LA PROPOSTA

Calice Toyo Ito, il Museo di Nocciano: «lo vogliamo noi»

Anche il Comune di Francavilla al Mare pronto ad ospitarlo

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Calice Toyo Ito, il Museo di Nocciano: «lo vogliamo noi»

Come sarebbe (più o meno)




PESCARA. Un’unica opera d’arte con più ‘vite’.
Il Calice di Vino dell’artista giapponese Toyo Ito è giovane: 4 anni e mezzo appena. Ma nel corso della sua esistenza ha trascorso diverse fasi: il momento più alto ha una data precisa: 14 dicembre 2008, l’inaugurazione in pompa magna.
Poi il rapido declino: la rottura improvvisa 64 giorni dopo, l’imbracatura di ferro che l’ha completamente snaturata, l’inchiesta della magistratura che l’ha travolta, la permanenza in una piazza Salotto che l’ha derisa e anche coperta (con cartelloni messi dall’amministrazione Mascia). Ora pare che sia arrivata una nuova fase: il magistrato ha dato l’ok per lo spostamento, il Comune di Francavilla lo vorrebbe da posizionare davanti al Mumi e il sindaco Antonio Luciani gli ha ridato quella dignità artistica che pare avesse perso. Lo stesso artista giappones, dice il sindaco Mascia, avrebbe disconosciuto la sua opera.


Qualche giorno fa il maestro Ito ha ricevuto il ‘nobel’ per l’architettura e questo riconoscimento potrebbe dare nuova linfa alla sua creatura.
Si è fatto avanti un nuovo pretendente disposto ad occuparsi di quel calice rotto che per forza di cose dovrà restare imbracato. Nelle ultime ore, infatti, l’Istituzione Castello e Museo delle Arti, organo di gestione del Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Nocciano, ha inviato una lettera al sindaco Mascia in cui dichiara di essere disponibile ad ospitare la sfortunata scultura.
«Pur consapevoli che l’opera è in pessime condizioni, e che rimanendo lì dov’è senza alcun intervento rischierebbe di peggiorare ulteriormente la sua stabilità», spiega in una nota il Museo, «di concerto con l’Amministrazione comunale di Nocciano, saremmo disponibile ad ospitare il Calice negli ambienti esterni del Castello medievale, in cui ha sede la pinacoteca permanente d’arte moderna e contemporanea».
Il comitato tecnico scientifico del Museo, insieme ad una nota azienda che lavora materiali plastici, avrebbe anche pensato ad una soluzione tecnica per evitare che la scultura possa continuare a sfaldarsi ulteriormente.


«In questo modo il Calice rimarrebbe in provincia di Pescara e consegnato ad un Museo eviterebbe di far alimentare ulteriori polemiche su collocazioni poco adatte, e per certi versi denigranti, per un lavoro che molti considerano comunque un’opera d’arte. Il Comune di Pescara attraverso questa soluzione potrebbe accontentare sia coloro che non vedono di buon grado l’Huge Wine Glass nel salotto più importante della città e sia coloro che invece ritengono poco consono lo spostamento di un bene pagato dai cittadini pescaresi in una sede fuori provincia».
Infine, il Calice rosso, da un punto di vista prettamente simbolico, «è molto in sintonia con la vocazione dell’entroterra pescarese per vie delle diverse aziende vitivinicole presenti sulle sue colline: solo nel comune di Nocciano, infatti, sono attive tre delle più grandi aziende della regione Abruzzo, senza tener conto di quelle che lavorano nei comuni limitrofi».
Il Museo propone anche un rendering del calice posizionato davanti alla pinacoteca. L’opera d’arte compare senza la gabbia metallica che fino a questo momento, però, è condizione necessaria affinchè la struttura non collassi.