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Petruzzi: «Villa Pini ormai è salva, la Regione latita, brava solo nello stancheggio»

Il titolare del Policlinico Abano Terme attacca la politica sanitaria abruzzese

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Nicola Petruzzi

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CHIETI. «Villa Pini ormai è salva ed è stata rilanciata, ma la Regione non ha fatto nulla per aiutarci a mettere in regola la clinica e a tutelare così centinaia di posti di lavoro».

E’ un fiume in piena Nicola Petruzzi, titolare del Policlinico Abano Terme (attuale affittuario della clinica), nell’incontro convocato per informare i sindacati che dopo il 31 marzo, scadenza del contratto di affitto, tutto il personale e l’attività sanitaria torneranno in capo al curatore fallimentare indipendentemente dall’esito dell’asta.
«Sono tornato in Abruzzo», ha detto Petruzzi, «animato da buone intenzioni, ma dopo due anni e mezzo di tentativi per avere risposte di politica sanitaria siamo al punto che né l’assessorato competente né il commissario ed i sub commissari ci hanno indicato la linea da seguire: non c’è programmazione, non ci sono progetti, non c’è ascolto per gli imprenditori che vogliono investire in Abruzzo. E’ questa la Regione dei miracoli e del risanamento dei conti in sanità? In questo settore stiamo peggio del dragaggio del fiume Pescara».
E la prossima asta della clinica sarà «un passaggio tecnico obbligato».
«Infatti», ha detto ancora l’imprenditore, «in ogni caso si cambia titolare e quindi volevo solo inviare un messaggio di serenità ai dipendenti che hanno dato molto al rilancio della clinica, contro le voci allarmistiche che circolano»


Ma poi inevitabilmente il discorso è scivolato sul trattamento riservato a Villa Pini dalla Regione, nelle sue diverse articolazioni burocratiche. Sotto accusa soprattutto la gestione dei malati psichiatrici, le incertezze nella gestione della riabilitazione ex art. 26 e dei ricoveri, i tagli dei posti letto e del budget, la chiusura di alcune strutture, come l’Azienda agricola di Ripa Teatina «che non poteva essere chiusa» e che invece il sindaco di Ripa ha disarticolato con un’ordinanza.
Il tutto mentre il Policlinico Abano Terme si impegnava nel rilancio della clinica, con tecnologie avanzate e con medici che hanno consentito l’attivazione di reparti di eccellenza che offrono quotidianamente risposte ai bisogni sanitari dei cittadini. 


«La Asl presenta come una meraviglia il primo intervento chirurgico con il robot – esemplifica Petruzzi – noi qui ne abbiamo già eseguiti oltre 200…. Eppure la Regione ignora che Villa Pini esiste, che ha dato lavoro e dignità a 500 dipendenti e che ne sarebbero stati di più se in questi due anni non avessimo perso “pezzi” e non per colpa nostra. Ad esempio non c’è stata nessuna risposta sui pazienti psichiatrici e sulla psico-riabilitazione, mentre sono arrivate solo ispezioni e vessazioni».
 Insomma – ma in realtà questo Petruzzi non lo ha detto esplicitamente - l’impressione di chi segue le vicende della clinica è che si sia trattato di uno “stancheggio” che alla fine ha fiaccato la resistenza di questo imprenditore, oggi sfiduciato per il disinteresse della politica a dare risposte e a fissare regole certe per tutti in sanità.
«Quello che è disperante – ha chiosato il titolare del Policlinico Abano Terme – è la “stanchezza” progettuale di chi ci governa e che non risolve i problemi.
Villa Pini infatti è un problema irrisolto, come ce ne sono altri, dal dragaggio del fiume a Pescara alla Micron di Avezzano. Insomma l’Abruzzo sembra un regione in default.


 E via con altri esempi pratici: dal Centro per l’Alzheimer che Villa Pini stava allestendo in collaborazione con l’università d’Annunzio (mentre la Regione ha inaugurato la struttura di San Valentino che non è allo stesso livello) alla guerra per far ricoverare in Abruzzo pazienti abruzzesi.
Capita, infatti, che anche sui pazienti inviati dall’ospedale pubblico, ci sia poi il parere negativo dell’Uvm (l’unità di valutazione medica) della stessa Asl.
«Questi sono solo alcuni esempi della confusione che regna sovrana – ha continuato Petruzzi – ma si potrebbe continuare. Siamo all’assurdo: chi chiede di mettersi in regola non ottiene risposte. E’ difficile, molto difficile continuare a lavorare in questo modo».
 Ma il 20 marzo presenterà un’offerta? Il prezzo di 20 mln è congruo?
«Non è una questione di prezzo. Io avrei preferito un’asta competitiva perché è il mercato a decidere quanto vale una struttura ed oggi in giro ci sono decime di cliniche in vendita, senza nemmeno essere fallite – ha concluso Petruzzi -  noi valutiamo ogni situazione e sappiamo di avere un diritto di prelazione. Ma la domanda che pongo è un’altra: quale imprenditore è invogliato a venire in Abruzzo con questa politica sanitaria inesistente?»


Sebastiano Calella