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«Le notizie sbagliate»: gli avvocati di Bernardini e le minacce di querele

L'ultimo atto contro il quotidiano. Ecco che cosa ci scrivono

Redazione Pdn

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«Le notizie sbagliate»: gli avvocati di Bernardini e le minacce di querele



ABRUZZO. Ieri la notizia, oggi il preannuncio di azioni giudiziarie.
Il consigliere comunale e regionale Maurizio Acerbo (Rifondazione Comunista) aveva denunciato il suo stupore nell’apprendere l’annuncio del commissario Ato Pierluigi Caputi e del segretario generale dell'Ato Fabrizio Bernardini di istituire una commissione di indagine sulle cause del guasto che ha lasciato 200.000 persone a secco proprio in coincidenza con la “giornata mondiale dell’acqua”. «E’ una presa in giro o satira involontaria?», aveva chiesto Acerbo continuando: «il condannato Bernardini indagherà sull’inquisito De Cristoforo».
Ma Bernardini annuncia azioni giudiziarie contro PrimaDaNoi.it attraverso un fax inviato dall’avvocato Stefano Teti. L’avvocato ed il suo cliente contestano titolo, impostazione, notizia fuori posto, polemica politica mista a cronaca giudiziaria, e la sentenza integrale pubblicata in calce.
Si contesta il taglio dell’articolo e la «volontà del giornale» di porre «la notizia in chiave mediatica negativa». Siamo all’assurdo e al grottesco. Prima di scrivere certe cose bisognerebbe leggere l’articolo attentamente e si scoprirà che ci sono molte virgolette e che le cose vengono dette da un pluriconsigliere. Si conoscono le libertà primarie sancite dalla Costituzione? Si conosce il diritto di cronaca e di critica? La libertà di parola ha ancora un senso? Se si conoscono la raccomandata dell'avvocato non ha senso, se non si conoscono è molto grave.
Siamo all'assurdo: che cosa avremmo dovuto fare censurare Acerbo o cambiargli le parole in bocca?

Siamo all'assurdo perchè la notizia è stata pure pubblicata da altri giornali ma si lascia intendere che vi siano molteplici violazioni solo nell'articolo di PrimaDaNoi.it.
Questo è inaccettabile e la ragione è solo una: certe notizie fanno male e non si riesce ad intervenire in nessun modo per "addolcire" questo giornale che dà notizie e basta, racconta fatti. Certe argomentazioni simil giuridiche sono gravissime oltre che infondate.
Non è più accettabile contestare articoli per il semplice fatto che danno fastidio e non sono graditi.

E' inaccettabile doversi difendere da accuse dell'altro mondo.
Personalmente come direttore di questo quotidiano mi sento minacciato e intimorito, soffocato e strozzato nei miei diritti fondamentali, mi sento umiliato come persona e come cittadino costretto a subire tutto questo solo per poter fare liberamente il mio mestiere.

Ritengo che tali missive incidano fortemente sulla nostra autodeterminazione e si rivelino realmente intimidatorie. Certe raccomandate seppure con toni da giurista hanno l'effetto di una minaccia e giungendo allo scopo di limitare il flusso di informazioni di interesse pubblico. La prossima volta scriveremo di Bernardini? No, ci penseremo dieci volte e alla fine ne faremo a meno per non turbare la suscettibilità del cliente dell'avvocato.
Penso che le persone debbano essere messe a conoscenza di quanto siamo costretti a subire solo perché facciamo il nostro mestiere. La verità è che certe informazioni fanno male ma sono vere. E c’è ancora un diritto di cronaca che vige in questo paese, nonostante da più parti lo si voglia comprimere ed eterodirigere.
Bernardini è al suo posto, il dirigente ha proposto appello, si dice innocente fino a prova contraria, continua a percepire il suo stipendio, il presidente Testa dice che non c’è alcuna legge che lo obbliga a rimuoverlo.
Sarà pure giusto, vero e ognuno si fa la propria idea ma da qui a far passare noi come i delinquenti del caso è inaccettabile. Non ci sto.

Tutto questo ha precise ragioni che sono politiche e che hanno a che fare con il nostro modo di fare informazione. Tutto questo è avallato dalla politica che sta in disparte a guardare e ad aspettare che venga eliminato il fastidio della informazione libera. Se solo avessimo in questa regione una politica davvero pulita tutto questo non sarebbe ammissibile.

Tutto questo ha a che fare con la nostra battaglia contro le amministrazioni pubbliche opache. Ha a che fare con la nostra idea di trasparenza che tanto dà fastidio a chi vuole continuare ad amministrare i soldi pubblici senza essere disturbato.

C’è bisogno di misura in tutto e quello che è successo oggi è l’ennesima intimidazione non più sopportabile. 


Alessandro Biancardi