SANITA'

Abruzzo/Netto calo della spesa per i farmaci tra crisi economica e farmaci generici

Nel 2012 spesi 230 mln per le medicine in farmacia, cioè meno 9,4%

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ABRUZZO. Scende la spesa farmaceutica in Abruzzo: nel 2012 è diminuita del 9,4%, un pò di più della media nazionale che è stata del 9,1%.
Si torna così ai livelli del 2001 e forse anche inferiori. Lo scorso anno infatti per le medicine l’Abruzzo ha speso 229 mln e 962 mila euro: sommando la quota ticket pagata dai singoli cittadini (pari a 29 mln) e gli sconti obbligatori praticati dalle farmacie si arriva ad una spesa lorda di 273 mln e 823 mila euro.
I dati di Federfarma nazionale (l’associazione che riunisce i titolari di farmacia) mostrano poi che la media nazionale ticket è del 12% (aumentata rispetto allo scorso anno quando era del 10,7%) e che in Abruzzo questo balzello è pari al 10,4%. Leggermente aumentato è invece il numero delle ricette che in regione sono poco più di 15 mln, il che significa un incremento del 2,9%. E se il costo finale dell’assistenza farmaceutica diminuisce, nonostante l’aumento del numero delle prescrizioni, ciò significa che il costo medio per ricetta è sceso.
Sono diminuiti i prezzi delle medicine? Ma quando mai….
E’ solo aumentato il consumo dei farmaci generici a minor costo. Il che potrebbe essere la spiegazione per l’allarme dell’industria farmaceutica che lucrava sulle medicine sotto brevetto ed a costo più alto mentre è costante la polemica sull’efficacia di questi farmaci “poveri”, il cui principio attivo è invece esattamente identico a quello delle medicine brevettate.
Molto interessanti infine i dati disaccorpati sul consumo dei farmaci: in Abruzzo su 1,4 mln di abitanti, si registrano 11,45 ricette pro-capite (a fronte di 9,80 in Italia) con un ticket medio annuo di 21,78 euro. 


In sintesi la lettura attenta di questi dati porta alla conclusione che l’andamento “virtuoso” della spesa farmaceutica (sia nazionale che regionale) è dovuta ad una serie di fattori: innanzitutto la crisi economica, che taglia anche questi consumi. Poi la partecipazione diretta delle farmacie con gli sconti obbligatori chiesti ai titolari e con la loro capacità di persuasione per la sostituzione dei farmaci costosi con quelli equivalenti o generici che dir si voglia. Infine, ma non ultima per importanza, è la “compartecipazione” dei cittadini che hanno visto aumentare la quota ticket sborsata dal 10,7% al 12% (media nazionale).
Di solito, alla pubblicazione dei dati Federfarma, segue il lamento dei manager Asl sul mancato rispetto dei limiti imposti alla spesa farmaceutica ospedaliera, un consumo che concorre al totale sopportato dal Ssn. Il che di fatto vanifica i comportamenti virtuosi dei cittadini. A quando un report chiaro, Asl per Asl, reparto per reparto, di questa spesa fuori controllo?


Sebastiano Calella