Abruzzo/Terremoto: «sedi università non idonee». Docenti in agitazione

A 4 anni dal sisma nessuna struttura rientrata in funzione

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

3019

laboratorio ospedale





L'AQUILA. Una situazione inaccettabile che sta creando ansia e malumori.
Non c’è solo il rischio per l’incolumità, dicono gli insegnanti, ma anche una vera e propria emarginazione, che rischia di far uscire «dal circuito della ricerca che conta»
Un folto gruppo di professori, ricercatori, tecnici e personale amministrativo dell'Università dell'Aquila ha proclamato lo stato di agitazione ed avviato una raccolta di firme contro le sedi non idonee in cui sono costretti a lavorare.
A quasi quattro anni dal terremoto nessuna struttura è rientrata in funzione e la politica della ricollocazione in altre sedi attuata dal rettore, Ferdinando Di Orio, non avrebbe portato, a loro dire, ai risultati sperati. A promuovere l'azione alla quale hanno aderito anche dottorandi, assegnisti e borsisti è stato il direttore del dipartimento di Scienze cliniche applicate e biotecnologie (Discab), Edoardo Alesse, che nel 2007 aveva sfidato senza successo il rettore Di Orio, ora a sua volta in scadenza, per il mandato bis.
«Dal sisma dell'aprile 2009, dopo bandi di gara inefficaci, progetti incompleti e mal eseguiti, lavori poco controllati nella loro esecuzione e spesso interrotti senza alcuna apparente ragione - spiega Alesse - centinaia di lavoratori stabili e precari dell'Università hanno atteso pazientemente e senza alcuna certezza sulla data del rientro nei loro laboratori, studi e uffici».
In particolare, Alesse fa riferimento al mancato rientro nella struttura di Coppito 2, «dove avevano sede le eccellenze della ricerca scientifica dell'Ateneo aquilano», dove a suo avviso sono stati investiti meno fondi e meno velocemente di quanto fatto in altri immobili.
Con questa situazione l'Università dell'Aquila potrebbe uscire dal circuito della ricerca che conta: docenti e ricercatori «si trovano ormai marginalizzati - conclude Alesse - rispetto agli scenari scientifici di riferimento ed estromessi dai circuiti virtuosi di approvvigionamento delle risorse nonché delle progressioni di carriera ormai inesorabilmente legate ai meriti scientifici».