LA SENTENZA

Abruzzo/Tratta dei bambini-schiavi: la Corte d’Assise assolve imputati: «il fatto non sussiste»

Due condanne nel 2011

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PALAZZO DI GIUSTIZIA CHIETI TRIBUNALE




CHIETI. La storia fece il giro del mondo. A Pescara si precipitarono i maggiori giornali e reti televisive per raccontare la “tratta degli schiavi” che aveva come epicentro il capoluogo adriatico.
Oggi la lunghissima vicenda giudiziaria si è chiusa davanti alla Corte d'Assise di Chieti con assoluzioni e prescrizioni. Si tratta della sentenza di primo (e ultimo) grado che arriva dopo ben 11 anni dai clamorosi arresti.
Nello specifico le persone accusate di riduzione in schiavitù sono state assolte perche' il fatto non sussiste, mentre per gli altri reati è intervenuta la prescrizione. I due protagonisti principali della vicenda sono i coniugi albanesi, Ramis Petalli e Xhuljeta Petalli, sono stati condannati, con il rito abbreviato, nel 2011 dal gup del tribunale di Pescara, Guido Campli, rispettivamente a 6 anni e a 4 anni e 8 mesi.
In totale la procura aveva ricostruito la storia di 36 bambini senza volto né nome strappati alle proprie famiglie di origine, forse rapiti, forse venduti e poi spariti in Italia per scopi non chiariti e oscuri. Si parlò di pedofilia, trapianti di organi, prostituzione infantile. Quello che era certo è che quei bambini erano spariti nel nulla e risucchiati dal buco nero della clandestinità.
La coppia di presunti trafficanti di bambini, Ramis Petalli, all’epoca 39 anni, apprendista in una società di pompe funebri e sua moglie Xhuljeta, sei anni di meno, collaboratrice domestica, furono arrestati dalla squadra mobile di Pescara, guidati dal vicequestore Enrico De Simone.
Nell' ordinanza che ha portato in carcere i coniugi Petalli, il giudice scriveva di «propositi criminali», di «tratta di bambini», di probabile «messa in schiavitù», di «spiccata pericolosità sociale» dei due.
Gli investigatori ricostruirono le mosse dei due principali indagati che fecero sedici viaggi fatti con una sequenza crescente, fino a due volte ogni mese e sempre partendo da Bari e ritornando via Ancona.
Il gip si era limitato ad ipotizzare quanto meno l’accattonaggio come movente del traffico. Una vicenda complicata che ora è stata spazzata via da una sentenza di assoluzione e dal tempo che descrive una “verità” quanto meno incompatibile con le condanne dei Petalli.