IL FATTO

ABRUZZO/Questore multato: partita l’inchiesta “speciale”. Perquisita redazione de “Il Tempo”

Per la Corte di giustizia europea perquisire giornalisti è vietato

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Federico De Siervo

Il procuratore De Siervo


PESCARA.  La vicenda della multa non pagata dal questore di Pescara, Paolo Passamonti, sta montando sempre più e si sta trasformando in qualcosa di non comune.
Dopo gli articoli dei giorni scorsi apparsi sul quotidiano Il Tempo si erano avute avvisaglie di una inchiesta penale avviata dalla procura di Pescara in merito alla sanzione che non sarebbe stata pagata. Proprio ieri sera, infatti, i carabinieri avevano perquisito il comando dei vigili urbani e richiesto documentazione inerente la vicenda.
 Dopo aver preso la documentazione dai vigili i carabinieri si sono recati nella redazione de Il Tempo con un decreto di perquisizione, anche domiciliare, ai danni del giornalista Marco Patricelli che si è occupato della vicenda, un provvedimento più che discutibile, molto singolare in Abruzzo, anche se non unico nel suo genere.
Ma andiamo con ordine
Il questore di Pescara, Paolo Passamonti, viene multato nel dicembre del 2011 per divieto di sosta e la sua auto rimossa con il carroattrezzi. La sua berlina gli viene poi restituita direttamente al comando dei vigili urbani quando il questore, spiega, si trovava impegnato in un servizio interforze.
Il quotidiano Il Tempo scopre poi che ne' la multa ne' la ricevuta di pagamento del carroattrezzi sono stati annullate, come prevederebbe la procedura.
Ieri la procura di Pescara ha deciso di perquisire la redazione giornalistica alla ricerca di documenti.
Stamane, sulla vicenda, intervengono il sindacato dei giornalisti abruzzesi e l'Ordine dei Giornalisti abruzzese. 

«E' veramente singolare - scrivono i due organismi di categoria in una nota congiunta - che si sottoponga a perquisizione la redazione de Il Tempo di Pescara in base ad un decreto che prevede anche la perquisizione domiciliare del giornalista Marco Patricelli che, sul giornale, da diversi giorni, sta pubblicando la vicenda relativa alla rimozione dell'auto privata, una Mercedes, del questore di Pescara e del mancato pagamento della relativa sanzione preliminare alla riconsegna della vettura stessa. Nel decreto, a firma del procuratore della Repubblica di Pescara e di un suo sostituto, si parla di acquisizione di prove per presunta violazione del segreto istruttorio. La magistratura inquirente - osservano Franco Farias (Assostampa) e Stefano Pallotta (Odg) - sa bene chi e' il custode del segreto istruttorio. La risposta e' una sola: i magistrati e gli addetti alle indagini. I giornalisti hanno un dovere prioritario: cercare e pubblicare le notizie. Non si puo' loro chiedere di nasconderle, di ignorarle. Dovere inderogabile dei giornalisti e' quello della tutela delle fonti, ne va della loro professione e del diritto dei cittadini di essere correttamente e completamente informati su tutto».

 Per questo l'Ordine dei giornalisti e il Sindacato dei giornalisti abruzzesi hanno espresso preoccupazione per l'iniziativa della Procura di Pescara ritenendo che la perquisizione debba essere interpretata «come una sorta di intimidazione per costringerli a mettere la sordina a tutta la vicenda, ma questo non e' tollerabile». Ordine dei giornalisti e Sindacato dei giornalisti - prosegue la nota - «esprimono solidarieta' al Tempo e al collega Patricelli invitandoli a non farsi intimorire da iniziative discutibili e a continuare nella ricerca della verita' senza timori reverenziali. Questo genere di 'episodi' - che attentano alla liberta' di informazione - «si stanno, purtroppo, moltiplicando in Abruzzo. Pertanto l'Ordine dei Giornalisti e il Sindacato dei giornalisti abruzzesi ritengono urgenti interventi a tutela della categoria», concludono Farias e Pallotta.
La Costituzione italiana da una parte riconosce il diritto all’informazione dei cittadini e dall’altra tutela il diritto di cronaca anche riconoscendo il segreto professionale (per poter garantire al giornalista di proteggere quelle fonti che altrimenti non rivelerebbero fatti e documenti) nell’ottica di far circolare sempre più notizie di interesse pubblico, vitali in una democrazia.

LA CORTE DI GIUSTIZIA ERUOPEA: VIETATO PERQUISIRE I GIORNALISTI
La Corte di Strasburgo, con la sentenza Roemen, ha di fatto imposto l'alt alle perquisizioni negli uffici dei giornalisti  e dei loro avvocati a tutela delle fonti dei giornalisti.
L'ordinamento europeo impedisce ai giudici nazionali di  ordinare perquisizioni -viene ribadito nella sentenza- negli uffici e nelle abitazioni dei giornalisti nonché nelle "dimore" dei loro avvocati a caccia di  prove sulle fonti confidenziali dei cronisti: "La libertà d'espressione costituisce uno dei fondamenti essenziali di una società democratica, e le garanzie da concedere alla stampa rivestono un'importanza particolare. La protezione delle fonti giornalistiche è uno dei pilastri della libertà di stampa. L'assenza di una tale protezione potrebbe dissuadere le fonti giornalistiche dall'aiutare la stampa a informare il pubblico su questioni d'interesse generale. Di conseguenza, la stampa potrebbe essere meno in grado di svolgere il suo ruolo indispensabile di "cane da guardia" e il suo atteggiamento nel fornire informazioni precise e affidabili potrebbe risultare ridotto.  Questi sono i principi  sanciti nella sentenza "Roemen" 25 febbraio 2003 (Procedimento n. 51772/99) della quarta sezione della Corte europea dei diritti dell’uomo.
La Corte giudica che delle perquisizioni aventi per oggetto di scoprire la fonte di un giornalista costituiscono - anche se restano senza risultato - un'azione più grave dell'intimazione di divulgare l'identità della fonte.
Infatti, gli inquirenti che, muniti di un mandato di perquisizione, sorprendono un giornalista nel suo luogo di lavoro, detengono poteri d'indagine estremamente ampi poiché, per definizione, possono accedere a tutta la documentazione in possesso del giornalista.