne oltre 1.000 al giorno.
Numeri ben precisi che lasciano intuire come il futuro sia tutto in salita.
«Con l’inarrestabile caduta del mercato delle moto», spiega ancora Manzi, «l’accordo al Ministero resta l’unica speranza per la sopravvivenza e il rilancio dello stabilimento Honda e del territorio. Il piano industriale prevede il pareggio di bilancio nei prossimi tre anni e l’impegno della casa madre Giapponese a garantire il lavoro per 355 addetti fissi e 80 stagionali».
Anche l’indotto Honda paga duramente la crisi. «Riteniamo», chiude Manzi, «che in un mercato mondiale sul quale la casa madre Giapponese ha assicurato aperture, ci siano le occasioni per portare lavoro e mantenere l’occupazione sul territorio».