LA RETATA

Abruzzo/‘Ndrangheta, arresti Locride: in manette anche padre e zio del giocatore del Pescara

Maxi operazione della Finanza, coinvolto padre Sculli e altri parenti

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Giuseppe Sculli

Giuseppe Sculli

REGGIO CALABRIA. Una delle venti ordinanze d’arresto emesse dal gip di Reggio Calabria nell'operazione contro le cosche Morabito e Aquino della 'ndrangheta riguarda Francesco Sculli.





L’uomo è il padre di Giuseppe Sculli, il calciatore cresciuto nelle giovanili della Juventus e dal 31 gennaio scorso in forza al Pescara dopo avere giocato in varie società tra cui Lazio, Genoa e Chievo Verona. La vicenda di oggi non riguarda e non tocca il calciatore che nei mesi scorsi è finito invece nell’inchiesta su presunte combine calcistiche.
A maggio, infatti, la procura aveva chiesto l'arresto dell'allora attaccante del Genoa. Il giocatore è indagato per associazione a delinquere finalizzata alla truffa e alla frode sportiva. Cresciuto nella Juventus, natali calabresi e un passato "scomodo" legato al nonno, Giuseppe Morabito, di Africo (Reggio Calabria) detto Tiradritto, finito in tante inchieste sui clan della 'ndrangheta.
Scutti è stato tirato in ballo da Hristiyan Ilievski, figura di spicco degli 'zingari' che ha parlato del presunto coinvolgimento dell'attaccante in Lazio-Genoa del 14 maggio del 2011. Tutto carattere e determinazione, in campo come nella vita, uomo spogliatoio per eccellenza, Sculli è nato a Bruzzano nella Locride. Nipote prediletto di Tiradritto, quell'uomo ingombrante lo ha sempre difeso in modo netto anche quando disse: «Vergognarmi? Io vado a testa alta, per me mio nonno non ha fatto nulla di male». Sculli come non ha avuto esitazioni a difendere il nonno, così non ne ha avute nella domenica di follia degli ultras di Genova. Si è mosso deciso verso i tifosi per spiegare loro come stavano le cose. E la maglia non se l'é tolta. Cresciuto nella Juventus, ha giocato col Crotone dal 2000 al 2002. Nel 2005 il giocatore fu indagato per aver minacciato alcuni suoi compaesani, costringendoli a votare per Rosa Marrapodi candidato sindaco di Bruzzano Zeffirio, piccolo centro della Locride. Quando Sculli vinse la medaglia d'oro alle Olimpiadi di Atene 2004, proprio a causa della sua storia familiare, non ricevette l’onorificenza da parte del presidente della Repubblica.
Adesso altri guai investono la sua famiglia, e più precisamente il padre.

LA MAXI OPERAZIONE
Questa mattina venti persone sono state arrestate a Reggio Calabria perchè legate alle cosche Morabito e Aquino. In seguito agli arresti sono stati sequestrati beni mobili, immobili, società commerciali e villaggi turistici per un valore di circa 450 milioni di euro. Tra gli arrestati i boss Rocco Morabito, figlio del più noto Giuseppe "U Tiradrittu" e Rocco Aquino, nonchè imprenditori reggini, campani e spagnoli ed un soggetto legato all'Ira irlandese a cui vengono contestati i reati di per associazione mafiosa, intestazione fittizia di beni e reimpiego di capitali.
Contestualmente, sono in corso oltre 60 perquisizioni in Calabria, Sicilia, Campania, Lazio, Inghilterra e Spagna.
Le investigazioni hanno consentito di accertare come le cosche, attraverso un'articolata e complessa rete di società italiane ed estere, fossero riuscite a garantirsi, con la forza dell'intimidazione mafiosa, la gestione, il controllo e la realizzazione di decine di importanti e noti complessi immobiliari turistico-residenziali, ubicati nelle più belle aree balneari della Regione Calabria.
In particolare, partendo da un "controllo passeggeri", effettuato nel 2008 da un Reparto del Corpo di Bari, che lasciava ipotizzare un coinvolgimento di soggetti legati alla ‘ndrangheta nella costruzione di un complesso turistico-alberghiero, riconducibile ad una società, veniva ampliato lo spettro investigativo alla gestione di numerosi complessi turistico-residenziali in Calabria, arrivando a dimostrare un intreccio trasversale di interessi tra le potenti famiglie di ‘ndrangheta ed importanti imprenditori spagnoli.

INVESTIMENTI RAMIFICATI
Durante le indagine gli inquirenti sarebbero riuscire ad identificare i ramificati investimenti nel settore turistico da parte di soggetti calabresi e spagnoli, a loro volta in affari con esponenti di vertice della ‘ndrangheta della Jonica, i quali - in definitiva - sono risultati essere i veri artefici e promotori dell'incredibile business.
Nel dettaglio, si è accertato che, a partire dal 2005, è stata creata una vera e propria "joint-ventures" tra esponenti della criminalità organizzata calabrese ed imprenditori spagnoli, che ha dato vita ad un intreccio di società, italiane e straniere, finalizzato alla realizzazione di complessi immobiliari destinati al settore turistico-residenziale.
Nel ricostruire la "Filieria societaria italo-spagnola", è emerso che gli investimenti milionari erano il frutto della specifica volontà delle ‘ndrine, le quali - attraverso l'indiscusso potere sul territorio - avevano sostanzialmente monopolizzato tale settore, potendo contare anche sulla totale "disponibilità" di infedeli funzionari comunali.


«CENTRO DI INTERESSE OCCULTO»
In pratica, tutti gli investimenti individuati fanno capo ad un "Centro d'interesse occulto", ben organizzato e collegato, che ha consentito di dare al fenomeno una chiave di lettura unitaria e verticistica, permettendo, nel contempo, di accertare le responsabilità penali dei singoli.
In tale contesto, gli esponenti di vertice coinvolti sono l'espressione delle cosche che governano il territorio ionico, ancorché gli investimenti abbiano riguardato anche altre parti del territorio calabrese e, specificatamente, la Provincia di Catanzaro e Vibo Valentia.

«UOMO VICINO ALL’IRA»
Le investigazioni hanno poi consentito di documentare come in tale lucroso affare vi fosse inserito anche un soggetto considerato dagli inquirenti britannici vicino all'I.R.A., l'organizzazione terroristica irlandese, il quale aveva trovato proprio nel rapporto con le organizzazioni criminali calabresi il modo per reimpiegare le ingenti somme di denaro in suo possesso, grazie all'intermediazione di un noto imprenditore campano.
Una "imprenditoria ‘ndranghetista" ed un nuovo modo di "fare mafia", dove non si spara e non si uccide, ma si creano vincoli di affiliazione derivante da un'unica matrice: il denaro e l'ingiusto arricchimento, con una totale trasposizione delle più bieche e consuetudinarie modalità mafiose - in ciò abilmente "tirate a lucido" dallo schermo fornito da una serie di persone giuridiche - nel mondo dell'imprenditoria e dell'economia legale.