TERREMOTO E PROCESSI

Carriole a L’Aquila, oggi inizia il processo per 6 persone

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Carriole a L’Aquila, oggi inizia il processo per 6 persone



L’AQUILA. Inizia oggi il processo a sei imputati che parteciparono alla manifestazione delle carriole del 28 marzo 2010.
Quel giorno cittadini, giovani, famiglie e anziani invasero L'Aquila “armati” di carriole per rimuovere le macerie del centro storico.
L’accusa iniziale che mosse quel sequestro (nel verbale si parlava di «carriola in pessimo stato di conservazione») era quella di «violazione del silenzio elettorale», formulata dall’allora prefetto Gabrielli.
L’accusa della Procura per i sei imputati si è poi trasformata in manifestazione non autorizzata. «Come se tutte le altre “domeniche delle carriole” invece fossero state autorizzate», commenta il comitato 3e32. «Ricordiamo bene quante volte abbiamo dovuto forzare il blocco della polizia, voluto dal sindaco Cialente e da Franco Gabrielli, che hanno cercato così di impedirci di rimuovere le macerie».


E mentre la Procura chiede il processo contro le carriole (ovvero contro quelli che hanno cercato di liberare il centro dalla macerie), il centro stesso a quasi quattro anni dal sisma è ancora chiuso, devastato, abbandonato a se stesso. «Non esiste pianificazione, e neanche un'idea della città che sarà», protesta il 3e32.
«Con questa accusa, l’ultima di una lunga serie, ci sembra quasi che si voglia processare la speranza di quelli che volevano solo esercitare il diritto di partecipare alla ricostruzione del proprio territorio, della propria vita, del proprio futuro. Questo non fermerà di certo la nostra battaglia per una ricostruzione giusta. Ci chiediamo come sia possibile che, tra le infiltrazioni delle cricche negli appalti per la ricostruzione, i cantieri dove molto spesso la sicurezza sul lavoro è un optional, lo spreco e la assoluta mancanza di trasparenza nella gestione dei fondi, la giustizia italiana non abbia di meglio da fare che portare avanti processi contro le carriole, CaseMatte, le manifestazioni a L’Aquila e a Roma, spendendo immotivatamente così tanto denaro pubblico. In ogni caso, questa accusa non ci spaventa, possiamo dimostrare che nessun reato è stato commesso e che le carriole meritano solo un ringraziamento e non una condanna penale».