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Comunità montane, scioglimento definitivo sempre più vicino. «Troppe incertezze sul futuro»

Chiesto incontro urgente con assessore Paolo Gatti

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CARAMANICO TERME. ll Consiglio della comunità montana ‘Montagna pescarese’ (ex comunità montane ‘Majella e Morrone’ e ‘Vestina’ della provincia di Pescara) si è riunito venerdì scorso.
Erano presenti i consiglieri Marino Di Profio, Antonio Di Marco, Mario Mazzocca, Silvano Marchionne, Danilo Di Costanzo, Giuseppe Esposito, Nunzio Di Donato, Giuseppe Di Matteo, Andrea Di Meo, Giuseppe Zampetti.
Durante la riunione si è deciso di chiedere un incontro con l’assessore regionale Paolo Gatti, affinché la Giunta Regionale «prenda piena cognizione di tutti gli aspetti del riordino delle Comunità Montane». Gli interrogativi da sciogliere sono ancora tanti. 


Ma si è deciso anche di fissare un incontro con i lavoratori dei servizi sociali, convocare la Conferenza dei sindaci degli ambiti sociali n. 34 “Vestina” e n. 35 “Maiella; convocare un Consiglio Comunitario ‘ad hoc’ sulla questione con la presenza di tutti gli operatori sociali da tenere nella sala consiliare della Provincia di Pescara.
Negli ultimi tre anni il processo di riordino delle Comunità si è intrecciato con la ricerca di soluzioni che consentissero alle stesse di esercitare un ruolo nel governo del territorio e nell’offerta di servizi ai cittadini nell’interesse degli Enti e delle Comunità Locali.
L’Uncem regionale, nel dicembre scorso, propose alla Regione di individuare le Comunità Montane come modalità specifica di gestione delle funzioni e dei servizi associati per gli ambiti montani, così come è avvenuto qualche anno fa in Piemonte ed in Lombardia.
«Gli amministratori di Comunità Montane hanno poco da difendere», dicono i consiglieri, «dal 2008, molto prima della famigerata ‘spending review’, esercitano il loro ruolo nella più assoluta gratuità. L’obiettivo era quello di salvaguardare un patrimonio e metterlo a servizio delle Comunità locali montane che vivono situazioni di maggiori difficoltà e svantaggio».


La Legge Regionale n. 1/2013 decreta di fatto lo scioglimento delle Comunità Montane ma «scaturisce un risultato peggiorativo della situazione attuale. Ad esempio, neanche un timido vagito sulla fine della gestione associata della funzione sociale, dalle Comunità Montane esercitata da anni e che, anche nei piccoli centri, ha reso possibile l’effettuazione di servizi essenziali».
Tra queste i consiglieri ricordano l’assistenza domiciliare agli anziani, segretariato sociale, l’assistenza scolastica ai portatori di handicap «il tutto a costi contenuti e con un servizio di alta professionalità. Questo sistema è stato sistematicamente aggredito da questa amministrazione regionale e siamo ora giunti al colpo di grazia finale».
Dal 1° luglio prossimo, non si sa bene chi dovrà espletare tali servizi. Anche se si parla da tempo di una proroga di 6 mesi, la legge rimanda ad un non meglio identificato Comune capofila che dovrebbe direttamente svolgere l’intera funzione del sociale con il sostegno degli altri Comuni. Salvo poi capire come, dal momento che vi sono altre norme vigenti che lo impediscono, come ad esempio quella del rispetto del ‘Patto di Stabilità’ od altre ancora. Salvo ancora capire che fine faranno i circa 150 operatori sociali da anni impegnati nei due ambiti montani Vestina e Majella.
«Parafrasando un uomo immenso come Sandro Pertini - ha commentato il presidente -, in questa come in altre battaglie, ‘per non smarrire la strada giusta’ lotteremo sempre a fianco delle nostre comunità e dei lavoratori impegnati sul nostro territorio, ‘nei giorni di sole e nei giorni di tempesta’».