POLITICA E GIUSTIZIA

Condannato e interdetto dai pubblici uffici, ma il segretario generale resta al suo posto

Testa: «gode della fiducia di tutti». Già pronto appello alla sentenza

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PROVINCIA DI PESCARA




PESCARA. «La Provincia di Pescara si tiene un segretario generale, Fabrizio Bernardini, condannato in primo grado per reati gravissimi».
E' quanto denuncia l'associazione Codici, che definisce «scorretto» il comportamento del presidente della Provincia, Guerino Testa, e ribadisce l'invito a sollevare dall'incarico Bernardini, condannato in qualità di segretario generale dell'Ato nell'ambito dell'inchiesta sul cosiddetto "partito dell'acqua.
Bernardini il 20 febbraio scorso  ha scelto il rito abbreviato (e non il patteggiamento come erroneamente riportato ndr) e gli è stata comminata la pena di un anno di reclusione ed è stato anche interdetto dai pubblici uffici per un anno.
Sempre Bernardini è stato invece prosciolto dall’accusa di falso per soppressione.
Oggi Bernardini lavora ancora in Provincia dove approva la conformità di tutti gli atti dell’Ente.
Il presidente Guerino Testa a rimuoverlo non ci pensa proprio: «Ho piena fiducia personale e professionale nella figura del segretario generale con il quale collaboro da anni. E altrettanto posso sostenere per ciò che concerne gli altri organi dell’ente che non hanno mai avuto problemi con lui».
Il presidente spiega che come rappresentante dell’ente Bernardini gode «della fiducia di tutti. Voglio precisare che non esiste alcun obbligo normativo di sospensione e comunque il segretario, da un punto di vista normativo, dipende dal Ministero degli Interni e non dalla presidenza della Provincia».

I DIFENSORI DI BERNARDINI:«FAREMO APPELLO E NON CI SONO RAGIONI PER SOLLEVARLO DALL’INCARICO»
I legali di Bernardini precisano che il loro assistito ha scelto il rito abbreviato e non il patteggiamento e per questo proporrà appello.
«Bernardini ha chiesto il rito abbreviato», hanno detto i difensori, «proprio perché convinto di dover essere assolto allo stato degli atti, senza necessità di ulteriori attività istruttorie. Inoltre intendo precisare che la pena è stata sospesa con provvedimento del giudice, circostanza decisiva rispetto al fatto. Dunque ne deriva l’insussistenza di qualunque ragione giuridica che imponga a Bernardini di abbandonare il proprio incarico».  

(aggiornamento 12/03/2013 ore 13.01)