SCANDALO PERPETUO

Abruzzo/E’ scoppiata la bomba: il partito dell’acqua si ribella. «I dati di Caputi non sono veri»

Tutti contro tutti, confusione totale di numeri e fatti. «La situazione non è drammatica»

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Giorgio D'Ambrosio

Giorgio D'Ambrosio




ABRUZZO. Come ampiamente previsto è partita “l’operazione confusione” sulla fallimentare gestione del servizio idrico in Abruzzo.
Dopo la denuncia del commissario straordinario di debiti per 300mln accumulati dalle società pubbliche “controllate” dai sindaci dei rispettivi comprensori, e crediti da riscuotere per 200mln, sono arrivate le bordate da ogni parte.
Ieri il Wwf ha inviato un esposto a tutte le procure affinchè indaghino a fondo su quello che ha determinato perdite così ingenti a fronte di nessun responsabile.
La gente comune non si spiega (anche perché nessuno ha tentato di farlo) come sia stato possibile accumulare perdite su una gestione che non ha “rischi di impresa” e che viene sovvenzionata interamente con soldi pubblici. Più di qualcosa non torna. Le accuse del commissario sono pesanti e parlano di una certa refrattarietà delle aziende pubbliche (come Aca, cam, Ruzzo, Sasi, Gran Sasso Acque…) al sottoporsi al controllo della Regione rifiutando gli ordini del commissario.
C’è poi il sospetto dichiarato da sempre dal commissario Pierluigi Caputi di bilanci non veritieri e crediti iscritti a bilancio non tutti esigibili e altre operazioni meramente contabili per addolcire le perdite.
Senza contare gli investimenti non fatti sulla rete vetusta che continua a macinare perdite di acqua e denaro. Solo pochi giorni fa per più di 30 ore l’intera vallata del Pescara è rimasta a a secco per una improvvisa rottura di una adduttrice principale. Senza contare le inchieste già avviate della magistratura su clientele e acqua inquinata.
Insomma c’è spazio per più inchieste della magistratura e i cittadini si aspettano risposte serie, approfondite che chiariscano quello che la politica ha volutamente ingarbugliato. I cittadini si aspettano di capire perché si sono accumulati tutti questi debiti.

ACA:«CAPUTI DICE IL FALSO: IL NOSTRO BILANCIO E’ IN ATTIVO»
Il tutti contro tutti si apre con il presidente dell’Aca, Ezio Di Cristoforo, che accusa subito di falso il commissario che avrebbe dato numeri sballati sul bilancio dell’Aca.
«Nel corso della conferenza stampa il Commissario Caputi», ha detto di Cristoforo, «ha parlato di una situazione debitoria dell’Aca di 92 milioni di euro sui ricavi di 43 milioni, un dato che non corrisponde a verità, visto che in data 31 dicembre 2011 l’Aca ha chiuso con un bilancio di 78 milioni e 508mila euro di crediti con debiti per mutuo a lungo termine pari a 19 milioni e 975mila euro. Cifre che sono facilmente verificabili in quanto i bilanci dell’Ente gestore sono pubblici e consultabili da chiunque sul sito internet dell’Azienda».
Vero, il bilancio è pubblicato sul sito internet dell’Aca… ma da ieri, infatti è “l’ultima news” inserita, proprio ieri. Il bilancio si trova qui ed è diviso in tre parti ma non pare ci siano tutti gli allegati. Non c’è alcun cenno per esempio alle relazioni dei revisori dei conti… Inoltre pur essendo quello dell’Aca il sito con maggiori documenti pubblicati, viene effettuata una selezione drastica delle carte da mettere sul sito. Ancora per fare un esempio l'albo pretorio è scarno ed è molto difficile da trovare anche i bilanci degli scorsi anni. Insomma qualche dubbio sulla trasparenza viene…
«Il Commissario Caputi», ha continuato il presidente Di Cristoforo, «ha sostenuto che l’Ersi nascerà con 25 milioni di euro di debiti non suoi, una cifra che non dovrebbe rappresentare una novità, visto che tali debiti in realtà esistevano già quando è stato nominato nel 2007. Pertanto viene spontaneo chiedere al Commissario Caputi dove sia stato fino a oggi e perché nulla sia stato fatto per modificare tale situazione. Riguardo alle criticità dell’Aca, mi preme sottolineare – ha detto il presidente Di Cristoforo – che sia il Commissario che la Regione Abruzzo non hanno messo in campo alcun aiuto per superare tali difficoltà, come ad esempio mutui, aiuti dalle banche o la possibilità di usufruire di convenzioni. Pertanto, proprio per salvare l’Azienda Acquedottistica dallo sciacallaggio politico, mi farò delegare dall’Assemblea dei Soci a inserire la figura di un manager che possa operare nel campo del personale e delle finanze. Una garanzia in più per assicurare a tutti i soci la regolarità e la trasparenza nella gestione del servizio idrico».
Cosa intende Di Cristoforo per «sciacallaggio politico» non è però chiaro…
Solo poche settimane fa si è registrato sui debiti della Ruzzo Reti che gestisce il servizio a Teramo il rimpallo di responsabilità tra Pd e Pdl che hanno “controllato” la società negli ultimi anni. Il fatto non contestato è l’ammontare di debiti milionari.

DI STEFANO:«IO L’AVEVO DETTO»
Di «sciacallaggio politico» però sembra parlare anche il neo deputato Fabrizio Di Stefano (Pdl) che da anni ha ingaggiato una battaglia contro la Sasi, la società pubblica di gestione del servizio, che è controllata dal centrosinistra.
«Le gestioni delle società», ha detto Di Stefano, «non solo potevano sembrare d'avere il "sapore della clientela" e che sicuramente erano sovradimensionate nei numeri ma come abbiamo più volte denunciato portavano in approvazione bilanci anche in quel caso con una gestione molto superficiale. Ha ragione dunque il consigliere Acerbo quando individua una responsabilità politica nel Pd, i cui sindaci da anni hanno determinato le composizioni dei CdA di tali Enti, ed oggi se devono assumere totalmente le responsabilità politiche. Credo anche però che giunga tardiva la denuncia del Commissario Caputi avendo lui svolto la funzione commissariale dal 2009 fino ad ora pertanto avrebbe dovuto accorgersi da tempo di tali incongruenze, alla luce anche delle nostre precedenti sollecitazioni e degli atti fatti dai sindaci del centrodestra della provincia di Chieti in maniera anche ufficiale nei suoi confronti, i quali coerentemente da diversi anni non hanno mai votato a favore di bilanci presentati in assemblea dai vertici della SASI. Ciò non esime ma anzi aggrava la responsabilità politica di chi in questi anni ha malgestito tali Enti»

D’AMBROSIO:«LA FASE E’ CRITICA MA NON DRAMMATICA»
Sull’argomento acqua è tornato a parlare Giorgio D’Ambrosio che è stato a capo dell’Ato per molti anni.
«La situazione degli Enti gestori abruzzesi del Sistema Idrico Integrato sta attraversando senza dubbio una fase critica, ma non drammatica», dice D’Ambrosio che sposa la tesi di Di Cristoforo parla di attivo e di crediti da vantare. In merito al ruolo della Regione Abruzzo che ha potere legislativo, «occorre con immediatezza – ha aggiunto il sindaco di Pianella – una legge ad hoc sul Sistema idrico integrato, ovviamente dopo un confronto aperto con gli Enti locali, i comitati referendari e le associazioni ambientaliste. Una legge che deve tener conto innanzitutto dell’esito del quesito referendario, che ha certificato la gestione pubblica dell’acqua. In secondo luogo bisogna prevedere un sistema di garanzie per consentire ai soggetti gestori di subentrare ai mutui contratti dai comuni, in modo da liberare gli stessi enti da tale impegno finanziario e dare maggiore respiro ai loro bilanci. Tale obiettivo potrà essere raggiunto mediante un confronto con le banche abruzzesi oppure ipotizzando forme di garanzie da parte della stessa Regione. Analogo discorso va fatto in materia di consolidamento dei debiti».

CHIAVAROLI:«LA MAGGIORANZA SPACCATA? SPERO DI NO»
Il consigliere regionale Ricardo Chiavaroli (Pdl) fa un discorso più ampio di stretta politica e tenuta della maggioranza prendendo spunto delle parole dette in solitudine dal Commissario. Attualmente la maggioranza di centrodestra alla Regione sembra meno coesa che mai (forse è l’effetto delle elezioni?) e si ha l’impressione che ognuno decida per sé. La nomina del nuovo dirigente a capo dell’Ufficio stampa, Vanna Andreola, indagata e non giornalista ha creato scalpore e ha creato contrapposizioni nette con il vice di Chiodi, Castiglione, che ha promesso il suo interessamento.
«Caro Presidente Chiodi, caro Capogruppo Venturoni», dice Chiavaroli, «evitiamo di dare l'impressione che sia iniziata la ricreazione ed il conseguente rompete le righe. Mi riferisco alla nomina del Direttore di un importante ente regionale, alla designazione di un dirigente nel servizio stampa la cui delibera sembra ora non avere paternità, e al comportamento del Direttore del settore Acqua che esterna in solitudine e a titolo personale. Tutti episodi di cui molti consiglieri hanno dovuto avere notizia (solo) dai massmedia e di cui invece avremmo necessariamente dovuto discutere in termini politici e di prospettiva. Si tratta di fatti che sommati l'uno all'altro, rischiano di dare l'impressione che ci si muova in maniera scollegata tra Giunta, Consiglio, gruppi e partito - sostiene Chiavaroli - anche se mi ostino a sperare che così non sia».