SCANDALO PERPETUO

Abruzzo/Acqua: caos, debiti e rimpalli di responsabilità... siamo alle solite

Chiodi chiede un consiglio straordinario. Il Pd:«i cittadini non paghino conseguenze»

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Abruzzo/Acqua: caos, debiti e rimpalli di responsabilità... siamo alle solite




ABRUZZO. Le parole del commissario straordinario Pierluigi Caputi risuonano ancora nell’aria e raccontano una gestione del servizio idrico in Abruzzo da far venire i brividi.
Debiti, approssimazione, opacità, clientelismo, controlli zero: hanno avuto una vita facilissima le sei società di gestione abruzzesi, tutte pubbliche, tutte formate da sindaci dei vari comprensori.
Debiti per 300 milioni e presunti crediti per 200mln ma lo stesso Commissario nutre seri dubbi sulla veridicità di queste ultime cifre che potrebbero nascondere invece alte brutte sorprese. Sta parlando forse di falsi in bilancio?
Il quadro allarmante dipinto da Caputi è a tratti grottesco perché descrive anche l’impossibilità e l’inutilità della sua stessa funzione cioè quella di porre in essere il “controllo analogo” cioè il controllo dell’ente pubblico Regione sull’altro ente pubblico che sono le società di gestione, attraverso l’Ato, l'ente d'ambito.

COMMISSARIO IRRISO?
Caputi racconta il suo sforzo perpetrato fin dal 2009 per cercare di sapere, controllare, dirigere la gestione delle diverse società ma il più delle volte –ha detto- è stato ignorato, qualche volta addirittura preso molto alla leggere, forse deriso.
Così scrive nel suo comunicato di oggi: «le azioni di controllo analogo e di indirizzo del Commissario nei confronti dei soggetti gestori sono rimaste per quasi tutte le aziende obblighi ignorati, a volte irrisi, nella migliore delle ipotesi rispettati formalmente ma non sotto il profilo sostanziale».
Che cosa significa? Fuori dalla formalità dei comunicati studiati e centellinati sembrerebbe di capire che l'autorità nominata dalla Regione sia stata persino presa in giro.
Che cosa ha fatto allora Caputi? Quante denunce alle procure sono partite?

VITTIMA DELLA MANCATA TRASPARENZA
Sembra di capire che egli stesso sia rimasto vittima della incredibile mancanza di trasparenza di tutto il comparto e lo stesso Ato unico abruzzese è un fulgido esempio con la mancanza quasi assoluta di documenti (l'archivio dell'albo pretorio on line grida vendetta). Nessun documento del commissario e nemmeno uno degli enti d'ambito.
Peccato perché se invece tutti avessero potuto leggere gli atti delle società pubbliche (come Aca, Cam, Russo, Sasi….) e magari del commissario magari dalla sua avrebbe avuto tutti i cittadini e forse avrebbe spuntato risultati più lusinghieri…
Ma se quegli atti fossero stati pubblici molte poltrone sarebbero saltate da molto tempo con ipotizzabili benefici pubblici.
La denuncia di Caputi sta già provocando pesanti reazioni e non lo esime da responsabilità dirette e indirette: le forze politiche hanno posizioni diverse. Si preannuncia il solito caos di dichiarazioni e scontri veri o presunti tra i partiti che confonderanno ancora una volta le acque e getteranno fumo negli occhi dei cittadini che oggi hanno la certezza -da fonte più che qualificata- che l’acqua in Abruzzo è stata gestita da personaggi che hanno creato un buco di almeno 25mln ma che può allargarsi paurosamente fino a più di 100.

SINDACI SORDI, CIECHI, MUTI
La cosa più incredibile tuttavia non è la presunta incapacità dei gestori ma la mancanza assoluta di controllo da parte dei “proprietari” delle società pubbliche, cioè i sindaci.
I gestori, gli amministratori delle società sono responsabili diretti ma anche i sindaci che hanno approvato i bilanci senza muovere rilievi negli anni sono altrettanto responsabili. E chi non ha denunciato e puntato i piedi non è comunque responsabile?
Perché questo comportamento dei sindaci, perchè non si ricordano primi cittadini che da anni conducono battaglie contro questo "Sistema"?
Le risposte possono essere molteplici.

A Pescara vi sono stati esempi eclatanti la scorsa estate quando non solo debiti e gestione dubbia dell’Aca erano più che evidenti e palesi ma anche una serie di inchieste avevano svelato come agiva il “partito dell’Acqua” eppure la maggioranza dei sindaci compatta ha votato nuovamente l’attuale presidente Ezio Di Cristoforo che ha sempre parlato di «democrazia» rispetto alla sua elezione. E proprio quella democrazia inchioda i sindaci che lo hanno votato.
I debiti ci sono tutti, i responsabili no.

IL CONSIGLIO REGIONALE STRAORDINARIO
Valanga di commenti sullo scandalo dell’acqua. Il presidente Chiodi batte tutti e chiede subito un consiglio straordinario.
«Si tratta - ha detto Chiodi - di vera emergenza. I risultati della nostra 'due diligence' sono evidenti. A dare soluzione non bastano più le azioni del Governo regionale nè tantomeno quelle di un Commissario, perché occorre che le Assemblee dei sindaci, presiedute dai presidenti delle Province e soprattutto dai Comuni, che sono proprietari delle società, abbiano consapevolezza del punto di non ritorno cui si è giunti. I soggetti gestori hanno accumulato negli anni debiti enormi. La Regione Abruzzo - prosegue Chiodi - non può commissariarli, ma li metterà presto di fronte alle loro responsabilità. La musica - conclude il presidente della Regione - dovrà cambiare».
Parola da campagna elettorale che perdono il loro senso di fronte per esempio alla impossibilità denunciata dal commissario di controllare le società pubbliche. Che tipo di “due diligence” è mai questa?

COSTANTINI (IDV):«SINDACI PRINCIPALI RESPONSABILI»
«E' tardivo il grido di allarme del Commissario Caputi sulla gestione del servizio idrico in Abruzzo», dice Carlo Costantini, capogruppo Idv in consiglio regionale, «è' vero, infatti, che i Sindaci (ovviamente non tutti, ma la stragrande maggioranza) sono i principali protagonisti dello sfascio, avendo completamente abdicato dalla loro funzione di controllo, in cambio di contropartite di stampo esclusivamente clientelare. E' vero anche che, sempre i Sindaci, pure di recente, hanno premiato, confermando con votazioni quasi plebiscitarie, gli attuali consigli di amministrazione, a dimostrazione ulteriore di quanto siano ormai compromessi in questo scandalo. Ma è altrettanto vero che di fronte alle ripetute e macroscopiche violazioni di legge delle attuali gestioni - peraltro per anni stranamente ignorate sia dalla magistrature penale (anche in questo caso, in verità, non tutta), che da quella contabile - il Commissario Caputi avrebbe potuto fare molto di più e non limitarsi a richiamini e reprimende apparsi in molti casi solo un modo per prenderne le distanze e precostituirsi una linea difensiva. Oggi - conclude il capogruppo Idv - non ci ritroveremo con un buco di centinaia di milioni di euro, che rappresenta in assoluto, per le modalità con le quali si è determinato, il più grande costo della politica della storia dell'Abruzzo».

PD:«GESTIONE AL COLLASSO. I NOSTRI TIMORI FONDATI»
Il Pd è stato il primo ad inviare una nota scritta di commento per chiedere «subito una seduta straordinaria della II Commissione».
«Non devono essere i cittadini a ripianare i debiti. I nostri timori erano fondati», hanno detto i consiglieri del Pd Ruffini, D’Amico e Di Pangrazio, «il sistema acqua regionale rischia il collasso a discapito dei cittadini abruzzesi. Avevamo avvertito la giusta necessità di discutere della grave situazione dell’acqua già 20 giorni fa chiedendo una riunione in Commissione, Il Commissario Caputi conferma che c’è un’emergenza. Noi vogliamo affrontarla tenendo fede a due principi: gestione pubblica e nessun aumento delle tariffe per i cittadini».

ACERBO(RC):«PD E’ IL PRINCIPALE RESPONSABILE DEL DISASTRO»
«Il sistema clientelare-affaristico va azzerato e non è più accettabile lo scaricabarile né lo scontro tra gruppi di potere a spese dei cittadini», ha detto Maurizio Acerbo (Rc), «fa sinceramente ridere la richiesta pur condivisibile dei consiglieri regionali del PD di audire Caputi in commissione. Il PD farebbe meglio a riunire i suoi organismi e intimare ai suoi esponenti di dimettersi dai vertici delle società e ai propri sindaci di smetterla di usare le spa pubbliche come proprio strumento clientelare e affaristico. Se l’ACA e il CAM sono le società che stanno peggio è evidente che parliamo di società targate PD. Sono i sindaci del PD che hanno confermato i vertici dell’ACA spa mica lo spirito santo!»
La Cisl e la Femca si augurano che Caputi si dimetta «per non avere denunciato in tempo questa situazione che ha determinato l'ulteriore aggravarsi di sintomi ben presenti già da diversi anni».
Il Wwf ha annunciato iniziative per domani chiedendo che si proceda a denunce formali alla Corte dei Conti e alla magistratura ordinaria.