Villa Pini: situazione occupazionale esplosiva

Uil Fpl: «con o senza offerte di acquisto, in 230 rischiano il posto»

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l'atrio di Villa Pini





ABRUZZO. C’è un aspetto un pò trascurato nella telenovela di Villa Pini. Ed è il futuro lavorativo dei circa 650 dipendenti della clinica, in parte assunti ed in parte ancora in cassa integrazione.
Si preferisce, infatti, parlare di offerte d’acquisto senza fare il passaggio successivo: quanti dipendenti saranno riassorbiti? E quando scatta la protesta, come quella dei cassintegrati che premono per rientrare a lavorare, si contesta solo il mancato arrivo dell’indennità e sembrano lontani i tempi delle assemblee e dei cortei contro la Regione per gli stipendi che non arrivavano.
Oggi la situazione è diversa dal punto di vista delle responsabilità, eppure si protesta contro l’affittuario Nicola Petruzzi (che invece paga anche se non ha riassunto tutti) e contro il curatore Giuseppina Ivone. Eppure in caso di gestione diretta, l’esercizio provvisorio non solo pagherà, ma sarà costretto a riassumere tutta la forza lavoro, salvo attivare immediatamente la mobilità e quindi i licenziamenti per la parte eccedente il fabbisogno.
Lancia questo allarme occupazionale Domenico Rega, Uil Fpl: «Sia con la vendita sia con l’esercizio provvisorio c’è il nodo del personale in esubero – spiega - la riduzione dei posti letto accreditati e del budget rende inevitabile il discorso dei licenziamenti. Fatti i conti, dei 650 dipendenti, risulterebbero in esubero circa 80 lavoratori, rispetto a quelli già in servizio. Aggiunti ai circa 150 in cassa integrazione, diventerebbero 230. Va poi chiarito se gli assunti dal Policlinico conservano o hanno perso l’anzianità precedentemente vantata e necessaria per essere inseriti nell’allegato A, cioè l’elenco di chi doveva essere assunto. Poi ci sono i nuovi lavoratori assunti dal Policlinico e legati alle nuove esigenze tecnico produttive. Posso solo anticipare che il sindacato proverà a contenere l’emorragia dei lavoratori in esubero, a conservare gli ammortizzatori sociali e ad adottare tutti gli strumenti possibili (contrati di solidarietà, part time ecc.) per conservare la forza lavoro».

POLITICA REGIONALE ASSENTE NELLA VERTENZA OCCUPAZIONALE
Potrebbe essere questa la spiegazione dell’assenza della politica regionale in una vertenza ormai annosa? E’ probabile, visto che i livelli occupazionali dipendono dalla politica sanitaria adottata. Infatti quando per Villa Pini il Tribunale decise il fallimento con esercizio provvisorio, la situazione era irrecuperabile dal punto di vista dei conti perché a fronte di crediti per 150 mln c’erano debiti per 400 (ora lievitati ancora e vicini ai 600). Ed anche allora il personale forse era in esubero, anche se il budget assegnato al curatore con il ritorno degli accreditamenti era maggiore di oggi.
Da allora però, con una particolare “predilezione” per Villa Pini, ci sono stati tagli e riduzioni di posti letto che hanno ulteriormente aumentato il numero degli esuberi. Basti pensare alla chiusura dell’Azienda agricola a Ripa Teatina (circa 40 dipendenti in meno), al taglio della lungodegenza (21 posti letto e decine di dipendenti fuori gioco) o all’ultima spending review (altri 50-60 licenziati). Di qui la quasi inutilità degli elenchi (allegati A e B) che i sindacati fecero approvare al momento dell’accordo con il Policlinico Abano Terme, in una lunga nottata di trattative a Villa Immacolata. Ora il personale rimasto fuori è sul piede di guerra, ma sono scomparsi come obiettivo di contestazione i politici, che pure era stati messi in graticola durante alcuni consigli regionali, nelle infuocate assemblee del personale o nelle manifestazioni a Viale Bovio e negli uffici regionali. Anche per la gestione della cassa integrazione, che pure dipende dalla politica governativa e regionale, si avverte una certa stanchezza degli interessati. 


GLI SCENARI POSSIBILI CHE PROVOCHERANNO GLI ESUBERI
Eppure gli scenari che si presentano sono poco rassicuranti ed anche un po’ complicati dal punto di vista giuridico e pratico.
 Primo scenario: nessuna offerta di acquisto. La clinica dovrà essere riconformata, sono previste difficoltà di liquidità (nell’ipotesi più ottimistica il primo stipendio ci sarà a fine maggio, perché l’esercizio provvisorio ha zero euro in cassa e deve aspettare le rimesse della Asl ed il credito delle banche) e saranno ridotti i livelli occupazionali tenendo conto di una rideterminazione della pianta organica in rapporto al budget. L’unico aspetto positivo sarà che il curatore, che è un soggetto istituzionale, riassumerà i dipendenti secondo i criteri previsti dalla legge (monoreddito, carico familiare ecc.) ed attiverà tutti gli strumenti legali a tutela dei lavoratori. Ma se richiamerà in servizio alcuni, manderà fuori necessariamente altri ed attiverà la procedura di mobilità che è l’anticamera del licenziamento, salvo mantenere in servizio i nuovi profili professionali indispensabili per gli ultimi servizi attivati.
Secondo scenario: c’è un’offerta di acquisto, ma visti i tempi tecnici necessari per l’asta, la clinica dovrà  essere comunque gestita o da un nuovo staff chiamato ex novo oppure (soluzione preferibile sotto ogni aspetto) dal Policlinico Abano Terme, sia in caso di offerta in extremis dello stesso Petruzzi sia che si faccia avanti un altro imprenditore. Ed in questo caso sarebbero prorogati i contratti in essere, fino all’aggiudicazione della clinica. In questo momento drammatico per l’occupazione resta però il mistero delle tante manifestazioni di interesse e delle mancate offerte, del millantato progetto di acquisto da parte di un imprenditore locale e delle avances di operatori già amici di Villa Pini. 


Sebastiano Calella