INDUSTRIE

Abruzzo/Micron, la vendita ai tedeschi non convince. Sindacati allarmati: «troppi lati oscuri»

I dettagli finanziari dovrebbero concludersi prima dell’estate

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Sergio Galbiati

Sergio Galbiati




AVEZZANO. L’accordo vincolante non convince, almeno non in Abruzzo.
Sindacati e lavoratori preoccupati, denunciano la mancanza di una concertazione e soprattutto i tempi dell’offerta piovuta improvvisamente sulla Marsica.
A farsi avanti è stata la LFoundry, azienda tedesca di settore attiva anche in Francia.
Secondo l'accordo, Micron assegnerà a LFoundry il contratto di fornitura di quattro anni, attualmente in essere con Aptina, per la produzione di sensori per immagine a 200 millimetri. Prevista anche la concessione, limitata negli usi, delle licenze tecnologiche di Micron.
I dettagli finanziari della transazione, che dovrebbe concludersi entro la primavera, non sono stati resi noti.
La capacità tecnologica e produttiva dello stabilimento di Avezzano, ha confermato Günther Ernst, ceo di LFoundry, unita alle loro tecnologie e al loro sito produttivo sarebbero il perfetto connubio per un «accordo vincente».


Ma nella Marsica gli interrogativi sono ancora troppi. E’ noto che il costo settimanale dello stabilimento di Avezzano ammonta a 6 milioni di dollari e l’accordo con Aptina dovrebbe garantire nel migliore dei casi una media nei quattro anni di circa 3,6 milioni di dollari. Come sarà possibile mantenere l’attuale struttura?
In sede ministeriale sono stati dichiarati in un primo momento 700 esuberi, successivamente sospesi grazie all’utilizzo di ammortizzatori sociali conservativi.
Solo a cose fatte i sindacati hanno scoperto che dopo l’incontro al Ministero dello Sviluppo Economico l’azienda ha svolto delle assemblee con i dipendenti durante le quali ha fornito informazioni e dati sulle prospettive industriali taciute al tavolo ministeriale. «Questo comportamento è la chiara dimostrazione che la direzione aziendale pur avendo delle informazioni non vuole confrontarle nel tavolo istituzionale», denuncia la Fiom.
Cosa si nasconde dietro tale atteggiamento?, è la domanda che si rincorre nelle ultime ore tra i lavoratori. Perché il gruppo dirigente di Avezzano rifiuta il confronto con le Organizzazioni Sindacali sulla sostenibilità finanziaria dell’operazione che intende portare avanti? Dalle informazioni che vengono riportate dai lavoratori che hanno partecipato agli incontri aziendali, emergono dei dati che la Fiom definisce «preoccupanti» e che, se confermati, mostrerebbero tutti i limiti di una operazione industriale difficile e complicata.


Ma i dubbi, come detto, sono tantissimi. Ci si chiede che fine farà il Fondo Fontex su cui sono transitati molti Tfr dei lavoratori ma anche quale è la reale situazione finanziaria ed economica di LFoundry.
E poi come farà la nuova compagine societaria a finanziare l’acquisizione di Micron Avezzano dei beni mobili e immobili dello stabilimento di Avezzano? Con quali strumenti conservativi la dirigenza della nuova
società intende far fronte ai 700 esuberi dichiarati e attualmente “sopiti”?
«Quale garanzia possiamo avere sul percorso industriale», insistono i sindacati, «se attualmente Galbiati è un dipendente Micron e rappresenta sia la volontà dei cedenti che degli acquirenti?
Galbiati al Ministero dello Sviluppo Economico ha dichiarato che questa operazione è iniziata circa 18 mesi fa. Ma da quando inizia l’accordo con Aptina?
Fino ad oggi la Micron, ad Avezzano, ha investito decine di milioni di euro l’anno per la manutenzione e la sicurezza dello stabilimento, per gestire la crescita professionale ed economica dei lavoratori e per
portare avanti la propria politica d’incentivazione individuale: in futuro la nuova compagine avrà la capacità economica per mantenere l’attuale modello?