IL PORTO DELLE RABBIE

Abruzzo/Inchiesta dragaggio: «appalto pilotato e comprato con i viaggi»

«Gestione disinvolta della cosa pubblica a vantaggio del privato»

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Abruzzo/Inchiesta dragaggio: «appalto pilotato e comprato con i viaggi»

A spasso nel fiume




PESCARA. Inizia a diradarsi la nebbia che è calata da anni sul dragaggio del porto di Pescara.
Chi si era adagiato sulla sconfortante idea che il tutto fosse legato alla esclusiva incompetenza degli attori coinvolti oggi dovrà ricredersi. La storia del dragaggio è di quelle travagliate che fin da subito hanno scatenato esposti e dichiarazioni che oggi devono considerarsi un preannuncio nefasto.
Oggi però sulla sabbia, sulle polemiche , sulle ire (più che giustificate dei pescatori), sulle centinaia di promesse non mantenute, sulle espressioni rassicuranti degli amministratori si stratificano le “verità” che emergono da una inchiesta della finanza e del Noe che raccontano i guasti che i pescatori immaginavano da tempo. Si tratta di una prima parte dell’inchiesta che è molto più ampia e che –viste le avvisaglie- è probabile che potrà regalare ulteriori dispiaceri.
L’inchiesta che ieri ha portato all’arresto del notissimo ingegnere, consulente, progettista e dirigente pubblico, Bellafronte “Tino” Taraborrelli e Giuseppe Biscontin, 65 anni, di Venezia, gia' funzionario del ministero delle Infrastrutture, oggi in pensione, riguarda il lotto numero 3 del dragaggio.
Alcune prove vengono definite dalla procura de L’Aquila «schiaccianti» come una email che proverebbe, al di là di ogni dubbio, almeno la conoscenza di informazioni riservate sull’appalto.
I vari tasselli sono stati trovati nell’ambito dell’inchiesta già avviata sui primi due lotti. C’è molto di più dunque da sapere e la procura e gli inquirenti sono al lavoro e si potrebbe arrivare ben presto alla fine delle indagini perché ormai il più è fatto.
Questa indagine è partita dal filone ben più noto sulle analisi dei fanghi e la presenza di inquinanti che per mesi ha visto contrapposti i dati della procura e quelli dell’Arta.

I SEQUESTRO DELLA DRAGA: INIZIAMO BENE
A dicembre 2011 il gip de L’Aquila ordinò il sequestro della draga e il blocco dei lavori, con l'obiettivo di impedire l'immersione di sedimenti portuali contaminati da Ddt ed evitare un danno all'ecosistema marino. Il provvedimento di sequestro, eseguito nel giorno stesso in cui i lavori presero il via, era finalizzato a scongiurare che venisse consumato il reato di traffico illecito di rifiuti previsto dal Testo Unico Ambientale e dalla normativa a tutela dell'ambiente marino.
Circa 72mila i metri cubi di materiali che sarebbero stati dragati e sversati successivamente in un'area di mare prospiciente il litorale pescarese.
In quel caso furono tre le persone indagate, con l'accusa di tentativo di traffico illecito di materiale inquinante: il direttore dei lavori e direttore del settore ecologico della Regione Abruzzo, Carlo Visca; il Responsabile Unico del Procedimento (Rup), Emanuele Ucci, architetto impiegato alla Provincia di Pescara; il legale rappresentante della ditta di Venezia vincitrice dell'appalto, Francesco Gregolin.
Le procedure d'appalto furono gestite dal commissario delegato dal Governo, Guerino Testa, presidente della Provincia di Pescara.
All'origine delle indagini che portarono al sequestro c'erano valutazioni contrastanti circa la pericolosità dei fanghi sui risultati delle analisi effettuate dall'Arta e dall'Ispra e su quelli delle perizie ordinate dalla Procura dell'Aquila.

UN CARTELLO DI IMPRESE… CON SCRITTO “APPALTO PILOTATO”
Nell’inchiesta che ha portato agli arresti di ieri una certezza sembra granitica: circolavano informazioni riservate e dettagliate sull’appalto. E le conoscenze erano in possesso di chi non doveva averle (uno dei partecipanti alla gara).
«Sono emersi - scrive il giudice - i rapporti esistenti tra gli indagati e la società Dragaggi e la corresponsione di varie utilità in favore dei due indagati (Taraborrelli e Biscontin). Il ricevimento di tali periodiche utilità, anche se precedenti alla formale nomina ad assistente del Rup, appare certamente idoneo ad influenzare la condotta successiva di Taraborrelli. L’accordo pregresso, la conoscenza e lo scambio di informazioni, la predisposizione di uno schema formalmente corretto di gara per far risultare vincitrice una società di schermo (la Gregolin), ma per far eseguire la parte essenziale dei lavori (pari all’83%) alla Dragaggi, integra pienamente il reato oggetto di contestazione».
Si parla poi della «gestione disinvolta della cosa pubblica nell’interesse di una impresa privata. L’allarme sociale appare tanto più elevato quanto più si consideri l’importanza della gara di appalto per la città di Pescara che vedeva il suo fiume ed il porto canale a rischio straripamento... Ma si sarebbe sviluppata anche nello sversamento in mare di sedimenti nocivi per la popolazione e l’ambiente marino».
In una mail acquisita dalla finanza si riportano analiticamente ed esattamente gli importi che sarebbero stati offerti da ciascuna delle società nella gara.
Secondo i pm Antonietta Picardi e Simonetta Ciccarelli, Taraborrelli avrebbe avuto rapporti troppo stretti con chi doveva invece controllare e con i quali non doveva avere legami perché concorrenti in una gara in cui lui era la parte pubblica.
Taraborrelli viene definito come «il factotum della gara d’appalto» avendo ricevuto un incarico dal commissario straordinario, Guerino Testa, come supporto al Rup. Le accuse per lui sono di turbativa d’asta e di falso favorendo la ditta Dragaggi srl.
Attraverso Giuseppe Biscontin, ex dirigente del Ministero, aiutante della società Dragaggi Srl ai domiciliari, le informazioni riservate sarebbero partite da Pescara e arrivate fino in Veneto, sempre via Taraborrelli.
L’appalto poi fu aggiudicato alla ditta Gregolin Lavori Marittimi per l’importo di circa 750 mila euro con un ribasso dell’11.19%, mentre la seconda classificata è risultata la società Dragaggi Srl con ribasso 10.99%.
«Senza ombra di dubbio», si legge nelle carte «la Dragaggi Srl era a conoscenza dei nomi dei partecipanti alla gara e delle percentuali di ribasso che avrebbero proposto con l’accordo non soltanto alle ditte partecipanti ma anche a Taraborrelli e Biscontin».
Viaggi, biglietti aerei e vacanze sarebbero state le “utilità” incassate da Taraborrelli per veicolare le informazioni.

LE ACCUSE PER TESTA: NON C’ERA
L’accusa per il presidente Guerino Testa dalle carte appare semplice e per certi versi minima.
Testa avrebbe attestato contrariamente al vero, nel verbale del 12 ottobre 2011, la sua presenza durante la formale apertura dei plichi per la valutazione delle 12 proposte che gli stessi venivano aperti davanti ai 3 della commissione.
I plichi erano stati autenticati con le sigle dei verbalizzanti e con la data ma nel momento in cui si firmava Testa non c’era mentre la sua firma sì. La procura ha le prove che durante buona parte della mattina il presidente della Provincia di Pescara era altrove e di sicuro non nella stanza dove si aprivano i plichi.
Due sono le possibilità: o qualcuno ha apposto una firma falsa al posto di Testa, oppure lo stesso presidente ha firmato poi in un altro momento.

GLI ALTRI INDAGATI
Tra gli indagati risultano anche amministratori e rappresentanti legali di altre società che in qualche modo hanno partecipato alla gara. Si tratta di: Luca Nicolaj (Nicolaj Srl), Galileo Nicolaj (Nicolaj Srl), Antonello Mancini (Nicolaj Srl), Pierre Henri Catteau (Dec-Nv), Francesco Paolo Pesce (Dec-Nv), Davide Mosca (Dec-Nv), Candeloro Di Sabatino (Euro Piemme Srl), Artesiano D'Attilio (Euro Piemme Srl), Cristian Ventura (Euro Piemme Srl), Andrea Nuccitelli (Nuccitelli Snc), Luigi Minenza (progettista), Sabino Cannone (Ecologica Anzuca Srl), Gianluca Giansante (Soget Srl), Luciano Columbaro (Soget Srl), Franco De Lutiis (Marzoli Trans Srl), Guerino Testa (commissario delegato), Emanuele Ucci (Rup), Angelo Bellafronte Taraborrelli (supporto al Rup), Luciano "Cucco" Boscolo (Dragaggi Srl), Giuseppe Biscontin (Dragaggi Srl), Francesco Gregolin (Gregolin Lavori Marittimi Srl), Marcello Rossi (Marcello Rossi spa), Paolo Del Pistoia (amministratore unico Sa.Si.T srl), Umberto Cicuttin (Costruzioni Cicuttin srl), Franco Bresciani (Bresciani srl), Antonella Bean (Rossi Renzo srl), Roberto "Anzoletti" Boscolo (Dragaggi spa), Carlo Amato (Icem srl), Diego Paltrinieri ( Prama srl), Walter Malvolti (Carlo Agnese), Dante "Contadin" Boscolo (Nuova Co.Ed.Mar).

GLI ESPOSTI DI PD E IDV – I SOSPETTI DI SOSPIRI
Giacciono tra i faldoni delle inchieste alcuni esposti che ad ora non si sa quali effetti abbiano sortito tra gli investigatori. Si tratta di due denunce che i consiglieri di Pd e Idv fecero a settembre 2011 analizzando con cura costi e incongruenze delle prime procedure di gara di appalto fatte sul dragaggio senza che nessun lavoro sia mai partito in due anni.
Si parlò di costi e di sproporzione mentre i dubbi, come spesso accade, non furono mai fugati e la notizia passò come «polemica politica», dunque subito dimenticata. In quei giorni del 2011 e prima del sequestro della draga, lo scontro era già forte e fu difficile comprendere quello che realmente stava accadendo nelle stanze del potere.
La palma per il miglior veggente tuttavia potrebbe andare a Lorenzo Sospiri che ad aprile 2011 nel pieno della bagarre politica e nel rimpallo delle responsabilità sul dragaggio (il sindaco Mascia voleva incatenarsi per protesta) sentenziò: «qui c’è qualcosa sotto, vado io in procura», riferendosi alla gara di appalto. Tuttavia la gara sospetta di cui parlava il capogruppo del Pdl non era questa, ma una precedente. 


Alessandro Biancardi