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Abruzzo/Mamme dei desaparecidos a Pescara contro papa Bergoglio: «la chiesa tacque»

Hebe de Bonafini da oggi in giro per l’Abruzzo

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Cardinale Bergoglio

Il cardinale Bergoglio




PESCARA. «La Chiesa che comanda non è mai stata liberatrice; l'unica chiesa liberatrice è quella che si fa sul campo, dove l'uomo si occupa dell'uomo e dove si approvano e si portano avanti i progetti. La Chiesa formale ha sempre oppresso».
Il giorno dopo l'elezione di papa Francesco I un duro attacco alla Chiesa arriva dalla presidente delle "Madres de Plaza de Mayo", l'argentina Hebe de Bonafini, da oggi in Abruzzo per una serie di inconti con gli studenti.
Le donne da 36 anni si battono per i diritti umani e sociali delle popolazioni e per denunciare la scomparsa (desaparicion) dei propri figli e parenti durante gli anni della dittatura (76- 83) che tanta eco ha avuto anche a livello mondiale.
«So che siete qui perché volete sentirmi parlare di Jorge Mario Bergoglio - ha detto de Bonafini ai cronisti presenti -, ma voglio parlare molto poco di lui. Noi Madres abbiamo avuto rapporti solo con sacerdoti del Terzo Mondo - ha aggiunto - e siamo state le uniche a fare ricerche sui preti scomparsi in Argentina, questione sui cui la Chiesa ufficiale tacque». 


Nel libro L’isola del Silenzio del giornalista argentino Horacio Verbitsky, si parla del ruolo della Chiesa nella dittatura argentina e si parla espressamente anche di Bergoglio che nel ’76, un mese prima del colpo di stato, chiese a due dei gesuiti impegnati nelle comunità di abbandonare il loro lavoro nelle baraccopoli e di andarsene. Erano Orlando Yorio e Francisco Jalics, che si rifiutarono di andare via. Non se la sentirono di abbandonare tutta quella gente povera che faceva affidamento su di loro.
Verbitsky racconta come Bergoglio reagì con due provvedimenti immediati. «Innanzitutto li escluse dalla Compagnia di Gesù senza nemmeno informarli, poi fece pressioni all’allora arcivescovo di Buenos Aires per toglier loro l’autorizzazione a dir messa. Pochi giorni dopo il golpe, furono rapiti. Secondo quanto sostenuto dai due sacerdoti, quella revoca fu il segnale per i militari, il via libera ad agire: la protezione della Chiesa era ormai venuta meno. «E la colpa fu proprio di Bergoglio, accusato di aver segnalato i due padri alla dittatura come sovversivi».
Dopo sei mesi di sevizie nella famigerata Scuola di meccanica della marina (Esma), i due religiosi furono rilasciati, grazie alle pressioni del Vaticano. Vennero trovati nudi e drogati alla periferia di Buenos Aires.


Nonostante non abbia mai ammesso le sue colpe, ricostruisce Peacereporter, «Bergoglio ha spinto la Chiesa del paese latinoamericano a pubblicare una sorta di mea culpa in occasione del 30esimo anniversario del colpo di Stato.
Inoltre a due giorni dall’inizio del Conclave del 2005, quello che poi portò alla elezione di papa Benedetto XVI (Bergoglio sfiorò la vittoria di un soffio) il quotidiano messicano ‘’La Cronica de Hoy’’ riferì che contro il cardinale argentino era stata presentata una denuncia per presunta complicità nel sequestro di due missionari gesuiti nel 1976, durante la dittatura. La denuncia venne presentata dall’avvocato e portavoce delle organizzazioni di difesa dei diritti umani in Argentina, Marcelo Parilli, che chiese al giudice Norberto Oyarbide di indagare sul ruolo di Bergoglio nella sparizione dei due religiosi a opera della marina militare.
«Questa è una vecchia calunnia», raccontò padre Guillermo Marcó, portavoce di Bergoglio, «sono infamie alimentate dai nemici» e spiegò che al contrario l’attuale papa aiutò i due prelati a riconquistare la libertà.