L'INCHIESTA

Abruzzo/Dragaggio porto Pescara: tutte le accusa della procura antimafia

Traffico illecito di rifiuti per guadagnare di più e mazzette per avvantaggiare le imprese

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Abruzzo/Dragaggio porto Pescara: tutte le accusa della procura antimafia




PESCARA. L’inchiesta della procura antimafia de L’Aquila svela scenari e particolari inediti dietro l’incredibile empasse dei vari lotti per il dragaggio del porto di Pescara.
Un po’ di quello che è successo dietro le quinte viene svelato da una inchiesta penale che va avanti da oltre tre anni e che si divide in due tronconi principali: il primo quello che riguarda il terzo lotto e che per una serie di coincidenze ha consentito di trovare un paio di «prove regina» circa “l’aggiustamento” dell’appalto che vede come regista il dirigente pubblico e consulente del commissario straordinario Bellafronte Taraborrelli.
Il secondo troncone è quello portato avanti dai carabinieri del Noe di Pescara che indagando sulle modalità di smaltimento dei fanghi del porto sono riusciti a scovare una presunta “mini-tangente” da duemila euro. Tanto è bastato per creare problemi ai due principali della ditta Nicolaj, Luca e Galileo, padre e figlio, e al pubblico ufficiale del Provveditorato delle opere pubbliche di Abruzzo Lazio e Sardegna, Luigi Minenza, percettore della tangente.
Si tratta di una inchiesta che in qualche modo spiega i mancati controlli degli enti pubblici, svela qualche retroscena utile per capire il perché di tanta inettitudine, regala qualche conferma e di sicuro svela ancora una volta interessi illeciti e presunta corruzione dietro i grandi appalti pubblici.

IL TRAFFICO ILLECITO DI RIFIUTI
I responsabili della ditta Nicolaj, quelli della ditta belga Dec-nv e della Europiemme sono accusati di aver organizzato «un disegno criminoso al fine di conseguire un ingiusto profitto». La procura ravvisa il profitto illecito nel risparmio quantificabile in euro 250.000 del costo necessario per il regolare smaltimento di 2.362 tonnellate di rifiuto denominato “Filter cake”. La procura parla di una organizzazione stabile e continuativa consistente in un traffico illecito di rifiuti presso il sito della ditta Europiemme di Moscufo con la creazione anche di una discarica illecita di rifiuti non pericolosi.
Il tutto avviene nell’ambito dei lavori dragaggio del porto di Pescara relativi al primo e secondo lotto.
La ditta belga Dec-Nv è quella che ha installato nei pressi del porto l’impianto di “soil washing” per la lavorazione dei fanghi e che doveva occuparsi del reperimento di siti per il trattamento del recupero e per lo smaltimento del prodotto lavorato dall’impianto denominato appunto “Filter cake”.
I fanghi, tuttavia, venivano denominati con un codice diverso rispetto a quello previsto dalle norme per cui erano illecitamente trattati dalla Europiemme, abbandonati sul terreno ed impropriamente avviati ad un’operazione di recupero consistente nello smaltimento presso una cava di proprietà della ditta Bleu di Canosa di Puglia.

FORMULARI FALSI
I fanghi venivano poi trasportati utilizzando un codice non regolare, dando vita all’illecito del trasporto di rifiuti non autorizzati. Da questa accusa dovranno difendersi una serie di trasportatori incaricati che si sarebbero prestati.

ALTERAZIONE DEI LUOGHI E INGANNO DEL CTU DELLA PROCURA
Francesco Paolo Pesce (responsabile di cantiere Dec-Nv) e Davide Mosca (tecnico di cantiere) devono rispondere di violazione delle norme sugli scarichi industriali per aver ingannato il consulente tecnico della procura nell’ambito di un altro procedimento penale perché avrebbero alterato lo stato dei luoghi e delle cose relativamente all’impianto della ditta belga installato presso il porto di Pescara. Avrebbero in sostanza messo in moto il macchinario per simulare un’operazione di trattamento, introducendo tuttavia dell’acqua corrente nella vasca di accumulo dei fanghi al posto dell’acqua normalmente utilizzata dall’impianto, cioè quella del fiume Pescara, modificando così sostanzialmente il risultato finale e traendo in inganno il consulente tecnico.

NICOLAJ E MINENZA MAZZETTA DA 2MILA EURO
Gli imprenditori Luca e Galileo Nicolaj e il pubblico ufficiale Luigi Minenza sono accusati di corruzione: secondo la procura i primi avrebbero consegnato una mazzetta sull’autostrada durante un viaggio verso Roma.
La cifra, benchè esigua, sarebbe servita per evitare che il peggioramento della situazione inerente la navigabilità del fiume potesse indurre il provveditore Donato Carlea a terminare anzi tempo l’appalto arrecando così danno alla ditta.
La mazzetta sarebbe servita inoltre ad ottenere dalla stazione appaltante la liquidazione di maggiori oneri derivanti dalla indisponibilità del sito della ditta Europiemme e dal conseguente conferimento a discarica, anziché recuperare i fanghi come precedentemente stabilito.
In sostanza il provveditore Carlea con una sua nota avrebbe liquidato 262.800 euro (soldi non dovuti per la procura) come rimborso delle spese di stoccaggio in discarica effettuato dalla ditta Nicolaj invece di recuperare i fanghi: cambio di programma diretta conseguenza dei due sequestri effettuati dal Noe per illecito trattamento di rifiuti.
Secondo la procura, inoltre, la mazzetta sarebbe servita a indurre Minenza ad intercedere presso il dirigente dei servizi rifiuti della Regione Abruzzo, Franco Gerardini, affinché concedesse l’autorizzazione del conferimento a discarica anziché il recupero dei fanghi, come autorizzato in realtà dal progetto dell’appalto.
Secondo la procura, tuttavia, la ditta Nicolaj sarebbe stata sempre consapevole dell’illecito smaltimento dei fanghi del dragaggio da parte della ditta Europiemme ed inoltre non avrebbe mai denunciato né avrebbe posto in essere azioni per bloccare il prosieguo delle illecite operazioni traendo in inganno la stazione appaltante.

III LOTTO AGGIUSTATO GRAZIE A TARABORRELLI
L’altro capo d’imputazione che coinvolge altre 14 persone riguarda il terzo lotto dell’appalto gestito come consulente-factotum, nominato dal commissario straordinario Guerino Testa, Bellafronte Taraborrelli, responsabile della gara di appalto denominata “superamento della fase di emergenza socio-economico-ambientale determinatasi nell’asta fluviale del bacino del fiume Aterno. Dragaggio di somma urgenza del porto il fiume Pescara”.
Secondo la procura Taraborrelli avrebbe utilizzato come supporto tecnico Giuseppe Biscontin che di fatto lavora con la Dragaggi srl, una delle ditte che ha partecipato all’appalto e che sarebbe stata di fatto avvantaggiata. Gli indagati sono accusati di aver organizzato un cartello al fine di favorire la ditta Dragaggi srl anche se la stessa è risultata seconda in graduatoria dietro la ditta Gregolin che con un ribasso dell’11,19% è arrivata prima.
I lavori tuttavia sarebbero stati affidati in subappalto alla Dragaggi srl per oltre l’83% dell’importo della gara, incorrendo così in una gravissima violazione di legge che impedisce i subappalti alle ditte che hanno partecipato.
Inoltre la procura ha potuto accertare come da una e-mail tra Biscontin e Luciano Boscolo Cucco si conoscesse già dal 5 ottobre 2011 la percentuale dei ribassi presentati dalle altre ditte e la numerazione che le stesse avrebbero avuto al momento del deposito della richiesta di partecipazione, depositata presso gli uffici della Provincia di Pescara.
La procura avrebbe inoltre accertato senza ombra di dubbio che quantomeno la Dragaggi srl fosse a conoscenza dei nomi dei partecipanti alla gara e delle percentuali di ribasso. Il tutto si sarebbe realizzato con l’accordo, non soltanto delle ditte partecipanti, ma anche di Taraborrelli e di Biscontin. Il primo, in virtù del rapporto di amicizia e dei doni ricevuti, avrebbe fornito notizie in merito ai partecipanti al secondo.
Per avvantaggiare la ditta Dragaggi srl si sarebbe modificato anche il capitolato di appalto ove anziché «una draga avente pozzo di carico con la capienza minima di 2000 m³», come stabilito dal progetto redatto dall’Università degli Studi dell’Aquila, viene inserita una modifica che prevede invece «un pozzo di carico adeguato all’intervento» che ha permesso in questo modo l’ingresso della ditta Dragaggi srl con la motonave Gino Cucco con un pozzo di carico di capienza pari a 1400 m³.

«NICOLAJ PERICOLOSI CONSAPEVOLI DEGLI ILLECITI»
«La ditta Nicolaj era assolutamente consapevole dell’illecita gestione dei rifiuti». L’assunto della procura è netto e sarebbe provato da una serie di intercettazioni nelle quali padre e figlio, Luca e Galileo, ragionano su come fare per «aggiustare le carte»
«La condotta dei Nicolaj», scrive il gip Marco Billi, «risulta connotata da evidente malafede contrattuale e si è articolata in una serie di artifici e raggiri che hanno consentito loro di ingannare la stazione appaltante facendo apparire l’esecuzione del contratto conforme agli obblighi assunti. In tal modo gli indagati hanno ottenuto il rimborso degli oneri di conferimento a discarica».

«MINENZA: PERICOLO REITERAZIONE»
Per Luigi Minenza, dipendente del Provveditorato per le opere pubbliche per il Lazio, Abruzzo, Sardegna «sussiste il pericolo di reiterazione del reato», scrive il gip Marco Billi, «considerata la gravità della condotta posta in essere dall’indagato nel contesto di una procedura di appalto particolarmente delicata e dalle implicazioni rilevanti per la collettività e il tessuto economico della città di Pescara. Ha accettato una dazioni di denaro per orientare in senso favorevole all’appaltatore i controlli».

«NICOLAJ: MAZZETTE E SOLDI IN NERO»
La procura fa notare poi la gravità della condotta dei due Nicolaj che non si sono arrestati nemmeno di fronte a due sequestri della magistratura ma hanno continuato a brigare in violazione di leggi di cui loro stessi erano pienamente consapevoli.
E per motivare la richiesta poi accettata dal giudice per le indagini preliminari di dichiarare la ditta Nicolaj inabile a contrattare con la pubblica amministrazione, vengono riportati stralci di intercettazioni nelle quali Galileo e Luca parlano di situazioni poco chiare relative alla gestione dei soldi.
Si fa per esempio chiaramente riferimento a «soldi in nero» circa una contabilità parallela della ditta e si discute sulla opportunità di spenderli o meno.
In un’altra intercettazione telefonica, sempre padre e figlio parlano, di un non meglio specificato soggetto i cui genitori vivrebbero per molti mesi l’anno in una zona dei Tropici (forse Santo Domingo o Acapulco) e Luca ad un certo punto spiega che quella persona «sa’ cumprate n’appartamente… sa purtate nu poco de li suld nustr, de li mazzett no?...» facendo chiaramente riferimento a dei soldi della ditta e pronunciando anche la parola «mazzette». Con quei soldi il soggetto misterioso avrebbe poi comprato agevolmente una casa visto che i prezzi in quella zona del mondo sono molto bassi rispetto all’Italia.

SOSPENSIONI E INTERDIZIONI
Il giudice ha dunque disposto, valutati gli elementi probatori, le imputazioni provvisorie e comminato le sanzioni preliminari. In capo alla ditta Europiemme srl è piombato il sequestro preventivo per l’area dedicata allo stoccaggio dei rifiuti presso la sede operativa di Moscufo e Collecorvino.
E’ stata sequestrata la somma di 2000 euro sul conto di Luigi Minenza, cifra uguale alla presunta mazzetta incassata. Sul conto della Nicolaj è stata sequestrata invece la somma di 105.518,78 euro.
Il giudice ha ordinato anche il sequestro di un autocarro di proprietà della ditta Nuccitelli Giacomo & Andrea snc che sembrerebbe non essere stato trovato dai carabinieri. 


Alessandro Biancardi