IL FATTO

Gabriele D’Annunzio, per le 36 lettere rubate indagati 6 compratori

Sono accusati di ricettazione

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Gabriele D’Annunzio, per le 36 lettere rubate indagati 6 compratori

Il nuovo francobollo





ROMA. Sei collezionisti sono indagati per ricettazione delle lettere di Gabriele D’annunzio.
A marzo del 2012, 36 lettere del Vate sono state rubate dal caveau della Biblioteca nazionale centrale di Castro Pretorio. Due di queste, a giugno, sono state messe all’asta (con tanto di foto e didascalie dettagliate) su internet e valutate fino a 3 mila euro. In pochi giorni la quotazione di uno scritto del 1927 aveva già raggiunto 700 euro di offerta.
Il direttore della biblioteca se ne è accorto e ha fatto scattare l’indagine: ricevuta la denuncia, attraverso il sito i carabinieri sono risaliti all'inserzionista e ai compratori. Sono scattate le perquisizioni e sono stati sequestrati computer e documenti, fra cui anche le lettere non ancora vendute. Sei persone sono finite nel registro degli indagati con l’accusa di ricettazione. Come riferisce Il Messaggero di Roma tutte le lettere sono state trovate a casa di uno degli indagati, Alessandro Pagliari. Nell’abitazione i carabinieri hanno trovato anche una collezione di armi antiche. Solo una perizia balistica accerterà se si tratti di oggetti considerati patrimonio artistico oppure no. Resta invece il mistero su chi abbia trafugato quelle preziose opere (l’inchiesta parla di «ignoti») da una stanza blindata e super controllata. Dagli accertamenti, riferisce il quotidiano, non sarebbero emerse responsabilità a carico del personale della biblioteca.
In quelle preziosissime lettere sono tratteggiati i pensieri e gli amori dell’ultimo anno di vita del Vate. Disperse in tutto il mondo, la gran parte appartenenti a collezioni private, si stima che di lettere di D’annunzio ne esistano oltre 100mila. Un flusso di corrispondenza inarrestabile, una media di missive vergate ogni giorno per quasi sessant’anni. Lettere d’amore, a volte infuocate di passione, ma anche lettere ad amici e conoscenti, editori e politici, industriali e ammiratori, spesso ospiti al Vittoriale, scritte per essere ‘inviate’ nella stanza accanto.