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Abruzzo/Pensioni invalidità: «fare chiarezza: si rischia Olocausto sociale»

Una recente sentenza della Cassazione apre nuovi scenari

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Maurizio Acerbo

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ABRUZZO. Ieri il Consiglio regionale ha approvato una risoluzione sulle pensioni di invalidità.
Si chiede alla Giunta di intervenire, presso il Parlamento, affinché venga fatta chiarezza sul diritto a percepirle. Una recente sentenza della Cassazione (Sezione Lavoro, Sentenza n. 7320 del 22 marzo 2013), infatti, ha stabilito che è il reddito complessivo familiare (e non quello personale dell’invalido) il parametro cui fare riferimento per ricevere l’assegno. Parametro ritenuto incongruo dall’Aula.
La risoluzione proposta dai consiglieri Maurizio Acerbo (Prc), Antonio Saia (Pdci), Lucrezio Paolini (Idv) raccoglie l'appello lanciato dalla Fish (Federazione italiana per il superamento dell'handicap) e invita il Parlamento e il Governo a intervenire sul piano legislativo per fare chiarezza.
«850.000 persone rischiano di perdere la pensione perchè si vuole imporre che il reddito a cui fare riferimento non sia solo quello individuale, ma che debba essere sommato a quello del coniuge», spiega Acerbo. Attualmente il limite reddituale per ottenere la pensione di 260,27 euro mensili è fissato, per il 2011, a 15.154,24 euro lordi, e scende a 4.470,70 euro lordi per l’assegno agli invalidi civili parziali. Finora si è tenuto conto del reddito personale, ma con la novità giurisprudenziale potrebbero essere revocate le provvidenze (assegni e pensioni, con esclusione dell’indennità di accompagnamento) ai titolari il cui reddito personale, già inferiore ai limiti fissati, sommato a quello del coniuge dovesse invece superare i limiti stessi.
«Con questa pronunzia», spiegano ancora i promotori della risoluzione, «vi è il rischio più che concreto che l’Inps possa procedere a migliaia di revoche solo sulla base dei nuovi requisiti di reddito. Si tratterebbe di un olocausto sociale che va assolutamente scongiurato».
La Sentenza non è legge e non incide immediatamente sulle prestazioni di milioni di invalidi civili, ma potrebbe condizionare il confronto in corso fra Inps e Ministero del Lavoro proprio su questo tema.