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Abruzzo/Università in rivolta: i docenti dei tirocini formativi contro i precari senza titolo

«Chi ha superato la selezione non può essere bypassato con un condono»

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Abruzzo/Università in rivolta: i docenti dei tirocini formativi contro i precari senza titolo




ABRUZZO. Circa 11 mila aspiranti prof, formati nei Tfa (tirocini formativi attivi) ordinari e vincitori delle selezioni (due prove scritte ed una orale) rischiano di veder annullato ogni loro sforzo per accedere all’insegnamento.

La causa sarebbe un provvedimento che il ministro Profumo si appresterebbe a firmare. Si tratta dell’ammissione di circa 80 mila altri docenti precari che non hanno superato queste prove selettive o non le hanno proprio preparate.
Insomma uno schiaffo al merito di chi – senza scorciatoie – ha cercato una formazione specifica ed ha superato una prova complessa. Probabilmente è una guerra tra poveri, visto che anche gli altri precari avrebbero diritto ad essere comunque sistemati, visto che per anni hanno dato alla scuola pubblica la possibilità di funzionare.
 Ma dopo aver illuso i corsisti del Tfa con tante parole sul merito e sulla professionalità, ora l’ennesimo “condono” vanifica gli sforzi di chi si è formato adeguatamente per il lavoro che andrà a svolgere. Di qui la protesta nazionale nelle università, estesa anche alla d’Annunzio, e l’appello sottoscritto da 400 professori universitari (ma le adesioni sono in aumento) contro la firma del decreto beffa preannunciato dal ministro con il beneplacito di alcuni sindacati.
«Noi corsisti del Tfa ordinario dell’Università G. d’Annunzio di Chieti-Pescara ci opponiamo con determinazione a questo ennesimo atto di prepotenza politica, che getta ancora una volta la scuola italiana in un baratro fatto di ricorsi e di sanatorie, e che non tutela e valorizza il merito della classe docente» si legge in un documento che ripercorre la storia della vicenda. 


Nell’estate 2007, l’allora Ministro Mariastella Gelmini chiudeva improvvisamente le Scuole di Specializzazione all’insegnamento (SSIS) lasciando un vuoto legislativo di ben cinque anni, poi colmato con l’istituzione dei Tfa (Tirocini formativi attivi) per la formazione dei docenti.
Nel mese di febbraio 2013, dopo le selezioni c’è stata l’emanazione di una graduatoria finale. Quindi con il pagamento da parte degli ammessi di una tassa di iscrizione universitaria di 2600 € circa, sono iniziati i corsi e i tirocini. Molti candidati, nonostante avessero all’attivo diversi anni di servizio a scuola, loro riconosciuti con un lauto punteggio sulla graduatoria finale, non hanno raggiunto la sufficienza nelle prove di selezione.
«Adesso, invece di mettersi a studiare per tentare l’esame il prossimo anno», si legge nel documento inviato ai giornali, «stanno facendo pressioni sregolate sul Ministero, attraverso i sindacati e alcuni esponenti politici compiacenti, per vedere emanato un decreto che permetterebbe loro, senza alcuna selezione e soltanto in nome dei giorni di servizio maturati in scuole pubbliche o private, di ottenere l’abilitazione. Si tratta, in altri termini, di una vera e propria sanatoria, che tira un calcio in faccia al merito e a quanti, come noi, dopo grandi sacrifici economici e intellettuali, quel posto nel Tfa ordinario se lo sono sudato!».
Senza dire che l’immissione di 80 mila docenti a fronte degli 11 mila che hanno superato le prove sarebbe la fine di ogni speranza di chi confidava nelle promesse del ministro Gelmini, con la scuola trasformata ancora in un «claudicante ammortizzatore sociale».
 Di qui l’appello anche ai docenti dell’UdA per dar voce e forza alla