LE CARTE DELL'INCHIESTA

Abruzzo/Dragaggio porto. L’appalto non piaceva nemmeno al provveditore Carlea…

I Nicolaj spingevano per buttare i fanghi in discarica e ottenere i rimborsi. Che ottennero

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

4297

PORTO CANALE PESCARA




PESCARA. Dopo il sequestro dell’impianto che doveva trattare i rifiuti per poi smaltirli e recuperarli, i Nicolaj spingono per buttare i fanghi in discarica.
Gli imprenditori, dunque, discutono delle analisi effettuate e su come aggirare i problemi causati dai sequestri dei carabinieri del Noe. Da progetto i fanghi dovevano essere trattati e recuperati poi con i sequestri c’è bisogno di una alternativa e la discarica sembra l’ipotesi migliore.
Per questo gli imprenditori Nicolaj spingono affinché la Regione autorizzi loro a conferirli in discarica che però ha un costo elevatissimo.
Secondo la procura infatti l’impresa, attraverso Luigi Minenza progettista del provveditorato, tentò di ammorbidire la Regione perché invece che asportare 10.000 m³ (così come stabilito nel progetto) prelevasse solo circa 6000 metri cubi per compensare i maggiori costi dovuti al conferimento in discarica.
La procura fa comunque notare che in quel momento -siamo poco dopo maggio 2011- la ditta Nicolaj aveva ricevuto soltanto l’affidamento del primo lotto pari a 7000 m³ anche se gli era stato anticipato che avrebbero avuto l’affidamento diretto di ulteriori lavori per 10.000 m³.
E le telefonate fra gli imprenditori e Minenza continuano tutte sullo stesso tenore nel cercare di far fare pressioni presso Franco Gerardini ed ottenere l’autorizzazione al conferimento  in discarica.
Ma l’operazione richiesta dagli imprenditori non sarebbe stata in alcun modo autorizzata, lo dice ai pm  proprio il dirigente regionale settore rifiuti, Gerardini, confermando che per lo smaltimento in discarica la pratica avrebbe necessitato del nulla osta del Via, la valutazione di impatto ambientale, procedura peraltro mai avviata.
L’interessamento del funzionario pubblico per la procura de L’Aquila sarebbe una delle conseguenze di una mazzetta di 2mila euro data dai Nicolaj.

SOLDI PUBBLICI PER RIMBORSARE AI NICOLAJ I COSTI DELLA DISCARICA
Ad un certo punto il Provveditore alle opere pubbliche Donato Carlea riconosce alla ditta Nicolaj l’importo di  262.800 euro per i maggiori oneri derivanti dal conferimento a discarica dei fanghi.
Il pubblico ministero tuttavia ha chiarito che la ditta ha chiesto quale rimborso per le spese sostenute per lo smaltimento dei materiali conferito in scarica la somma complessiva di 105.518,78 euro.
La procedura di riconoscimento dei maggiori oneri sarebbe comunque viziata per la procura che evidenzia come il nuovo progetto esecutivo che garantisce il rimborso non dia spiegazione in merito alla decisione di riconoscere all’appaltatore gli oneri sino ad allora sostenuti per il conferimento a discarica, diversamente da quanto lo stesso appaltatore aveva proposto con un’altra nota del 19 maggio 2011 quando aveva anticipato che avrebbe sostenuto personalmente i maggiori costi il conferimento a discarica a completamento dello smaltimento dei 7000 m³ di fango.
Alla ditta Nicolaj vengono dunque riconosciuti ingiustificatamente 262.800 euro in più.
Tale guadagno sarebbe stato possibile grazie anche all’interessamento di  Minenza che aveva ottenuto la dazione di 2000 euro.
Secondo la procura quella dazione, seppur esigua, era finalizzata ad ottenere da Minenza un «appoggio generalizzato alla ditta», una tutela di carattere tecnico e contabile presso il provveditore Carlea sia per minimizzare le problematiche insorte per il peggioramento dei fondali, sia per ottenere la possibilità di effettuare il conferimento dei fanghi a discarica, proseguendo nei lavori per l’intero importo dell’appalto e vedendosi riconosciuti maggiori oneri connessi a tale conferimento.
In pratica doppio danno e doppia beffa per le casse pubbliche che deve fare i conti con un illecito smaltimento dei fanghi (a carico del privato)  sanzionato dalla procura con più sequestri degli impianti e, come diretta conseguenza, si cambia il progetto e si conferisce alla ditta esecutrice il rimborso per i fanghi smaltiti a pagamento in discarica, a totale carico dell’ente pubblico. In pratica è come se le conseguenze degli illeciti legati allo smaltimento dei rifiuti sia stato pagato dalle casse pubbliche.

IL PROVVEDITORE CARLEA: «RIVA E MINENZA GIA’ RIMOSSI»
Che qualcosa non fosse andato  per il verso giusto se ne accorse anche il provveditore Donato Carlea che, ascoltato in procura, disse chiaramente di non essere affatto soddisfatto della gestione da parte dei suoi uomini di quell’appalto.
Dice di ricordare anche come i suoi sottoposti condividessero spesso le problematiche avanzate dalla ditta e si lamentò della mancanza di contrapposizione da parte «dei nostri preposti della stazione appaltante rispetto alle pretese della ditta» come dire che quei pubblici ufficiali erano troppo morbidi nei confronti del privato (che doveva essere controllato).
 Per questo lo stesso provveditore Carlea aveva informato la procura che aveva già rimosso il dirigente Fabio Riva  e Luigi Minenza dai loro compiti.


COME GIUSTIFICARE I SOLDI IN PIU’?
Una volta stabilita la disponibilità del Provveditorato a riconoscere i soldi in più però i Nicolaj iniziano a lambiccarsi il cervello per cercare di trovare giustificazioni contabili che molto probabilmente lo stesso Provveditorato richiederà alla ditta.
Si tratta di capire come fare a mettere le carte a posto sui 262mila euro riconosciuti alla ditta come rimborso per il conferimento in discarica.
C’è la paura che il Provveditorato potrebbe chiedere alla ditta fatture o bolle di conferimento in discarica. C’è tensione fra padre (Luca) e figlio (Galileo)  NIcolaj ed i carabinieri del Noe ascoltano diverse conversazioni sull’argomento.

Galileo: «quelli che hanno fatto un prezzo… che è 157 euro alla tonnellata… Quindi loro vedono i bollettari che gli ritornano…fanno la somma delle tonnellate, moltiplicano per  157 euro e ci danno i soldi…questi non vogliono né fatture da noi né nient’altro, voglio soltanto i bollettini di consegna. Ok?»
Luca: «…e li facciamo questi bollettini…»
Galileo: «è ma se non si possono fare bollettini falsi…non te lo fa nessuno perché quello là di Puglia (titolare della discarica ndr) ci si dovrebbe andare a parlare… e che vai a Canosa di Puglia per vedere se quello ti fa le bollette false?»


E nasce poi un alterco tra padre e figlio dove quest’ultimo cerca di trovare un modo per giustificare i soldi che arriveranno in più per l’appalto pubblico.

Luca: «bisogna vedere… se loro sono fiscali… ci dobbiamo organizzare per aggiustarlo… se loro dice “no va bene, facciamo delle fatture…” fatture così… e dopo magari noi annulliamo… Che cosa vogliono? Quale pezza d’appoggio vogliono da noi? Capito?»
Galileo: «le quarte copie… Da quello che ho capito…Mi hanno chiesto le quarte copie…»

(…)
Galileo: «quella cosa che…e portarla alla discarica quella là da 365 euro di Bleu (titolare della discarica di Puglia ndr) e ci guadagneremmo 100 euro a tonnellata… Perché paghiamo 265 euro a loro e ce ne darebbero come 365 euro… 100 euro in più a tonnellata facciamo. 100 tonnellate per 100 sono 110000 euro…
Luca: «quello là mi ha detto che questa cosa che serve a noi per la contabilità non è che serve… domani
(…) non ti preoccupare… siccome noi abbiamo già dimostrato quello che abbiamo fatto … E già abbiamo scritto… Il fatto di giustificarlo, serve solamente per la contabilità e basta…»
Galileo: «sì… siccome quello c’hanno aggiunto 700.000 euro e il lavoro nostro è ampiamente dimostrato il lavoro nostro… gli altri 260.000 sono pagamento degli oneri di discarica… quindi loro per pagare questi 260.000 hanno bisogno di una pezza d’appoggio…»
Luca: «ma perché dici… Ti stai allarmando il cervello per una cosa di cui hanno bisogno loro?… Ma perché scusa…Che gli diamo a fare i soldi se poi non facciamo le maule? (imbroglio ndc)»
Galileo: «ma che significa, se questi qua… Se questi qua vengono controllati dalla mattina alla  sera. Ma che ne sai se questi c’hanno detto che bisogna pagare a fronte di bollette… Le bollette le vogliono… Se no che cazzo gli diamo?
(…)
Luca: «Va bene si aggiusta, si aggiusta, si aggiusta speriamo di non finire in galera, tu sempre così con “si aggiusta”, “adesso li chiamo”, “adesso li vedo ora”, “gli parlo”, non riusciamo ad avere le quarte copie ma che cosa stai dicendo non riusciamo ad avere le quarte copie… ma perché ti inventi queste cose… ma perché vivi nel tuo mondo?»
(…)
Luca: «Ma sì… Perché sono cose che vanno concordate… Altrimenti che l’emo dati a fa i soldi a quelli, se non ci facciamo aiutare a risolvere il problema nei modi in cui ci vengono ad essere utili… Perché sennò grazie al cazzo , come dici tu, allora gli davamo… allora andavamo alla direzione lavori che non si piglia i soldi. Ma scusa fammi capire ma pure i metri cubi scavati sono quelli che sarebbero dovuti essere…, invece non lo sono…»
Galileo: «quello già fa parte di un altro contratto…»
Luca: «eh no… Ma no… Perché…»
Galileo: «perché no…»
Luca: «perché sempre la stessa persona abbiamo come controparte… Non sono controparti diverse, no? E quindi da là si vede , ora può darsi che si complica… Ma non è il momento di trattarle… Io mi piglio da parte gli dico quello che li tengo da dì… »


Alessandro Biancardi