CRISI

Abruzzo/Emergenza idrica, 32 ore senz'acqua, ancora famiglie a secco. «A casa i vertici Aca»

La situazione si è normalizzata quasi ovunque da venerdì sera

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Abruzzo/Emergenza idrica, 32 ore senz'acqua, ancora famiglie a secco. «A casa i vertici Aca»




PESCARA. L’emergenza idrica durata più di 24 ore si è conclusa "ufficialmente" alle 21 di venerdì sera, quando la situazione si è normalizzata anche per le abitazioni ai piani alti.
Sembra però che le criticità non siano del tutto finite. Diverse segnalazioni parlano ancora di zone senza acqua corrente a macchia di leopardo. Diverse famiglie nella zona di Brecciarola tra i comuni di Chieti scalo e Casalincontrada, zona via dei Tigli, dove sono le nuove costruizoni l'acqua non è mai tornata ed i disagi vi sono ancora oggi. I residenti hanno raccontato di aver chiamato l'Aca che ha risposto loro che sarebbero necessari non meglio identificati "lavori di spurgo".
La situazione è critica ed anche il Comune sembra non saperne nulla.
Solo a Pescara il Comune ieri ha distribuito in tutte le scuole 2 mila bottiglie d’acqua da un litro e mezzo per l’uso quotidiano, oltre che per le mense e i centri cottura. Bottiglie d’acqua a domicilio anche per molti cittadini diversamente abili impossibilitati a uscire di casa. Ma è chiaro che la granb parte delle 250mial persone non ha avuto alcun tipo di assistenza.

Uniche scuole chiuse, su decisione autonoma assunta dai dirigenti scolastici, sono state le elementari di via Milano e la media Michetti, e la scuola elementare di Borgo Marino nord, chiusura quest’ultima però concordata con le mamme e con l’assessore Renzetti. Intorno alle 11.30 di ieri mattina l’Aca ha ufficializzato la reimmissione graduale di acqua potabile anche nelle condotte idriche di Pescara, passando dagli iniziali 250 litri al secondo ai 450 litri al secondo delle 12.30 e, dalle 13 in poi, a 700 litri al secondo, ovvero la portata normale.
Ma per autoclavi e serbatoi è stata una lunga giornata all’insegna del lento riempimento. Nei piani alti dei condomini la situazione si è normalizzata solo in serata. Diverse attività commerciali (bar, estetisti, parrucchieri) hanno dovuto tenere abbassate le saracinesche.
Nessun problema, invece, è stato registrato nell’ospedale civile e presso la clinica Pierangeli, dotati di una condotta idrica riservata. Polizia municipale e Protezione civile hanno risposto, in due giorni, a circa mille chiamate di cittadini che chiedevano notizie, mentre attraverso l’autobotte, giunta da San Salvo e posizionata presso l’antistadio, il Comune di Pescara ha distribuito quasi 50mila litri d’acqua in due giorni. 

Ma le polemiche non si spengono. Mentre l’Ato annuncia l’istituzione di una commissione di inchiesta, il consigliere regionale di Rifondazione Comunista, Maurizio Acerbo, chiede che i vertici dell'Aca «vadano a casa e che la stessa spa sia immediatamente sostituita con un'azienda di diritto pubblico».
«La responsabilità di quanto accade da anni nel campo dei servizi idrici nel nostro territorio è responsabilità innanzitutto del Pd e dei suoi sindaci che hanno fatto di Aca (e Ato) i propri carrozzoni clientelari. Ai cittadini», continua Acerbo, «va fatto presente che l'Aca è occupata dal Pd e che questo partito non solo esprime i vertici sovente al centro di inchieste giudiziarie ma che esponenti del Pd e loro parenti non casualmente ne risultano dipendenti, dal neodeputato e segretario provinciale Pd Castricone fino al consigliere provinciale Gennari. Una situazione intollerabile ben rappresentata da inchieste e dalla stessa relazione del commissario regionale Caputi che arriva fino al paradosso del presidente Ezio Di Cristoforo che è rimasto lì nonostante le inchieste che lo coinvolgono. Fa piacere che con un ritardo decennale se ne sia accorto anche il segretario cittadino Casciano. Ci siamo stancati di dover combattere con un "partito dell'acqua" che ha visto negli anni protagonisti personaggi del calibro di Donato Di Matteo e Giorgio D'Ambrosio che immaginiamo stiano già riscaldando i motori per ritornare in regione sotto le insegne del Pd o di liste "civiche" alleate».
Massimo Pignoli (Fli) se la prende invece con il Comune che, pur conoscendo il guasto delle tubature di giovedì pomeriggio «non ha avvertito la cittadinanza, se non in colpevole ritardo, lasciando le scuole comunali aperte e nel caos più totale in una situazione di emergenza totale per la mancanza d’acqua, anche nei servizi igienici. Senza contare che è stato impossibile provvedere anche alla pulizia dei locali. Problemi ancora maggiori si sono avuti negli asili nido dove non è stato possibile provvedere al cambio dei pannolini e alla sterilizzazione dei biberon e del latte. Ho assistito personalmente, recandomi presso uno degli asili nido comunali, avvertito dai genitori, a nervosismi ed isterismi, con il personale scolastico costretto a far fronte all’emergenza con l’acquisto a proprie spese di tovagliolini imbevuti ed altri generi di prima necessità: Ma di assessori e consiglieri comunali di maggioranza neanche l’ombra».

Pignoli contesta anche gli avvisi alla cittadinanza: «anche qui l’amministrazione è stata colpevolmente
ritardataria, in quanto si è provveduto solo attraverso la pagina facebook del sindaco. E chi non ha il computer? E per le persone anziane?»
Anche il segretario dei Giovani Democratici di Pescara, Mirko Frattarelli, si mostra critico contro il «carrozzone Aca». «L’Aca», dice Frattarelli, «ha più di una responsabilità in questa vicenda, negli ultimi anni sono stati tanti i guasti e i disservizi idrici causati alla collettività, anche nei periodi più caldi, come quelli estivi, ma l’acqua è un bene prezioso e non va lasciata in mani sbagliate. C’è il bisogno di ripensare alla gestione dell’azienda comprensoriale acquedottistica. Per questo, dico con forza, si ripensi la gestione dell’ente».