IL RETROSCENA

Villa Pini. La strana storia dell’impianto antincendio: è ok. Anzi no: c’è un esposto

Il curatore: «I Vigili del Fuoco chiedono lavori che non erano nel progetto»

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Villa Pini. La strana storia dell’impianto antincendio: è ok. Anzi no: c’è un esposto

I lavori all'anello antincendio


CHIETI. «Alla signora Giuseppina Ivone». Così i Vigili del Fuoco di Chieti hanno indirizzato la lettera con le prescrizioni per completare l’adeguamento antincendio di Villa Pini. Ma non è stato questo piccolo infortunio a mandare su tutte le furie il curatore fallimentare di Villa Pini che ha indirizzato una risposta di fuoco al “Ministero dell’Interno, Dipartimento VVFF, cortese attenzione del comandante ing. Palano”.
Il comandante sicuramente non ha scritto lui questo indirizzo, ma si è dovuto sorbire una piccola lezione di galateo istituzionale. Spedire infatti i documenti ufficiali del Comando al recapito privato dell’avvocato Ivone, indicato come “signora”, dimostra quanto meno difficoltà ad identificare il ruolo del destinatario che è un curatore fallimentare, cioè un pubblico ufficiale nominato da Tribunale. In realtà la risposta dell’avvocato Ivone ripercorre la storia dei rapporti Vigili del Fuoco-Villa Pini (vecchia e nuova gestione) e contesta punto per punto le accuse di sostanziale inadempimento rispetto ai lavori autorizzati per l’adeguamento antincendio.

TRA LE PRESCRIZIONI ANTINCENDIO, CHIESTO A SORPRESA UN NUOVO PROGETTO
Che l’antincendio in regola sia un aspetto decisivo per il funzionamento della clinica, ma da non far sapere troppo in giro (come peraltro fanno tutte le altre cliniche, gli ospedali, il carcere e moltissimi edifici pubblici e privati), lo dimostra il fatto che è stato “secretato” nonostante che il curatore Giuseppina Ivone ne abbia scritto al Comando dei Vigili, ne abbia trattato diffusamente nell’incontro di martedì con i sindacati ed il personale della casa di cura e ne abbia fatto anche oggetto di un’informativa al Prefetto di Chieti.
Il cuore del problema è che i Vigili del Fuoco, dopo l’ultima ispezione di fine gennaio, hanno inviato trenta prescrizioni, cioè i lavori da perfezionare per realizzare quanto previsto dal progetto presentato ed approvato per l’adeguamento della clinica. Il tutto da completare entro 45 giorni. Ma tra le prescrizioni che erano attese (del tipo: cambiare il verso di chiusura di una porta, sistemare meglio una presa elettrica o un idrante, aggiungere un estintore ecc.) e che dovevano riguardare solo l’edificio che ospita gli otto piani della casa di cura, a sorpresa sono spuntate altre richieste. E cioè non tanto il completamento dell’anello esterno antincendio che circonda i parcheggi (ed in via di realizzazione, anche se non previsto in origine) quanto la necessità di presentare un nuovo progetto che riguarda edifici che non erano compresi nell’elaborato approvato.

IL RETROSCENA: L’ESPOSTO DI UN EX TECNICO DI VILLA PINI SULLA VECCHIA AUTORIZZAZIONE
Una normale storia burocratica che intralcia un qualsiasi esercizio provvisorio, deciso per tutelare i creditori, tra cui in primis i dipendenti? Non sembra. Perché questo scontro - di cui si era avuta qualche marginale ammissione - rivela in realtà un retroscena che la dice lunga sulle difficoltà per mettere a norma la clinica fallita. E che potrebbe essere la conferma che forse esiste una regìa o meglio un convitato di pietra che in qualche modo rende difficile la gestione della clinica. Infatti le difficoltà a completare l’adeguamento antincendio sono nate per l’esposto di un ex tecnico di Villa Pini in cui si denuncia che l’autorizzazione provvisoria dei Vigili (passata poi alla gestione post fallimento) era riferita ad un progetto elaborato su una realtà che nel frattempo era cambiata. E quindi quell’autorizzazione non era più valida. Di qui l’intervento del nuovo comandante dei Vigili del Fuoco che ha chiesto ai suoi funzionari di fare chiarezza su tutta la vicenda. Il che di fatto ha ritardato e reso incompleta l’attuale pratica antincendio, nel momento in cui è stato richiesto un nuovo progetto, differente da quello che era stato autorizzato.
 In sostanza la curatela e lo stesso Policlinico Abano Terme – per la parte marginale che lo riguarda – si sarebbero trovati ad essere inadempienti senza saperlo, anzi convinti di aver ottemperato a tutte le disposizioni di legge. E così l’esposto rischia di portare alla luce i vecchi rapporti Villa Pini-Comando dei Vigili che la lettera del curatore critica. E il problema per l’attuale comandante potrebbe essere non tanto l’eventuale inadempimento della curatela, quanto il comportamento dei suoi uffici. Sembra infatti contraddittorio che fossero a norma – anche provvisoriamente - strutture che non sono state dichiarate tali dopo 2mln di lavori di adeguamento.

PER I VIGILI DEL FUOCO LA “CLINICA” COMPRENDE TUTTO IL RECINTO AZIENDALE
L’interpretazione autentica di quello che sta avvenendo dietro le quinte della mancata vendita all’asta di Villa Pini, viene dal nuovo comandante dei Vigili del Fuoco di Chieti: «Per noi quando si dice clinica, si intende il complesso aziendale tutto intero, il recinto delle attività - ha spiegato l’ingegner Vincenzo Palano – quindi l’adeguamento riguarda sicuramente l’edificio destinato ai reparti, agli ambulatori ed agli uffici. Ma riguarda anche i locali esterni, dalle caldaie ai magazzini ed anche la sicurezza dei dipendenti, che tocca al datore di lavoro - in questo caso l’affittuario - salvo disposizioni diverse del contratto di affitto. Penso agli idranti, agli estintori, alle vie di fuga ecc».
 Forse c’è stata confusione tra ordini e contrordini, tra progetti approvati, progetti da modificare ed altri progetti da presentare?
«Ammetto che ci sia stata buonafede da parte di chi è subentrato alla vecchia gestione e che ha trovato un’autorizzazione provvisoria che ha ritenuto valida e di cui ha chiesto la proroga – conclude il comandante – ma l’esposto arrivato al Comando ha cambiato la prospettiva. Viste le difformità segnalate, bisognava ripetere la procedura per un nuovo progetto con tutto quel che segue. Sicuramente c’è stata qualche incomprensione, ma la dichiarazione che i lavori sono stati ultimati può riguardare l’edificio, non il complesso nel suo insieme. Di qui non solo i 45 giorni di tempo per adeguarsi alle prescrizioni, ma essendo scattata la sanzione adesso ci sono 6 mesi di tempo per i nuovi lavori, più eventuali proroghe».

IL CURATORE: «NON SI CAPISCE IL COMPORTAMENTO DEI VIGILI DEL FUOCO»
Non ci sta a questa interpretazione il curatore che contesta punto per punto la comunicazione dei Vigili del Fuoco. Intanto c’è un difetto formale: ammesso che sia necessario un nuovo progetto per le parti non comprese nell’elaborato tecnico approvato, questo non può essere richiesto tra le prescrizioni riferite al progetto sull’edificio “clinica”. E poi perché sostanzialmente i documenti raccontano un’altra storia ed un comportamento precedente dei Vigili che ha tratto in inganno la nuova gestione. La risposta del curatore è molto articolata e piena di riscontri e di date che chiamano in causa le vecchie autorizzazioni antincendio, ancorché provvisorie. Intanto è notorio che dopo il fallimento non è stata eseguita nessuna modifica delle condizioni della clinica. Per cui se i Vigili del Fuoco hanno rilevato che nulla era mutato rispetto al 2007, dopo un sopralluogo post fallimento a Villa Pini il 24 giugno 2010 per il rilascio del certificato provvisorio antincendio, da ciò si deduce che dagli atti risulta che la clinica – anche nel significato di recinto aziendale - è rimasta inalterata.

«LA CURATELA SI È ATTENUTA AL PROGETTO APPROVATO, NOVITÀ INTRODOTTE DOPO»
Almeno fino a quando il Comando ha sospeso il certificato già rilasciato ed ha chiesto di presentare un nuovo progetto che tenesse conto delle modifiche rilevate. Il che è stato fatto sia dal Policlinico Abano Terme sia dalla curatela (che peraltro ha speso circa 2 mln di euro per questi lavori di adeguamento). Come si rileva dall’autorizzazione del novembre 2012, «alle cui indicazioni la curatela si è attenuta, tanto che la Scia (segnalazione certificata di inizio attività) è stata approvata dai Vigili che hanno rilasciato la relativa ricevuta, dopo aver verificato la completezza formale dell’istanza».
 Di qui – da parte del curatore - la contestazione netta delle nuove prescrizioni «introdotte surrettiziamente e per la prima volta dopo il sopralluogo del 26 gennaio scorso: non si può sostenere infatti – sostiene l’avvocato Ivone – che il progetto non sia stato completato perché queste opere aggiuntive non rientravano nell’ambito del procedimento».
«Quanto alle violazioni contestate per la sicurezza dei lavoratori, esse sono palesemente sfornite di presupposti, visto che riguardano il Policlinico, che è il datore di lavoro - conclude il curatore - quindi c’è una doppia perplessità: non solo perché il 26 gennaio sono state rilevate incongruenze sul certificato provvisorio sulle quali i Vigili del Fuoco non avevano espresso nessun rilievo negli anni 2007, 2010 e 2011, ma anche perché la nota di contestazione sui dipendenti è stata inviata alla curatela e non al Policlinico Abano Terme». 


Sebastiano Calella