POLITICA

M5s: primo giorno tra votazioni «inutili», «sprechi di denaro» e ‘dietrofront’ su Berlusconi

Vacca: «noi sapevamo cosa fare, gli altri no»

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M5s: primo giorno tra votazioni «inutili», «sprechi di denaro» e ‘dietrofront’ su Berlusconi

L'onorevole apriscatole




ROMA. Ieri hanno fatto per la prima volta ingresso in Parlamento, sono stati i più fotografati, i più intervistati: sono i ‘cittadini’ deputati e senatori del Movimento 5 Stelle.
Tutti li osservano con curiosità, qualcuno li critica («li prendo a calci in culo», il leghista Buonanno) qualcun altro tenta un approccio («io li guardo, loro non mi salutano», Alessandra Mussolini).
Il loro primo giorno di ‘scuola’ è stato vissuto in diretta sui social network. Hanno postato foto su Facebook e Twitter, qualcuno ha anche portato in aula un’ apriscatola memori della ‘minaccia’ di Grillo: «apriremo il Parlamento come una scatoletta di tonno».
Il risultato: #openoarlamento è diventato l'hashtag più popolare di Twitter e sui banchi è comparso anche un indito... apriscatole
«Resoconto prima giornata», ha scritto il deputato abruzzese Gianluca Vacca a fine giornata: «abbiamo fatto 3 volte la stessa cosa, sapendo come sarebbe andata a finire! Noi sapevamo cosa fare, gli altri no».
«Visto che la macchina parlamentare costa POCO», scrive invece il deputato Daniele Del Grosso, «i nostri cari politici si permettono anche di fare scheda bianca...più loro decidono di non votare, più i soldi degli italiani bruciano».
Intanto proprio la Rete per tutta la giornata di ieri ha fatto pressing sui grillini per sapere per quale motivo nessuno avesse sollevato la questione di incompatibilità di Silvio Berlusconi, così come promesso nei giorni scorsi.
Stando alla legge 361 del 1957 (articolo 10 comma 1) sono ineleggibili «coloro che in proprio o in qualità di rappresentanti legali di società o di imprese private risultino vincolati con lo Stato per contratti di opere o di somministrazioni, oppure per concessioni o autorizzazioni amministrative di notevole entità economica».
Sarebbe questo il caso, secondo alcuni, di Berlusconi, ma le passate Giunte delle elezioni della Camera hanno sempre ritenuto che «l'inciso 'in proprio' doveva intendersi 'in nome proprio', e quindi non applicabile all'onorevole Berlusconi, atteso che questi non era titolare di concessioni televisive in nome proprio». Il titolare è fedele Confalonieri. Dopo una petizione lanciata da Micromedia, il Movimento 5 Stelle aveva promesso che avrebbe sollevato la questione.
Ma ieri nella prima seduta del Senato, durante la riunione della giunta provvisoria per le elezioni, la grillina Serenella Fuksia, sorteggiata a farne parte, non ha tirato in ballo la questione.
Su Facebook è scoppiata la polemica. Sulla pagina di Fuksia decine di commentatori le chiedono di spiegare : «finchè non ci dai spiegazioni non ti molliamo», avvertono.


Anche Antonio Di Pietro (oggi fuori dal Parlamento) domanda perché, «a dispetto di quanto annunciato nessuno ha sollevato oggi la questione? E' grave che tutto continui come se nulla fosse accaduto e che le pretese d'impunità diventino la regola».
Fuksia non risponde ma il Movimento Cinque Stelle fa sapere che questa decisione è stata presa perché la giunta provvisoria non avrebbe titolo per discutere circa le ineleggibilità. La richiesta, specificano, sarà presentata quando si insedierà la giunta definitiva.
Per il senatore del PdL Lucio Malan, invece, si sarebbe trattato di un problema di «timidezza» perché l’argomento poteva essere trattato anche ieri: «è vero che a norma di regolamento la giunta provvisoria non decide dell’ineleggibilità di un senatore. Si limita a prendere atto dei subentri, di quei senatori che vengono eletti perché chi era candidato in più circoscrizioni opta per uno di questi. Ma Silvio Berlusconi era il senatore in condizione di optare più volte. Lo ha fatto oggi per 19 volte- conferma Malan- e quindi se i Cinque Stelle avessero voluto, avrebbero potuto porre il tema, eccome. Lo si fa anche per indicare all’attenzione una questione politica, non solo per avere un voto favorevole. Ma forse loro sono timidi».

L’Espresso, invece, dopo le inchieste dei giorni scorsi sull’autista di Grillo, ha invece contestato la riduzione dello stipendio dei neo parlamentari che hanno annunciato che prenderanno solo 2.500 euro netti. Secondo il calcolo del giornalista Primo Di Nicola, però, la realtà sarebbe diversa e alla fine i grillini andrebbero a guadagnare solo 1.000 euro in meno rispetto ai colleghi della ‘casta’.
Di Nicola parte dai 5.000 euro lordi mensili che diventerebbero circa 3.000 euro netti. A questi «si sommerebbero (per volontà di Grillo) ogni mese 3.503,11 euro di diaria; 3.690 di rimborso spese per l’esercizio del mandato; 1.331,70 euro per le spese di trasporto e di viaggio (se la distanza per l’aeroporto più vicino è superiore ai 100 chilomentri); 258 per spese telefoniche; più l’importo relativo al trattamento pensionistico con sistema di calcolo contributivo che, dovesse essere uguale a quello che ogni mese versavano per esempio nel 2007 gli onorevoli per il loro bistrattati vitalizi, farebbero altri 1006 mensili.
Morale provvisoria: 3.000+3.503+3.690+1.331+258+1.006= i “cittadini” di M5S intascheranno ogni mese 12.788 euro netti cioè appena 995 euro in meno di quello (13.783) che incassano i parlamentari “ladri” e “profittatori” che proprio Grillo vuole mandare a casa».