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Nicola Petruzzi: «superficialità e stupidità collettiva rischiano di distruggere Villa Pini»

Per l’affittuario «nessun complotto» ma un nuovo sistema abruzzese contro la clinica

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Nicola Petruzzi

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ABRUZZO. «Sì, ho vissuto male il no del Comitato dei creditori alla mia proposta di acquisto di Villa Pini».

Lo confessa Nicola Petruzzi, il patron del Policlinico Abano Terme, da due anni e mezzo affittuario di Villa Pini, che pochi giorni fa ha presentato un’offerta di acquisto da 14 mln, che però non è stata accettata.
«E non per i soldi in più o in meno, come si potrebbe pensare».
Al di là di poche, scarne dichiarazioni sulla delusione per il no inaspettato, finora Petruzzi ha preferito tenere un profilo basso senza concedere interviste. Accetta però di parlare con PrimaDaNoi.it, per chiarire meglio il contenuto di questa sua reazione di sconforto e di questi propositi di abbandono, anticipati peraltro già lo scorso mese dopo l’ultima asta andata deserta.
 In quell’occasione, durante un incontro sindacale, Petruzzi disse di essere «stufo dello stancheggio da parte della Regione» e di tutti gli ostacoli che aveva trovato sul suo cammino  di imprenditore che voleva investire in Abruzzo: «invece di invogliarmi a restare, mi spingono ad andare via» concluse allora.

«AUMENTATI I MOTIVI PER ANDARE VIA»
E’ dello stesso parere oggi che la sua offerta è stata rifiutata?
«I motivi per andare via sono aumentati – spiega il titolare del Policlinico - proprio oggi la Regione ha inviato il nuovo contratto per le prestazioni accreditate. Dopo le polemiche per la riduzione del 9,9% dovuta alla spending review che chiedeva solo uno 0,5% e dopo le alterne vicende tra Tar e Consiglio di Stato, la Regione per quest’anno ha chiesto una riduzione del budget pari al 10% (Monti chiedeva solo l’1%), usando gli stessi meccanismi contestati lo scorso anno, come se nulla fosse successo. Sono stati inutili gli appelli a ragionare e a coordinare le iniziative: il commissario Chiodi non ha sentito ragioni, eppure questo taglio a tutta la sanità privata significa meno ricoveri per i cittadini, meno prestazioni, meno servizi. E’ un provvedimento della stessa pasta del no del Comitato».

IL NUOVO SISTEMA ABRUZZESE: CONTANO SOLO I SOLDI
Si spieghi meglio.
«Quel no alla mia offerta di acquisto (che mi sembra una decisione un pò superficiale) e questo decreto commissariale monocratico sono fratelli», continua Petruzzi, «si tratta infatti dell’esito normale del nuovo sistema che ho trovato tornando in Abruzzo: sono importanti solo i soldi, la cultura solidaristica degli abruzzesi è svaporata, la politica, le banche, la regione sono lasciate a se stesse, non dialogano con la realtà e sono distratte rispetto ai problemi degli imprenditori e dei dipendenti. Di qui la mia delusione: non c’è più il sistema solidaristico che un tempo non lontano guidava le scelte della politica e dell’economia».
Nonostante questo quadro pessimistico ora pensa di rilanciare sull’acquisto?
«Sono disponibile a rivedere le condizioni per la permanenza del Policlinico e prenderò di nuovo contatti con il curatore – scandisce lentamente Petruzzi – dobbiamo uscire fuori da questo clima di burocrazia stagnante, di Commissari che non dialogano, di Sub commissari a volte tenuti ai margini dei problemi. In sanità serve una programmazione generale, che non c’è stata, serve una maggiore attenzione a tutta la sanità privata e non solo a Villa Pini. Noi eroghiamo servizi e prestazioni che spesso sono un’alternativa ed un supporto indispensabile alla sanità pubblica. Ma per la politica non esistiamo. Allo stesso modo qualcuno telefona dalla direzione di Unicredit e impone il no al Comitato dei creditori. Ma dal telefono non si può conoscere la realtà di Villa Pini con i suoi dipendenti e i malati o le liste di attesa della Asl».

«NESSUN COMPLOTTO SOLO ALTO TASSO DI STUPIDITA’ COLLETTIVA»
Insomma solo superficialità e nessun complotto contro Petruzzi?
«Ma quale complotto… qui si evidenzia un tasso di stupidità collettiva, sia nazionale che locale, e di scarsa conoscenza dei problemi e delle conseguenze di un no superficiale – chiarisce il titolare del Policlinico – si tratta di voler bene alla propria azienda: io come imprenditore non la voglio danneggiare, visto che ci ho messo la faccia ed i soldi. Unicredit forse non sa che molti macchinari sono miei e che me li potrei portare via e non mi sembra che abbia valutato bene le conseguenze di questo aspetto. Eppure questa non è una delle tante pratiche bancarie di finanziamento: è  una realtà ben più complessa che andava osservata meglio. Ed il no mi sorprende anche perché in passato Unicredit come banca è stata molto generosa con Angelini, tanto che si trova tra i suoi creditori più importanti».
 Le sue prossime iniziative per uscire dall’impasse di Villa Pini?
«Parlare di nuovo con il curatore e sondare le possibilità che ci sono di riaprire la trattativa – ripete e conclude Petruzzi - lo debbo a tutto il personale che ha dato il massimo in questi due anni e mezzo, ai sindacati con cui c’è stato un confronto aperto e civile, al mio staff che si è lanciato in questa avventura. E lo debbo a me come abruzzese che crede in una regione diversa, dove è possibile investire, condividere i programmi e creare lavoro».

Sebastiano Calella