IL FATTO

Parco Majella, esposto sulle spese del direttore Cimini

Una missiva inviata alle autorità chiede una inchiesta semplice di verifica

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Parco Majella, esposto sulle spese del direttore Cimini

Nicola Cimini



ABRUZZO. Un esposto firmato da una certa Licia Minconi di Guardiagrele è stato inviato a diverse procure (tra cui quella di Chieti), al Corpo forestale dello Stato, al Ministero e ad un altro gruppo di enti.
L’esposto è stato inviato anche al sindaco di Caramanico Terme, Mario Mazzocca, nonché presidente della Comunità del parco, che con una sua nota ha inviato il tutto al Parco e al Ministero chiarendo che «seppure inverosimili» i temi trattati nell’esposto appaiono di «indubbia rilevanza» invitando il Parco stesso a disporre quanto prima una inchiesta interna che possa definitivamente smentire le informazioni contenute nella missiva al veleno e riportare una serenità che da troppo tempo manca.
Quello dell’esposto è solo l’ultimo episodio che delinea un periodo molto controverso della gestione del Parco che ha generato tensioni tra la popolazione, gli allevatori e agricoltori e in ultima istanza anche alcuni sindaci i cui territori ricadono sotto la giurisdizione del Parco Majella.
Tensioni innescate da un certo modo di agire autoritario dell’ente pubblico nella sua gestione decennale affidata a commissari protempore e che vede mancare da troppo tempo elezioni democratiche degli organi amministrativi.


Non ha contribuito a rasserenare gli animi la gestione della trasparenza (negata di fatto in buona parte) che non ha permesso ai più di capire, sapere e controllare la gestione di un ente pubblico che macina milioni di euro di soldi pubblici. Non ha aiutato nemmeno la presenza continua per oltre 17 anni del direttore Nicola Cimini il cui incarico doveva essere temporaneo e che di fatto è stato sempre prorogato fino a quest’anno quando invece la proroga non è arrivata, a differenza del passato. Oggi Cimini non figura più formalmente in carica mentre l’ente ha avviato le procedure pubbliche per il concorso che dovrà dare il nome del nuovo direttore.
Ma che cosa dice l’esposto firmato (anche se alcuni dubbi sulla reale esistenza del firmatario esistono) sull’ex direttore Cimini?
Secondo l’esposto il Parco non controllerebbe in maniera precisa e puntuale l’operato del direttore che si troverebbe da solo ad amministrare e compiere atti giudicati non esattamente in linea con le norme (per usare un eufemismo rispetto al testo crudo dell’esposto).
La firmataria chiede poi un controllo puntuale sull’utilizzo dell’auto del Parco, delle spese del carburante, delle giustificazioni del suo utilizzo in base alle missioni istituzionali di Cimini. «Basta verificare quanti chilometri ha fatto con la sua macchina», si legge nell’esposto, « e quanti con la macchina che ha sempre tenuto con lui (Volkswagen Bora) adesso sostituita con una Fiat Bravo. Oppure basta controllare quante volte ha utilizzato la carta carburanti del Parco e quante il bancomat personale».
L’esposto chiede poi alle autorità competenti di fare altri controlli semplici con dati da incrociare (operazioni che impongono poche ore) come per esempio la verifica delle ore di lavoro in relazione alla presenza del direttore in sede.
Al momento non si conosce se e come l’ispezione interna chiesta dai sindaci sia partita così come non si ha notizia di una attività della procura.