BOLLE DI SAPONE

Abruzzo/Tangenti di serie B e accordi di programma: D'Alfonso e consiglieri tutti assolti

Ennesima batosta sulla procura. Per i politici il processo non inizierà nemmeno. Solo due a giudizio

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Abruzzo/Tangenti di serie B e accordi di programma: D'Alfonso e consiglieri tutti assolti

Luciano D'Alfonso

PESCARA. Per Luciano D’Alfonso e altre 16 persone il processo su presunta corruzione nell’ambito di una ventina di accordi di programma tra comune e costruttori non inizierà nemmeno.


Il gup di Pescara, Gianluca Sarandrea, ha prosciolto quasi tutti gli imputati «perche' il fatto non sussiste» l'ex sindaco di Pescara, Luciano D'Alfonso, e altre 16 persone indagate che sono: l'ex braccio destro di D'Alfonso, Guido Dezio, i consiglieri comunali Licio Di Biase, Vincenzo Dogali, Giuseppe Bruno, i costruttori Alfio Sciarra, Lorenzo Di Properzio, Giovanni Di Vincenzo, Michele D'Andrea, Franco Lamante, Ennio Chiavaroli, il dirigente comunale Gaetano Silveri, l'imprenditore Nicandro Buono, l'ex consigliere comunale Nicola Ferrara, ed ancora Nicola Di Mascio, Alessandro Di Carlo, Franco Olivieri.
Le accuse, a vario titolo, erano di corruzione e concussione per lavori concessi e promessi, secondo l'accusa che aveva chiesto il rinvio a giudizio per tutti, in cambio di favori. Evidentemente il giudice benchè in fase preliminare ha ravvisato la mancanza assoluta di prove non idonee nemmeno a sostenere un processo. Un adecisione per certi versi clamorosa che era nell’aria.
Sempre nell'ambito del procedimento sono stati invece rinviati a giudizio solo il costruttore Aldo Primavera ed il geometra del Comune di Pescara Paolo Marotta.

Il costruttore Aldo Primavera e il geometra Paolo Marotta, rinviati a giudizio dal Gup del Tribunale di Pescara, sono accusati, rispettivamente, di istigazione alla corruzione e di corruzione impropria.
Il costruttore Primavera è stato rinviato a giudizio perché, secondo l'accusa, «ha offerto al consigliere comunale Fausto Di Nisio la somma di denaro di 30 mila euro (ovvero, in alternativa, un appartamento a prezzo di costo) al fine di ottenere il suo voto favorevole sulle questioni che lo riguardavano, fra cui accordo di programma di via Scarfoglio , e, dunque, per il compimento di un atto contrario ai doveri di imparzialità e buon andamento della pubblica amministrazione».
 I fatti al centro della vicenda risalgano al dicembre 2006. La decisione del Gup per Marotta, invece, è in relazione a due episodi, contestati dall'accusa, relativi all'istruzione di pratiche che interessavano il costruttore Primavera.
Il processo a loro carico comincerà il 31 ottobre 2013.

 

INCHIESTA NATA MALE, PROSEGUITA PEGGIO

Di fatto e senza troppo girarci intorno è l’ennesima batosta nei confronti della procura di Pescara dopo la clamorosa assoluzione di tutti gli imputati del processo Housework (si attendono le motivazioni e si prevede l’appello).
L’accusa, anche in questo caso, è stata rappresentata dal pm Gennaro Varone che ha raccolto l’eredità del suo predecessore, Aldo Aceto (coadiuvato dal pool di magistrati Mennini, Di Florio, Bellelli), che nel 2006 aveva iniziato l’inchiesta che da subito ha preso un binario parallelo, più lento dell’altra inchiesta pure finita in una bolla di sapone (finora) e che è stata più trascurata, forse anche per il fatto che ha passato più mani.
L’indagine fu chiusa nel 2010 e solo oggi è arrivata la decisione in fase preliminare. 


L’inchiesta portata avanti dalla Squadra Mobile di Pescara è stata il primo passo per scandagliare l’operato dell’ex sindaco e nell’ambito di queste indagini emersero gli spunti per i viaggi e i lavori alla villa di Manoppello di D’Alfonso (fatti che poi confluirono nell’altro procedimento da poco concluso).
In questo caso, trattandosi di udienza preliminare -anche se giunta dopo più di sei anni -, il proscioglimento è un provvedimento maggiormente amaro per la procura proprio perché il giudice è chiamato a decidere solo se vi siano sufficienti elementi per sostenere un processo e non entra strettamente nel merito. Il che fa presumere un impianto accusatorio particolarmente fragile.
Fragile e inidoneo era apparso anche a chi aveva letto molte carte del procedimento, come spiegare altrimenti che a marzo 2009 su PrimaDaNoi.it si scriveva “Inchiesta urbanistica: D’Alfonso ad un passo dalla archiviazione”.  Ancora a febbraio scorso una profezia avverata (sugli accordi di programma)  ed una
rimandata: l'assoluzione per D'Afonso nell'ambito del processo sulla Mare-Monti dove di recente è stato rinviato a giudizio insieme ai Toto e altri.
Ci sono dunque buone possibilità che D'Alfonso esca da tutte le inchieste a suo carico senza condanne. Appelli permettendo.

CHE COSA C'ERA DENTRO?
L'inchiesta sulle tangenti di serie b e gli accordi di programma fu tuttavia minata, come praticamente tutte le altre sulla pubblica amministrazione, da una fuga di notizie  che corse di bocca in bocca e di fatto immediatamente si registrò un cambio di passo netto nell’agire del Comune retto allora da D’Alfonso: si bloccarono tutti gli accordi di programma in corso. Nei rapporti di polizia si fece notare in più punti che dopo le notizie dell’indagine l’ex sindaco iniziò ad usare regolarmente i soldi depositati sui suoi conti correnti fino ad allora avari di movimentazione. Questo punto è stato il cardine dell’accusa maturata nel processo Housework generando la difesa di D’Alfonso imperniata invece sugli aiuti della zia e dei genitori.


Quasi una ventina gli accordi di programma scandagliati dalla procura molti dei quali poi hanno ripreso la loro originari strada.
Dovrà sostenere il processo, invece, il costruttore Aldo Primavera che è l’unico che in qualche modo ha confessato “da dieci anni pago e tutti prendono soldi”.
Una confessione che deve essere pesata nel giudizio odierno del gup che tuttavia mal si concilia con il resto delle assoluzioni: se è vero che l’imprenditore ha pagato tangenti non deve essere vero che “tutti prendono soldi”. Oppure che quei soldi non sono tangenti. Oppure ancora che l’accusa non è stata in grado di provare la corruzione.
Se l’inchiesta non ha retto nemmeno in fase preliminare non significa che all’interno, e dunque nel merito, non vi siano elementi interessanti per capire meglio e di più soprattutto gli uomini politici che oggi sono stati prosciolti da accuse di reati penali.


Le intercettazioni, le carte e gli interrogatori dimostrano in maniera incontrovertibile una certa disinvoltura di rapporti da parte di pubblici amministratori con gli imprenditori, pronti a sostenere e sposare interessi e tesi dei privati. Certi discorsi e certi comportamenti sono stati giudicati oggi non penalmente rilevanti ed oggi non resta che valutarli sotto il profilo dell’opportunità.
a.b.