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Tercas, sanzioni per un 1 milione. Arco: «ancora tante cose da chiarire»

Un anno dopo il caso che sconvolse Teramo

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Tercas, sanzioni per un 1 milione. Arco: «ancora tante cose da chiarire»





TERAMO. Dopo l’ispezione della Banca d’Italia e il ‘congelamento’ della dirigenza di Banca Tercas adesso arrivano le sanzioni.
Un totale che raggiunge il milione di euro e che sarà suddiviso tra l’ex direttore Antonio Di Matteo, l’ex presidente, i membri del Consiglio D’Amministrazione (che hanno gestito l’istituto di credito dal maggio del 2010 sino al commissariamento) e il presidente ed i membri del collegio sindacale che hanno ricoperto il ruolo di controllo sull’Istituto nello stesso lasso di tempo. Al momento non tutti gli interessati hanno ricevuto la notifica delle sanzioni erogate dalla Banca D’Italia.
A far scoppiare il caso fu il crack finanziario dell’imprenditore romano Raffaele Di Mario: intervennero il Ministero del Tesoro e la Banca D’Italia che decisero di commissariare Banca Tercas decretando, di fatto, l’azzeramento del Cda.
L’ex manager Antonio Di Matteo è indagato a Roma dalla Guardia di Finanza per il crack da 800 milioni mentre Banca Tercas è parte offesa.
Franco De Angelis, presidente Arco consumatori Teramo, mette sul tavolo una lunga serie di domande che al momento non hanno risposte.
«Non si riesce a capire», spiega De Angelis, «come un gruppo di professionisti, tra avvocati, commercialisti ed affermati professionisti, siano incappati in una vera trappola preparata a tavolino, facendo la figura dei polli. Non solo, ma se è vero che l’origine è un prestito fatto ad uno o più immobiliaristi laziali per alcune decine di milioni la losca operazione priva di opportune garanzie e comunque ritenute in seguito completamente inadeguate».


Nel territorio teramano aleggia lo sconcerto. I teramani si pongono delle domande che l’Arco mette tutte in fila, una dietro all’altra.
La Fondazione Tercas attraverso la controllata Banca Tercas spa non avrebbe potuto privilegiare attività imprenditoriali e non sul nostro territorio teramano? Con le decine di milioni, devoluti in speculazioni fuori regione, non avrebbero dovuto soddisfare alcune centinaia di attività tra artigiani e commercianti, con i quali avrebbero tirato un sospiro di sollievo ed impostato una diversa programmazione di rilancio della propria attività? Le centinaia operatori locali, titolari delle eventuale prestito, non avrebbero dato garanzie migliori da quelle prestate dagli operatori fuori regione? E poi ancora: Chi tutelerà i piccoli sottoscrittori teramani delle azioni Tercas ? Che fine farà la banca locale nata per lo sviluppo economico e culturale del nostro territorio?
Chi tutelerà i dipendenti? Chi pagherà per queste scelte dissennate? Quale sarà la banca che la rileverà?

Per quanto riguarda la presenza del commissario della Banca d'Italia l’Arco ricorda che i principali azionisti sono Gruppo Intesa (26,81%), Gruppo San Paolo IMI (17,44%), Gruppo Capitalia (11,15%) e Gruppo Unicredito Italiano (10,97%)
«In bocca a quale banca finirà la Tercas?», domanda l’associazione di consumatori. «Se dovesse finire ad una delle tre banche principali, non ci sarebbe un grave conflitto di interessi? Chi controlla i controllori?»