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Abruzzo/Roberto Straccia, «un'ora di buco che riapre l’inchiesta»

La famiglia si oppone all’archiviazione

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Abruzzo/Roberto Straccia, «un'ora di buco che riapre l’inchiesta»

I genitori di Roberto




PESCARA. Martedì 19 marzo è una giornata importantissima per la famiglia Straccia che da un anno e due mesi si batte per conoscere le cause del decesso di Roberto.
Il giovane, originario di Moresco, il 14 dicembre uscì dalla sua casa di Pescara, dove frequentava l’università, per una corsa sul lungomare. Il suo corpo è ricomparso il 7 gennaio sulle coste pugliesi.
La procura di Pescara ha chiesto l’archiviazione dell’inchiesta. Per il pm Giuseppe Bellelli, Roberto potrebbe essersi suicidio o essere stato vittima di una tragica fatalità. Il magistrato ha confermato che seppur «non esiste il film della caduta in mare» dello studente marchigiano le indagini hanno portato ad escludere «delitti colposi o dolosi». 


Per questo il caso va archiviato, chiede. Martedì 19 marzo al tribunale di Pescara si terrà un’udienza davanti al gip che dovrà deciderà il futuro dell’indagine. La vicenda giudiziaria potrebbe chiudersi definitivamente (senza risposte precise) o si potrebbe disporre un supplemento di indagini.
Si oppone con forza all’archiviazione la famiglia di Roberto. Questa mattina il papà Mario è stato ospite del programma di Rai2 ‘I Fatti vostri’ : «ci auguriamo che si vada avanti. C’è ancora tutto da scoprire», ha detto. «Credo in Dio e sono sicuro che ci ridonerà questa libertà di sapere».
L’avvocato Fabiana Acacia ha spiegato che in questi mesi anche loro hanno svolto indagini e «sono emerse diverse informazioni che per noi escludono assolutamente l’ipotesi del suicidio». In trasmissione è intervenuto anche il consulente informatico Nanni Bassetti che ha esaminato il lettore musicale, ritrovato addosso a Roberto: «abbiamo lavorato alacremente sull’ apparecchio, rimasto un mese in acqua marina. Era praticamente un pezzo di ruggine. La nostra sembrava una missione impossibile ma grazie ad apparecchiature moderne e analisi accurate abbiamo scoperto l’orario di spegnimento dell’ipod: le 15.36».
E’ stata poi effettuata una seconda analisi per vedere quanto resiste acceso un lettore del genere in acqua marina. «Un minuto appena», ha spiegato il consulente che dunque ha concluso: «l’ultimo avvistamento sul ponte del mare è delle 14.39. Per un’ora l’apparecchio è rimasto fuori dall’acqua, potenzialmente Roberto ha continuato a correre».


Questo lasso di tempo, secondo la famiglia, va scandagliato: «sul lungomare in quei minuti sono passate diverse persone» che ora si chiede di identificare e interrogare.
Così come si chiede di identificare le persone che hanno incrociato Roberto nei pressi del porto turistico, proprio davanti all’edificio di Finmeccanica dove era montata la telecamera di videosorveglianza. I due runners che seguivano lo studente sono stati ascoltati in questura e dissero di non aver notato nulla di strano.
Mancano all’appello, però, ha fatto notare la famiglia, almeno altre 4 persone: due donne che avrebbero incrociato il giovane di faccia e due uomini che lo seguivano da dietro.
Sulla vicenda è stato scritto anche un libro da papà Mario e dallo scritto Alberto D’Errico (Roberto Straccia - sogni infranti): «abbiamo ricostruito il dolore di questa storia», ha spiegato D’Errico. «Le altre cose le lascio agli organi giudiziari, noi volevamo ridare voce a Roberto. Abbiamo raccolto tante testimonianze di amici, di Pescara e Moresco e ne esce fuori una unica e grande verità: era un ragazzo sano, atletico, pieno di vita che non aveva motivo di suicidarsi».
Infine papà Mario spera nel prosegui delle indagini: «si è cercato un po’ di toglierci la dignità, è stata chiesta l’archiviazione e sull’atto di morte è stata riportata una poesia. Potevano evitarla».
La famiglia non ha infatti gradito la conclusione della richiesta di archiviazione del pm Di Florio che in tutto il documento mostra una certa delicatezza nell’affrontare la tragedia e chiude con quella che a Moresco chiamano «una poesia»: «Insondabile resta l’epilogo: non c’eran parole quel pomeriggio di dicembre, soltanto passi leggeri e respiro affannoso di fronte al mare Adriatico, tuta azzurra pantaloncini rossi e musica nelle cuffie, e poi, o sogni o visioni, la corsa di Roberto continua lungo il sentiero del mare». 


Alessandra Lotti