IL FATTO

Abruzzo/Carcere L’Aquila, massima sicurezza e vigilanza minima

Nel reparto del penitenziario i più pericolosi detenuti ora controllati meno

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L’AQUILA. Nella Casa Circondariale di L’Aquila viene attuata la “vigilanza dinamica” anche nei confronti dei 120 detenuti sottoposti al regime dell’articolo 41 bis.

 L’Amministrazione Penitenziaria ha disposto, in sostanza, una vigilanza ridotta che allenta  i livelli di sicurezza e persegue questa soluzione nell’idea di rendere più confortevoli le carceri italiane per i responsabili dei peggiori crimini.
 Là dove dovrebbero essere almeno 2 gli agenti fissi, ora ve n’è uno solo per più detenuti. Non solo: anche in occasione delle videoconferenze, dove deve essere presente un agente con un Ispettore nella apposita sala dove si svolgono le fasi del procedimento la vigilanza è ridotta ad una unità sempre in virtù delle medesime direttive, sicchè la sicurezza è completamente inesistente.
«Una vera e propria resa dello Stato alla criminalità organizzata», tuona oggi il Sappe, il sindacato della polizia penitenziaria, «che è inaccettabile. Mi appello alla Ministro della Giustizia Paola Severino: non si può più perdere tempo. Bisogna dare nuovi vertici all’Amministrazione Penitenziaria visto che quelli attuali, Giovanni Tamburino e Luigi Pagano, sono incapaci di risolvere i problemi ed anzi perseguono soluzioni pericolose».
Donato Capece, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria Sappe, la prima e più rappresentativa organizzazione di categoria incalza:«nonostante le chiacchiere di Tamburino e Pagano, che pontificano sugli effetti salvifici di questa soluzione, la vigilanza dinamica dei penitenziari voluta dall’Amministrazione Penitenziaria per alleggerire l'emergenza carceraria è una resa dello Stato alla criminalità. Pensare a un regime penitenziario aperto; a sezioni detentive sostanzialmente autogestite da detenuti previa sottoscrizione di un patto di responsabilità favorendo un depotenziamento del ruolo di vigilanza della Polizia Penitenziaria, relegata ad un servizio di vigilanza dinamica che vuol dire porre in capo ad un solo poliziotto quello che oggi lo fanno quattro o più Agenti, a tutto discapito della sicurezza e mantenendo il reato penale della “colpa del custode”; ebbene, tutto questo è fumo negli occhi. Ed è ancora più grave sapere che ciò avviene anche nelle sezioni detentive a massima sicurezza per i detenuti 41bis».
La Polizia penitenziaria ha settemila agenti in meno, i Baschi Azzurri non fanno formazione ed aggiornamento professionale.
«Non ha fatto niente il DAP, su tutto questo», conclude Capece, «proprio per questo torneremo, a distanza di poche settimane da una nostra analoga protesta pubblica, a manifestare il 4 aprile davanti al DAP: per chiedere l’allontanamento del Capo Dipartimento Tamburino e del Vice Capo Pagano, primi responsabili di tutto ciò. E continueremo a farlo fino a quando non saranno avvicendati dalla guida del DAP».