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Abruzzo/Emergenza idrica, Acerbo incredulo: « il condannato Bernardini indagherà sull’inquisito De Cristoforo»

A Chieti Ricci contro Di Primio: «come ‘Fascisti su Marte’»

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Abruzzo/Emergenza idrica, Acerbo incredulo: « il condannato Bernardini indagherà sull’inquisito De Cristoforo»



ABRUZZO. L’emergenza idrica scoppiata venerdì scorso si lascia alle spalle i disagi ma si trascina dietro una serie di interrogativi e polemiche che andranno risolti.
Sotto il fuoco incrociato i vertici dell’Aca, presi di mira anche da una parte del Pd, il partito che da anni nomina i proprio uomini all’interno del consiglio di amministrazione.
Nemmeno la lunga emergenza idrica dell’estate scorsa era riuscita a sconvolgere così gli equilibri del partito dell’acqua che oggi viene messo al muro. Nei giorni scorsi Stefano Casciano, segretario cittadino del Partito Democratico, ha usato parole durissime contro il «carrozzone», parlando di situazione «gravissima e insostenibile». Si è accodato anche il segretario dei Giovani Democratici di Pescara, Mirko Frattarelli.
Stupito da questa presa di posizione l’assessore comunale di Pescara alle Società partecipate, Marcello Antonelli, che ha parlato di «teatro dell’assurdo», di «assunzione di consapevolezza» con il Pd «che attacca se stesso che da quasi vent’anno gestisce il carrozzone».
Critico, come sempre, invece, il consigliere comunale e regionale di Rifondazione Comunista, Maurizio Acerbo, mai tenero con il partito dell’acqua.
Acerbo non nasconde il proprio stupore nell’aver appreso che il commissario unico straordinario dell'Ato Pierluigi Caputi e il segretario generale dell'Ato Fabrizio Bernardini hanno deciso di istituire una commissione di indagine sulle cause del guasto che ha lasciato 200.000 persone a secco proprio in coincidenza con la “giornata mondiale dell’acqua”.

«E’ una presa in giro o satira involontaria?» chiede Acerbo che ricorda che proprio Bernardini continua a rimanere al suo posto nonostante la condanna in primo grado del tribunale di Pescara nell’ambito di un procedimento penale contro i vertici dell’Aca.
Bernardini (che ha già annunciato ricorso) è stato condannato con rito abbreviato ad un anno di reclusione (pena sospesa) e all' interdizione dai pubblici uffici per 12 mesi per falso, abuso d’ufficio, soppressione di atti e truffa ed Acerbo è incredulo: «insomma dovrebbe essere un condannato a indagare sull’Aca».

Per il consigliere regionale è «discutibile» che Bernardini continui a ricoprire il ruolo di segretario dell’Ato e non comprende come possa controllare l’operato dell’Aca chi è stato condannato, tra le altre cose, perché “procuravano un ingiusto vantaggio patrimoniale ai soggetti i cui incarichi venivano prorogati, tutti legati da rapporti di amicizia o di militanza politica ai componenti del consiglio d’amministrazione dell’Ente”.
«Non faccio il giustizialista», va avanti Acerbo, «ma domando con quale credibilità si possa svolgere il ruolo di controllore in questa situazione. In quale paese europeo sarebbe tollerata una situazione del genere? Il “partito dell’acqua” arriva fino al paradosso che il condannato Bernardini indagherà sull’operato dell’indagato presidente ACA Ezio Di Cristoforo che è stato confermato dai sindaci Pd nonostante le inchieste giudiziarie che lo coinvolgono».
Il consigliere regionale se la prende proprio con il Partito Democratico: ««La responsabilità di quanto accade da anni nel campo dei servizi idrici è loro, con la complicità trasversali di centristi e centrodestra».

POLEMICHE A CHIETI

Da Chieti, invece, analizza la situazione l’ex sindaco Francesco Ricci che attacca aspramente Umberto Di Primio: «ama le chiacchiere, i proclami e le sceneggiate ad effetto ma la realtà è che i problemi sono sempre lì, senza soluzioni, e, anzi, sembrano peggiorati». Ricci contesta il fatto che in piena emergenza idrica il sindaco abbia deciso di lasciare le scuole aperte: « ha ritenuto che ai nostri figli avrebbe fatto bene, andando a scuola, fare qualche esperienza “scomoda” al fine di temprare il proprio carattere fin da piccoli e prepararsi alle difficoltà della vita. Sembra tanto un raccontino di “fascisti su Marte” ma è solo la cruda realtà.
L’unica consolazione che il sindaco ha fornito agli “impavidi giovani chietini” ed alle loro famiglie è che avrebbe fornito l’acqua necessaria con le autobotti della Protezione Civile. E’ stata solo l’ultima frottola del sindaco perché la protezione civile si è presentata con qualche decina di bottiglie di acqua “Guizza” per plesso e alle domande delle Insegnanti sulle autobotti promesse gli operatori della Protezione civile facevano solo spallucce. E’ facile immaginare, dove non si è potuto provvedere autonomamente, quali siano state le difficoltà e quali le condizioni igieniche che hanno dovuto subire docenti ed alunni. La verità è che il nostro primo cittadino ha fatto pagare all’intera Città la propria guerra personale all’Ato (di cui, in qualità di Sindaco, fa parte) e all’Aca. Spero che la Corte dei Conti, che provvederemo a breve ad interessare, faccia pagare a lui personalmente i costi di questa sua personale impuntatura».
«FANDONIE QUELLE DI RICCI»
«Ricci ancora una volta, ha perso una occasione per tacere ed evitare l’ennesima brutta figura», replica il sindaco Di Primio. «Devo stigmatizzare che il centro sinistra, come sempre avvenuto in questi anni di mio governo, sui problemi seri della città arriva tardi, impreparato, con argomentazioni sterili e strumentali.
Come riconosciuto unanimemente, anche dagli organi di informazione, per primo ho provveduto a dare notizia della rottura e ad interessare immediatamente la Prefettura ed allertare la Protezione Civile. Chiedo a Ricci che assetò la città per giorni senza fare alcuna comunicazione: cosa avrei dovuto fare di più rispetto ad una rottura avvenuta non a Chieti ed in conseguenza della quale il flusso d’acqua è stato interrotto dalla sorgente?  Quanto alla personale guerra all’ATO e all’ACA, preciso subito che è Ricci a far parte di quello che tutti chiamano il “partito dell’acqua”. La mia guerra nei loro confronti è mossa solo dalla volontà di far arrivare a Chieti più acqua così da evitare i problemi che da troppo tempo i cittadini devono sopportare.  Ricordo al consigliere Ricci che lui ed il consigliere Febo, quando avevano ruoli di governo, la lotta all’ACA la facevano solo per avere un posto nel CdA di quello che non temo definire un carrozzone politico».
Di Primio chiarisce inoltre che non è vero che tutte le scuole delle altre città della Vallata hanno sospeso l’attività didattica: «solo alcuni Comuni hanno deciso di emettere l’ordinanza. Io non ho ritenuto di farlo perché vi possono essere stati in qualche caso disagi ma nessun problema di carattere igienico sanitario o d’incolumità pubblica, motivi per i quali avrei potuto chiudere le scuole».
«Altra fandonia» quella sulle autobotti: «come è chiaramente scritto nel mio comunicato, considerato che l’ACA ci aveva assicurato la reimmissione di acqua nella rete sin dalla mattinata di venerdì 22 marzo, ho ritenuto sufficiente: 1) rifornire le scuole di acqua potabile ed assicurarla anche alle famiglie che ne avessero avuto necessità, (all’uopo ho reso noti i numeri del responsabile della Protezione Civile e dell’Assessore), 2) assicurare alle strutture sanitarie pubbliche e private la disponibilità delle autobotti dei Vigili del Fuoco in caso di bisogno 3) ove l’emergenza si fosse protratta oltre venerdì, provvedere a reperire autobotti per la distribuzione dell’acqua in più punti in città».
«FANDONIE QUELLE DI RICCI»
«Ricci ancora una volta, ha perso una occasione per tacere ed evitare l’ennesima brutta figura», replica il sindaco Di Primio. «Devo stigmatizzare che il centro sinistra, come sempre avvenuto in questi anni di mio governo, sui problemi seri della città arriva tardi, impreparato, con argomentazioni sterili e strumentali.Come riconosciuto unanimemente, anche dagli organi di informazione, per primo ho provveduto a dare notizia della rottura e ad interessare immediatamente la Prefettura ed allertare la Protezione Civile. Chiedo a Ricci che assetò la città per giorni senza fare alcuna comunicazione: cosa avrei dovuto fare di più rispetto ad una rottura avvenuta non a Chieti ed in conseguenza della quale il flusso d’acqua è stato interrotto dalla sorgente?  Quanto alla personale guerra all’ATO e all’ACA, preciso subito che è Ricci a far parte di quello che tutti chiamano il “partito dell’acqua”. La mia guerra nei loro confronti è mossa solo dalla volontà di far arrivare a Chieti più acqua così da evitare i problemi che da troppo tempo i cittadini devono sopportare.  Ricordo al consigliere Ricci che lui ed il consigliere Febo, quando avevano ruoli di governo, la lotta all’ACA la facevano solo per avere un posto nel CdA di quello che non temo definire un carrozzone politico».Di Primio chiarisce inoltre che non è vero che tutte le scuole delle altre città della Vallata hanno sospeso l’attività didattica: «solo alcuni Comuni hanno deciso di emettere l’ordinanza. Io non ho ritenuto di farlo perché vi possono essere stati in qualche caso disagi ma nessun problema di carattere igienico sanitario o d’incolumità pubblica, motivi per i quali avrei potuto chiudere le scuole».«Altra fandonia» quella sulle autobotti: «come è chiaramente scritto nel mio comunicato, considerato che l’ACA ci aveva assicurato la reimmissione di acqua nella rete sin dalla mattinata di venerdì 22 marzo, ho ritenuto sufficiente: 1) rifornire le scuole di acqua potabile ed assicurarla anche alle famiglie che ne avessero avuto necessità, (all’uopo ho reso noti i numeri del responsabile della Protezione Civile e dell’Assessore), 2) assicurare alle strutture sanitarie pubbliche e private la disponibilità delle autobotti dei Vigili del Fuoco in caso di bisogno 3) ove l’emergenza si fosse protratta oltre venerdì, provvedere a reperire autobotti per la distribuzione dell’acqua in più punti in città».

Sentenza Condanna Rito Abbreviato Bernardini