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Il presidente Carichieti si dimette all’inizio del suo quarto mandato

L’avvocato Codagnone lascia bilanci positivi ed un consolidamento del patrimonio

Redazione Pdn

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Il presidente Carichieti si dimette all’inizio del suo quarto mandato

Tito Codagnone




CHIETI. Dimissioni annunciate nel CdA di martedì 5 marzo con decorrenza da ieri mercoledì 6: così ha lasciato la sua carica Tito Codagnone, al primo anno del suo quarto mandato da presidente della Carichieti.
Un’uscita giustificata con motivi di salute e avvenuta sull’onda del buon andamento dei conti della Cassa di Risparmio. Oggi il direttore Roberto Sbrolli comunicherà questa novità a tutti gli enti interessati e da subito comincerà – o forse è già iniziato – il posizionamento di chi aspira a succedere all’avvocato Codagnone su questa poltrona.
Bocche cucite ai vertici e nemmeno un comunicato per ringraziare l’impegno decennale del presidente dimissionario: una scelta che va di pari passo con il basso profilo che da sempre contraddistingue la nuova direzione generale ed il CdA in carica. L’unica cosa che filtra è che queste dimissioni non sono arrivate all’improvviso, perché i fidatissimi del presidente erano già stati informati da qualche tempo, anche se l’ufficialità c’è stata solo martedì.
 Non tutti credono alla versione “salutistica” né è il caso di approfondire quali possono essere i problemi di efficienza di un presidente di 74 anni alle prese con le fibrillazioni del mondo bancario. Certo è, invece, il tempismo con cui il presidente Codagnone ha lasciato Carichieti: un bilancio 2012 che è stato il migliore dalla sua fondazione 150 anni orsono ed un 2013 che già si annuncia molto positivo.
 E non solo per i numeri, quanto per l’attenta opera di consolidamento del patrimonio che la Banca d’Italia ha apprezzato. Tra l’altro gli utili messi a riserva sono stati di molto superiori anche alle indicazioni dell’organo di vigilanza.
Il che fa intravedere scenari del tutto imprevedibili fino ad un paio di anni fa, quando a dimettersi è stato il precedente direttore generale e si ventilava – falsamente – il prossimo acquisto da parte di Tercas.
Ora, al contrario, nel panorama bancario regionale si profila un diverso posizionamento delle Casse di risparmio: si parla con insistenza di una probabile fusione per incorporazione da parte di Carichieti che ingloberebbe la Caripe, una banca che la Tercas non è riuscita ancora a “digerire”.
«Sono voci ricorrenti – spiega Francesco Trivelli, Cgil – un gruppo di imprenditori abruzzesi di alto livello vedrebbe con favore questa soluzione di staccare Caripe da Tercas. Per il momento i sindacati regionali hanno inviato stamattina un telegramma per chiedere un incontro urgente con i vertici Carichieti sulle dimissioni del presidente. Il mio sindacato e la Cisl da sempre sono stati critici con la gestione della Carichieti, ma pensiamo che queste dimissioni siano un segnale di cambiamento.

La Fisac/Cgil, la Fiba/Cisl e la Fabi hanno assunto un ruolo critico con la gestione della Carichieti e auspicano che queste dimissioni possano essere un segnale di cambiamento.
Speriamo che dal dibattito possa uscire un’ipotesi di maggiore apertura della banca al territorio, proprio adesso che a dicembre ci è stato presentato un bilancio molto positivo».


Sebastiano Calella