DIFFAMAZIONE

Bucchianico, condanna confermata per il sindaco Di Paolo

Nella guerra per il Palazzo c’è stata diffamazione dell’architetto Settimi

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Bucchianico, condanna confermata per il sindaco Di Paolo

Il Palazzo



BUCCHIANICO. Condannato per diffamazione in primo grado, condannato ora anche in appello: Mario Antonio Di Paolo, sindaco di Bucchianico, che aveva appellato la prima sentenza, ora ha perso anche nel secondo grado di giudizio.
 Il giudice ha, infatti, confermato che erano diffamatorie le espressioni usate dal sindaco contro l’architetto Alfonso Settimi all’epoca dello scontro cittadino sul suo progetto di restauro del palazzo dei Camilliani.
Infatti Di Paolo durante una manifestazione pubblica sulla trasformazione del “Palazzo” aveva fatto balenare chissà quali interessi di Settimi nella progettazione – peraltro accettata dai Camilliani - per trasformare l’edificio in una casa di riposo per anziani e per attivare una serie di percorsi e di attività ricettive e spirituali nella patria di San Camillo.
«Il giudice di prime cure – ha spiegato l’avvocato Alessandra Supino, che insieme al padre Vittorio ha assistito l’architetto Settimi – aveva già evidenziato che nella trascrizione del comizio del 26 febbraio del 2008 emergevano pacificamente la colpevolezza e l’intento diffamatorio del primo cittadino in danno dell’architetto, accusato di aver agito illecitamente e per un proprio tornaconto personale nel progetto di recupero del Palazzo. Il sindaco si appellava contro la condanna sostenendo che si trattava di diritto di critica politica, cosa che non è stata accettata perché l’architetto non rivestiva cariche pubbliche. Per cui si trattava di offese diffamatorie personali e professionali».

Questa seconda condanna rischia di far diventare un incubo per il sindaco di Bucchianico la storia del palazzo dei Camilliani.
Tutto inizia fin dai primi giorni dopo il suo insediamento come primo cittadino, quando si dichiarò contrario al progetto realizzato dalla precedente amministrazione guidata da Carlo Tracanna.
 All’epoca infatti la Sangro Invest aveva presentato e fatto approvare il progetto di ristrutturazione dell’edificio (firmato Settimi) che però non fu mai ritirato, vista l’ostilità del nuovo sindaco Di Paolo. Di qui un lungo scontro politico locale, che provocò anche alcune vittime illustri tra i Camilliani, con l’esautorazione dei favorevoli al progetto Settimi, e che si concluse con la decisione dei nuovi vertici dell’Ordine di San Camillo di vendere il palazzo al Comune per 300 mila euro. Da allora, nonostante le promesse di lavori imminenti e di rivitalizzazione dell’edificio e della piazza principale di Bucchianico dove il Palazzo sorge, l’edificio è rimasto inutilizzato ed è a carico del Comune.
Dietro questo immobilismo c’è però il tentativo dell’amministrazione comunale di ottenere finanziamenti dalla Regione per un altro progetto che prevede la trasformazione della destinazione d’uso della struttura, la cessione ad un costruttore della proprietà dei mini appartamenti realizzati all’interno dell’edificio ed il taglio dei due ultimi piani del Palazzo.
Di qui la fiera opposizione a questo progetto da parte della minoranza in Comune e le perplessità della Regione, che già ha richiesto chiarimenti all’amministrazione Di Paolo, dopo un esposto dei consiglieri di minoranza. L’ultima richiesta della Regione è del 13 marzo scorso e già ci sarebbe una risposta, di cui però l’opposizione non conosce i contenuti. Intanto sulla conferma della condanna, è da registrare il commento dell’architetto Settimi, secondo il quale quelle «offese servirono non tanto a demolire la sua figura professionale, quanto a far fallire un progetto di ricettività e di salute integrata che avrebbe prodotto il rilancio economico di Bucchianico, assicurando lavoro ai giovani e non solo. Adesso sono restate solo le macerie di queste condanne e la mancata rivitalizzazione del Palazzo».

Sebastiano Calella