LA DIFESA

Ezio Stati: «io vittima collaterale del terremoto (giudiziario)»

«La telefonata che mi ha fatto arrestare è sparita»

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Ezio Stati: «io vittima collaterale del terremoto (giudiziario)»

Ezio Stati

ABRUZZO. L’idea della difesa giudiziaria fuori dal processo non è poi così originale.
Almeno questa volta, però, la sortita di Ezio Stati ha il pregio di arrivare dopo ormai 3 anni di silenzio ed è supportata da carte che affastellano domande e dubbi che attendono risposte.
Il «vecchio leone della politica» (Dc poi Forza Italia e Pdl) ha convocato una conferenza stampa stamane per illustrare i «retroscena della inchiesta giudiziaria» che il 2 agosto del 2010 culminò con il suo arresto. Stati con decisione -e se vogliamo - con un certo garbo ha illustrato molte incongruenze della indagine giudiziaria, scendendo nei dettagli.
«Sono una vittima collaterale del terremoto», ha detto, «sono stato etichettato come uno “sciacallo” al pari dei rumeni che rubano le grondaie tra le rovine, mi hanno definito il fulcro di un sistema clientelare e di tangenti che speculava sulla tragedia. Dopo tre anni ho ricevuto da poco la richiesta di rinvio a giudizio e sono stato ascoltato soltanto una volta: il 3 agosto, il giorno dopo l’arresto. Poi più niente nonostante abbiamo chiesto più volte un interrogatorio, peraltro anche fissato dal pm, poi però saltato per impegni suoi. Ora dopo tanti anni ho il bisogno di spiegare almeno alle persone che io e la mia famiglia non siamo quegli sciacalli che la stampa e la magistratura ha voluto creare».

«IL PAPOCCCHIO E LA CUPOLA DEL POTERE»
Ezio Stati, padre dell’ex assessore Daniela coinvolta anch’ella, è stato arrestato nell’ambito di uno dei filoni dell’inchiesta “Re Mida”, inchiesta partita da Pescara per scandagliare la presunta corruzione nel mondo dei rifiuti in Abruzzo (furono arrestati l’ex assessore Pdl, Venturoni, e l’imprenditore Rodolfo Valentino Di Zio). La costola dell’inchiesta riguardava presunti affidamenti e corruzione nell’ambito della ricostruzione del terremoto con al centro Abruzzo Engineering e la Selex Se.Ma (socio di minoranza della società e partecipata del gruppo Finmeccanica). Si parlò di corruzione di Stati per un televisore regalato dall’altro indagato, Sabatino Stornelli, allora vertice della Selex Se.Ma., ed altri regali elargiti alla figlia Daniela (un anello con brillante). Nella vicenda giudiziaria emersero intrecci e appalti affidati alla società pubblica Abruzzo Engineering grazie ad una ordinanza firmata da Berlusconi.
Stornelli era contemporaneamente anche al centro di indagini della procura di Napoli per la vicenda che pure ha interessato Abruzzo Engineering, il Sistri, quel sistema contestato e mai entrato in funzione per tracciare i rifiuti, contestato e frutto di appalto da 75 mln. Vicende che si intersecano e che PrimaDaNoi.it ha cercato di raccontare carte alla mano e che toccano «la cupola del potere» come l’ha definita oggi Stati, lasciando intendere situazioni di ben altro livello («Stornelli viene indicato come vicino a Paolo Berlusconi, nominato in una società del gruppo Finmeccanica guidato da Guarguaglini… ma per la procura abruzzese io sono il fulcro di tutto»)

Da Pescara il fascicolo sul "Gruppo Stati" è arrivato a L'Aquila che ha fatto scattare l'arresto poi per competenza il giudice ha trasferito l'inchiesta ad Avezzano.

I PUNTI DOLENTI DEL’INCHIESTA SECONDO STATI. 1: CONTESTUALITA’
Ezio Stati è poi sceso nel dettaglio illustrando criticamente le impostazioni dell’accusa. Il primo punto è la contestualità tra atto amministrativo e utilità ricevuta (il televisore). Secondo quanto riferito, la procura, in un primo momento, faceva riferimento ad un atto amministrativo (che si presumeva corrotto) del 15 dicembre 2009 «ma in quella data non c’è alcun atto firmato da mia figlia come assessore che avrebbe agevolato Stornelli», ha detto Stati che poi ha spiegato che gli inquirenti da una telefonata sarebbero caduti nell’errore.
In una telefonata con Daniela Stati, Stornelli era felice per la «firma» e disse «ora bisogna festeggiare».
La versione di Ezio è che in quella data Stornelli aveva firmato l’accordo con il ministero (Prestigiacomo) proprio relativo al Sistri -appalto da 75 mln-. Nell’ambito di questo appalto sarà coinvolta anche Abruzzo Engineering (Società controllata dalla Regione Abruzzo).
Dunque il primo errore della procura sarebbe questo. Se non c’è alcun atto viziato da corruzione non può esserci corruzione. Ezio Stati contesta anche il fatto che la corruzione non può essere imputata a lui che non era nemmeno pubblico ufficiale e che il televisore era un regalo fatto dalla squadra del Pescina di cui era presidente Stornelli per Natale («furono regalati 60 televisori»).

2. «L’AFFIDAMENTO AD ABRUZZO ENGINEERING»
Stati ha fatto anche notare che l’eventuale utilità derivante da affidamenti ad Abruzzo Engineering era del tutto pubblica, legata al fatto di far lavorare una società che già esisteva ed era pubblica. Dunque nessun interesse privato.
«Qui non si tratta di aver chiamato un costruttore che ti ha allungato una mazzetta e per questo lo avvantaggi», ha detto, «qui lavora una società che esiste ed avrebbe fatto lavorare molta gente in un momento drammatico. Perché deve venire Bertolaso che deve far lavorare Finmeccanica di Guarguaglini quando noi ce l’abbiamo già in casa? Poi tra le imputazioni mi vengono contestate una serie di ordinanze (che hanno affidato i lavori della ricostruzione ad Abruzzo Engineering ndr) firmate da Berlusconi. Ma perché io per avvantaggiare Abruzzo Engineering mi prendo un televisore e Berlusconi lo fa gratis? Ma il culmine arriva quando mi viene contestata anche una ordinanza sempre firmata da Berlusconi di dieci giorni posteriore il mio arresto».
E su questo punto nel verbale di interrogatorio dell’allora commissario Gianni Chiodi si legge che lo stesso non escludeva che l’interessamento della Stati fosse legato all’occupazione dei lavoratori di Abruzzo Engineering. Il verbale è importante perché è dell’11 agosto 2010 cioè 9 giorni dopo l’arresto di Stati e già in quella occasione Chiodi dice: «voglio precisare che ho dato l’intesa sul testo dell’ordinanza, inserendo Abruzzo Engineering perché prevedeva che non ci fossero ulteriori oneri di spesa». Dunque Chiodi si assume la paternità dell’ordinanza che “avvantaggiava” A.E e soprattutto l’affidamento non prevedeva oneri di spesa.

3. «NON SONO IL PADRE DI PICCONE»
Altro errore contestato agli inquirenti sarebbe l’interpretazione di un’altra telefonata nella quale la polizia di Pescara che indagava ascoltando una conversazione inerente lo zuccherificio di Avezzano di via Trara ascoltò una persona che diceva che i veri soci erano quattro e c’era anche «il padre».
Sappiamo che sulla vicenda c’erano gli interessi di una società, la Rivalutazione Trara, i cui soci erano Filippo Piccone, Sabatino Aracu ed Ermanno Piccone, padre di Piccone, sindaco di Celano.
Secondo Stati da questa telefonata sarebbe scaturito l’interesse degli inquirenti alle sue vicende, iniziando così l’indagine. «Mi pare chiaro che io non sono il padre di Piccone non fosse altro che per una questione anagrafica».
Anche l’attività politica degli Stati è chiara al riguardo: avversa al “gruppo di Piccone” sempre all’interno del Pdl avviando azione di contrasto ai vari e sempre più numerosi progetti di centrali biomasse. Inoltre anche dal verbale di Daniela Stati emerge chiara tale posizione di contrasto.
Insomma Ezio Stati –almeno logicamente- non poteva avere alcun interesse nelle società di Piccone & Co.

4. «TELEFONATA INVENTATA: ASSESSORE DI FATTO»
Il politico del Pdl ha poi parlato dell’etichetta che la procura gli ha affibbiato, quello di «assessore di fatto». Per l’accusa era lui che muoveva le fila dell’assessorato affidato alla figlia Daniela.
«Sapete come è venuta fuori questa cosa?», ha spiegato, «da una telefonata inserita in un rapporto di polizia dove Chiodi mi telefona e mi dice che per “quella cosa è tutto a posto”. Ecco allora che gli inquirenti pensano “Chiodi telefona a Ezio Stati e non a Daniela” allora è lui l’assessore “di fatto”. Però non esiste giuridicamente la figura del “politico di fatto” mentre esiste quella del socio di fatto di una società… Ma anche se fosse da una frase del genere che si capisce? Che c’è un accordo tra due persone, affari loschi e chissà cos’altro. E la procura che fa? Indaga solo Ezio Stati ma non Chiodi che viene tirato fuori. Dico anche giustamente perché non c’è nulla ma a me hanno voluto per forza coinvolgermi».
Stati ha fatto inoltre notare che questa vicenda che ha permesso al giudice delle indagini preliminari di arrestarlo sparisce nelle imputazioni finali della richiesta di rinvio a giudizio, tre anni dopo.
«La verità abbiamo scoperto è che quella telefonata non c’è, non è nel faldone, non esiste, non si trova è stata messa lì e basta», ha detto Stati, «ora quella accusa non c’è più ma mi hanno arrestato grazie a quella frase. Il dubbio viene…»

Alessandro Biancardi

EZIO STATI MEMORIA DIFENSIVA