ACQUA E VELENI

Abruzzo/Acqua, la guerra tutta interna al Partito Democratico

Accuse e rivendicazioni in casa centrosinistra

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Silvio Paolucci

Silvio Paolucci




PESCARA. La rottura e la conseguente crisi idrica andata avanti per 36 ore, prima di Pasqua, aveva già creato un fiume di polemiche.
Adesso, dopo i dati shock annunciati dal commissario straordinario Pierluigi Caputi la guerra è aperta più che mai.
Una parte del Pd se l’è presa con i vertici, da anni in quota centrosinistra. Ma c’è anche chi vede dietro la gestione fallimentare dell’acqua le manovre del centrodestra che negli ultimi anni aveva il compito di mettere a posto i conti e non lo ha fatto. Anzi, peggio: i debiti sono continuati a cresce e ora la situazione rischia di esplodere.
Il segretario regionale Silvio Paolucci chiede che la politica esca dai consigli di amministrazione: «gli abruzzesi non possono più sostenere il fardello di una gestione del sistema idrico integrato appesantita da debiti e caratterizzata da una gestione spesso inefficiente. Chiodi ed il centrodestra sono direttamente responsabili del mancato controllo: hanno nominato dirigenti regionali come commissari degli Ato, gli enti che hanno un controllo diretto sulle società di gestione. Ma in questi 5 anni il controllo non c’è stato, e per tutta la legislatura Chiodi e il centrodestra sono responsabili di una parte consistente del debito accumulato: una responsabilità pesante di cui risponderanno davanti agli abruzzesi e che ha aggravato una situazione già critica».
Paolucci sostiene che sia il momento «di cambiare radicalmente la gestione del settore».
«Fu il centrosinistra con Del Turco», rivendica il consigliere regionale Camillo D’Alessandro, «ad avviare la fase di commissariamento già dal 2008 proprio perché i sindaci non riuscivano ad esercitare la funzione di controllo da allora sono trascorsi inutilmente quasi cinque anni ed a nulla servono conferenze stampa e dichiarazioni dell'ultima ora come se struttura dirigenziale e Presidente di Regione venissero da Marte. Inoltre il PD in questa legislatura ha presentato progetto di riordino, come noto».

Il Partito Democratico chiede anche di abbassare il numero delle società di gestione fino a giungere ad un unico soggetto pubblico, «con certificatori indipendenti di bilancio che aiutino a comprendere la reale consistenza della massa debitoria».
E chi nei consigli d'amministrazione attuali ha responsabilità su gestioni inefficienti, «si faccia da parte. Anzi, vanno individuati strumenti che attraverso un forte controllo pubblico consentano di rimuovere i componenti dei cda di fronte a gestioni poco corrette o al mancato raggiungimento degli obiettivi».
Su un punto, sottolineano Paolucci e D'Alessandro, «non siamo disposti a fare alcun passo indietro: che venga rispettato il referendum con il quale gli italiani hanno ribadito che l'acqua resti un bene comune, e dunque nella disponibilità di tutti. Si rimuovano le inefficienze, la Regione eserciti il suo dovere di controllo sulle società di gestione, si adottino i modelli di efficienza che altre Regioni hanno saputo mostrare: ma non si utilizzino scuse per giungere alla privatizzazione ed avviare con le menzogne la campagna elettorale per le regionali».
Ma quella dell’acqua sembra sia destinata a diventare una guerra tutta interna al Pd. Nelle ultime ore il presidente dell’Aca Ezio Di Cristoforo (da sempre in quota Pd) se l’è presa con i consiglieri del Partito Democratico sulla vertenza del Comune di Pescara che aspetta di incassare 6 milioni di euro.

«I consiglieri comunali del Pd hanno la memoria corta, dimenticando che i debiti dell’Aca nei confronti del Comune di Pescara risalgono al governo della precedente Giunta di centrosinistra che ha preferito costruire aiuole e marciapiedi al posto di ottimizzare le reti idriche e fognarie», dice Di Cristoforo.
«Suscita quindi un sorriso sentire il Pd farsi paladino dei cittadini di Pescara, una città che per anni non ha visto muoversi un filo d’erba, che dal 2003 a metà 2009 ha vissuto sulle chiacchiere del centrosinistra che all’epoca ha omesso di comunicare all’Aca l’importo dei mutui esistenti, creando i presupposti per i debiti odierni. «I consiglieri Del Vecchio, D’Angelo e Fusilli - ha proseguito il Presidente Di Cristoforo – sono scivolati sull’ennesima buccia di banana, che li ha indotti a una clamorosa gaffe nel denunciare i debiti di 8 milioni di euro dell’Aca nei confronti del Comune di Pescara, debiti che in realtà sono stati creati proprio dalla giunta comunale di centrosinistra che li rappresentava nella precedente amministrazione. Forse i consiglieri del Pd dovrebbero iniziare a scostare i paraocchi e cominciare ad ammettere che proprio loro facevano parte integrante del governo D’Alfonso che ha creato il contenzioso Aca – Comune, concentrando gli investimenti sul rifacimento dei marciapiedi invece di potenziare il sistema idrico della città. Ci meraviglia che oggi a scagliarsi contro la gestione dell’acqua sia proprio il consigliere Fusilli, che per tre anni ha rivestito il ruolo di componente della vecchia Acas. Invitiamo, quindi, i consiglieri del Pd a tornare in sé e a prendersi le proprie responsabilità»