PROPOSTE RAGIONEVOLI

Dragaggio porto, nuova proposta al Provveditorato: «cominciare dal bacino vecchio»

«Utilizzare una draga aspirante-soffiante per fare prima»

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DRAGAGGIO PORTO




PESCARA. Le operazioni di dragaggio vengano affidati alla Sidra e i materiali dell’escavo siano stoccati nella vasca di colmata del bacino di levante.
E’ questa la proposta che Antonio Spina dell’associazione armatori ha presentato nei giorni scorsi al Provveditorato per il dragaggio. Una proposta, che, spiega Spina, è stata elaborata con l’architetto Alberto Polacco, esperto di pianificazione portuale, già reggente di Porto Corsini di Ravenna e di Porto Marghera.
Dopo la presentazione di questo documento il presidente dell’associazione Mimmo Grosso e il vice-presidente Giovanni Verzulli si sono dimessi.
La marineria, gli spedizionieri portuali e i petrolieri sono fermi da quasi un anno e che alla luce degli ultimi avvenimenti neanche l’appalto per il dragaggio assegnato alla Sidra ha fugato i timori e non si vede all’orizzonte la possibilità che il porto sia agibile al più presto, perlomeno per fine aprile, quando finiranno le coperture finanziarie per la marineria;
La ditta Sidra, vincitrice della gara di appalto per il dragaggio di 200.000 mc dei bacini portuali, ha difficoltà a smaltire e trattare il materiale dragato e i fanghi delle aree portuali (avamporto, canaletta e bacino vecchio) sono sostanzialmente tutti inquinati e non adatti ad altri scopi, come il ripascimento di alcune spiagge, come è oramai noto da più di un anno.
«Bisogna fare in fretta», spiega Spina, illustrando il progetto presentato al provveditorato con un cronoprogramma ben preciso.

PREPARAZIONE DELLA VASCA DI COLMATA
L’associazione chiede che i fanghi superficiali della vasca, oramai decantati da anni, dovrebbero essere rasati a filo del piano di calpestio della banchina e trasportati a Piano di Sacco.
«Essi sono, fino a quel livello di piano, oramai secchi e sono adatti già così per il riciclaggio ad uso di massicciate stradali o altro scopo».

INIZIARE DAL BACINO VECCHIO
Le operazioni di dragaggio, si spiega nella proposta, «devono iniziare dal bacino vecchio (interno) perché lì sono maggiori i depositi di fango trasportato dal fiume». Per velocizzare il dragaggio si propone l’utilizzo di una draga aspirante-soffiante che svuoterebbe in poco tempo i fanghi del dragaggio nella vasca di colmata della banchina di levante già preparata a riceverli. «Non è necessario che i pescherecci si spostino altrove tranne che dalla banchina nord a quella sud per permettere alla draga di scavare i fondali. Sarebbe più logico incominciare da quella nord perché è la più intasata e perciò i pescherecci si sposterebbero momentaneamente su quella sud e viceversa. Una parte del fango dragato può essere depositato nell’angolo della banchina della Madonnina che, qualunque sarà l’assetto futuro del porto, andrà riempita. Il quantitativo stimato da dragare nel bacino vecchio in base alle disponibilità dell’appalto è di circa 100.000 mc».

LA CANALETTA
La canaletta, si spiega nella proposta, è invece la meno bisognosa di dragaggio poiché al centro di essa comunque i pescherecci riescono a transitare. «E’ più necessario “pulire” ai lati». Il quantitativo da dragare in quel tratto è di circa 20.000 mc, in quanto essa è solo di passaggio e non di ormeggio.

AVANPORTO E DARSENA
L’avamporto e la darsena sono già oggetto dell’apertura di una “strada” da parte del pontone della ditta Sidra che sta scavando (25.000 mc) la gobba che si è formata davanti alla vecchia foce dei due moli guardiani. La strada servirà ai pescherecci che volessero lasciare il porto (ma per andare dove ?): «è chiaro», spiega Spina, «che se non si dragasse prima il bacino vecchio qualche peschereccio riuscirebbe ad uscire ma poi non potrebbe rientrare al suo posto d’ormeggio nel bacino vecchio. E servirà al pontone che nel frattempo ha già rotto una volta il timone durante le operazioni di dragaggio o alla draga». La quantità di materiale da scavare in quell’area, ripartita secondo la disponibilità dell’appalto, è di circa 80.000 mc.

FANGHI E RISCHI
Secondo l’associazione, non serve aspettare il responso delle ultime analisi effettuate, perchè anche quei materiali (fango trasportatovi dal fiume e sabbia degli interrimenti, che sono mischiati) «non siano adatti per il ripascimento delle spiagge. D’altronde non lo furono l’anno scorso quelli del porto turistico (composti di sola sabbia, perché lì non c’è il trasporto solido fangoso del fiume). Come potrebbero quindi esserlo i materiali dei fondali dell’avamporto, dove scorre il fiume inquinato?»
I fanghi depositati nella cassa di colmata della banchina di levante, dopo un certo lasso di tempo (4/5 mesi) possono essere trasferiti, decantati e asciutti, nel sito di Piano di Sacco. «Nel frattempo l’amministrazione», spiega ancora Spina, «deve provvedere all’appalto della rimozione anche dei fanghi vecchi depositati nella vasca, che sono via via umidi o bagnati verso il fondo, non essendo stata la cassa messa a norma e impermeabilizzata a suo tempo. Operazione che si deve fare contemporaneamente alla rimozione dei fanghi dragati, vecchi e nuovi, e alla creazione del nuovo pavimento della banchina».