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Test cosmetici su animali, da oggi divieto assoluto

«Ora bisogna porre fine alla parola vivisezione».

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Test cosmetici su animali, da oggi divieto assoluto




ABRUZZO. Stop ai test dei cosmetici (anche delle singole materie prime) sugli animali.
Da oggi entra in vigore il divieto totale (attualmente sono già vietati i test dei cosmetici finiti), previsto dal nuovo regolamento europeo sui cosmetici (n. 1223/2009). E dall’11 luglio sulle etichette dei prodotti di bellezza ci saranno anche informazioni più chiare sulla scadenza (che verrà indicata con un nuovo simbolo, la clessidra) e l’eventuale presenza di ingredienti “nano”, di dimensioni inferiori ai 100 micron (usati soprattutto nei solari), sui quali ancora si discute circa la loro sicurezza.
Si tratta di una tappa storica per l'Europa, ma arrivata solo al termine di un lungo processo che progressivamente ha limitato l'impiego di test sugli animali per questi tipi di prodotti. Dopo i vari divieti imposti nel corso degli anni sul territorio comunitario rimanevano ancora possibili solo alcuni tipi di sperimentazioni che da domani però sono aboliti facendo diventare i prodotti cosmetici made in Ue totalmente “cruelty-free”.
«Indubbiamente, la messa al bando dei test sugli animali nel settore cosmetico rappresenta un importante passo avanti che permetterà di salvare la vita a centinaia di migliaia di esseri senzienti», commenta la Lega Nazionale per la Difesa del Cane, «ma non finisce qui perché ogni anno milioni di animali continuano ad essere sacrificati per tanti altri tipi di esperimenti, in nome di una scienza che, ancora oggi ci induce a pensare che la sperimentazione sugli animali è indispensabile perché ci salva la vita. Di fronte a questa affermazione si potrebbe sorridere se la sterile difesa di pregiudizi antiscientifici nonché di consolidate posizioni di potere non costasse ogni anno un numero impressionante di vite anche umane».
«Non mancano certo buone ragioni scientifiche», continua la Lega, «per mettere in discussione l’uso di animali, o i fallimenti e i disastri della vivisezione, a causa dei quali muoiono circa 197mila europei ogni anno. Infatti, l’aspetto più inquietante di questa pratica inutile e dannosa è che gli pseudo-ricercatori, grazie all’inaffidabilità del modello animale, promuovono o condannano un determinato ritrovato in relazione alle attuali esigenze di mercato secondo un establishment ben consolidato e redditizio: l’industria della salute. E il pesante conto è pagato dagli animali, ma anche dai malati che sono quasi quotidianamente illusi da notizie importanti solo per chi le diffonde».
«Se fossero accolte determinate proposte, si getterebbero le basi per una progressiva ma totale sostituzione dell’uso di animali a fini sperimentali, salvando 43.000 animali in Italia e 300.000 in Europa ogni anno e affermando che il diritto alla vita non è solo un privilegio di alcuni».